Fallimento

Due soggetti unici soci e amministratori di una srl, dichiareranno fallimento verso marzo 2012.

Non sto qui a riscrivere tutta la problematica già discussa con altro topic, ma cmq questi due soci hanno delle responsabilità anche personali solo verso lo Stato per un ammontare complessivo di 150.000 euro. Non c'è motivo di responsabilità muciana verso le mogli.

Oggi vendono la loro unica proprietà consistente in una villa quadrifamiliare di cui sono proprietari al 25% insieme ad altri due soggetti (tutti e 4 hanno il 25% della proprietà che è indivisa).
Tutti e 4 riacquistano un'altra villa quadrifamiliare ma la intestano solamente ai 2 che non subiranno il fallimento e i falliti non porteranno la residenza nella nuova abitazione.

Il denaro che hanno ricevuto dalla vendita della loro proprietà lo hanno prelevato in contanti e dato agli altri due che acquistano la nuova villa e se la intestano. In questo modo non hanno nulla di intestato e allo Stato possono tranquillamente dire di averli persi al Casinò, superenalotto e giochi vari nella speranza di recuperare i soldi necessari per il debito (cmq sia lo Stato non può risalire a ciò che effettivamente ne hanno fatto).

Al momento della dichiarazione di fallimento, essendo passati meno di due anni, il contratto di compravendita della cessione delle due proprietà dei falliti è annullabile: ma il curatore può dichiararlo nullo se il nuovo proprietario può dimostrare che non era a conoscenza dell'imminente fallimento? Come fa lo Stato a riprendersi le vecchie proprietà? Non può certo pignorarle al nuovo proprietario inconsapevole del fallimento dei due falliti.

Allo stesso tempo non può nemmeno pignorare la nuova villa in quanto non intestata ai due falliti.

In questo caso, in che modo lo Stato può recuperare i 150.000 €?

E se non può recuperarli, i due rischiano il carcere per aver “sperperato” le loro quote?

Non possono essere soggetti ad azione revocatoria fallimentare le vendite ed i preliminari di vendita immobiliare conclusi a giusto prezzo ed aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti e affini entro il terzo grado.

Il legislatore ha voluto così tutelare l'acquirente nel caso in cui è ragionevolmente presumibile che egli non sia a conoscenza dell'incombente fallimento in cui è coinvolto il venditore.

Pagare il giusto prezzo (prezzo di mercato) per un immobile da destinare ad abitazione propria o dei familiari per un immobile il cui proprietario è sull'orlo del fallimento e, quindi, con il rischio di essere coinvolto in una azione di revocatoria fallimentare dovrebbe garantire, questo la ratio della norma, qualsiasi aspetto fraudolento, di commistione fra venditore ed acquirente o speculativo nel caso in cui l'acquirente sia un professionista.

11 ottobre 2011 · Giorgio Valli

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