La banca ed Equitalia » che fine farà il mio stipendio?

Una decina di anni fa avevo una piccola ditta che, purtroppo ha accumulato intorno ai 150.000 Euro di debiti con Equitalia e circa 80.000 euro con una banca. E’ arrivata la sentenza del giudice che mi condanna a pagarne 70.000. Attualmente vivo in una casa intestata a mia moglie in regime di separazione di beni, non ho beni intestati e risulto da 8 anni circa residente altrove. Percepisco circa 1100 euro di stipendio in qualità di impiegato.

Quali sono le quote che possono pignorarmi su quest’ultimo, sia la Banca che Equitalia? Esiste un modo per “resistere”, visto che mia moglie percepisce uno stipendio che praticamente serve solo a pagare il mutuo? C’è il rischio che possano anche entrare in casa a pignorarmi l’arredo ed altro?

La banca le può pignorare fino ad un quinto dello stipendio netto. Equitalia, invece, non può pretendere più di un decimo. In tutto fanno i 3/10 della retribuzione.

Le quote pignorate da tutti i creditori non possono eccedere la metà dello stipendio del creditore. I primi creditori che coprono la quota massima del 50% della retribuzione del debitore insolvente saranno soddisfatti con il prelievo mensile di una quota dello stipendio. Gli altri dovranno pazientemente attendere che il debitore esecutato riesca, nel tempo, ad estinguere almeno uno dei debiti per cui è stato perseguito giudizialmente.

Fra le varie tipologie di creditori assume rilevanza, visto che lei chiede un modo per resistere, il coniuge separato che reclama l’assegno di mantenimento non corrisposto dal coniuge obbligato eppure fissato, ad esempio, in un accordo di separazione consensuale omologato in Tribunale.. Il coniuge separato che avvia azione esecutiva nei confronti del coniuge obbligato può ottenere dal giudice fino ad un terzo della retribuzione netta del debitore.

Ergo, per farle un esempio: se la sua ex le toglie un terzo e poi arriva la banca portandosi via un quinto arriveremmo agli 8/15 della retribuzione netta. Poco più della metà, e non andrebbe bene.

Le conseguenze sono due:

1) la banca deve accontentarsi di poco meno del quinto;
2) Equitalia dovrà attendere che sia estinto il debito con la banca oppure (faccia gli scongiuri) che la sua consorte passi a miglior vita (sempre se non ci siano figli a cui dover corrispondere i loro crediti alimentari).

Naturalmente Equitalia può avviare azione esecutiva procedendo con pignoramento presso la residenza del debitore. Si tratta, tuttavia, di una procedura assai poco efficace e remunerativa. C’è infatti l’obbligo di custodia e lo scarso valore dei beni pignorati rende problematica, il più delle volte, la loro collocazione in sede d’asta. Ne discende che Equitalia avvia il pignoramento presso la casa del debitore solo quando questa è una residenza di prestigio in cui è ragionevolmente probabile rinvenire oggetti d’arte, mobili d’antiquariato, quadri di valore, argenteria, rolex e chincaglieria varia.

Piuttosto, lei si dovrebbe preoccupare di un eventuale pignoramento del suo conto corrente da parte dell’esattore. Un debitore non dovrebbe mai avere un conto corrente a lui intestato, ma solo la delega ad operare su conto corrente nella disponibilità di terzi fiduciari.

8 Maggio 2014 · Ludmilla Karadzic

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