Perchè alcune partite IVA preferiscono non ricevere il corrispettivo spettante via bonifico?

Evasione fiscale e contributiva e/o omesso versamento degli importi dovuti












Sento spesso che qualche partita IVA, in debito nei confronti dell’Agenzia Entrate Riscossione (AER), ha timore di essere pagata dai propri clienti con bonifici: ciò in quanto si ha il timore che l’Agenzia delle Entrate Riscossione possa bloccare detti bonifici ed incamerare lei quegli importi.

E’ possibile che ciò avvenga?

L’AER può intercettare il denaro mentre e’in transito tra Banche e pignorarlo? Questa azione non spinge forse ulteriormente le PIVA a non emettere fatture e conseguentemente richiedere pagamenti in nero in modo da aggirare il fisco? Oppure AER si può avvalere solo su beni immobili o su congelamenti dei conti correnti,cioè quando il denaro e’ arrivato a destinazione?

In generale, il primo motivo per il quale un lavoratore autonomo preferisce evitare di ricevere il corrispettivo per la prestazione erogata via bonifico, o comunque in modalità tracciabile, è riconducibile alla volontà di eludere o evadere il fisco.

Un’altra causa che potrebbe indurre ad assumere il comportamento segnalato, in particolare quando il lavoratore autonomo ha debiti con la Pubblica Amministrazione, è quello di evitare di far conoscere ad Agenzia delle Entrate Riscossioni le coordinate fiscali del proprio committente (il cliente).

Infatti, quando il corrispettivo è erogato in più tranche o quando si tratta di un committente abituale, il lavoratore autonomo indebitato con la PA corre il rischio di un pignoramento presso terzi, dove il terzo è il debitore del lavoratore autonomo, ovvero il cliente che ancora deve saldare il conto per le prestazioni da quest’ultimo erogategli.

E’ da escludere che Agenzia delle Entrate Riscossioni possa intercettare il denaro dopo la disposizione di bonifico del committente a favore del debitore: delle due l’una, o pignora la somma di denaro che il terzo deve ancora trasferire al lavoratore autonomo oppure pignora il conto corrente del lavoratore autonomo debitore.

Piuttosto, quando il corrispettivo è erogato via bonifico, Agenzia delle Entrate Riscossione (che per inciso, è in grado di conoscere l’IBAN del conto corrente del debitore della PA attraverso un semplice accesso all’anagrafe patrimoniale tributaria) potrebbe ricavare, dalle informazioni che periodicamente le pervengono dagli istituti di credito di diritto nazionale e da Poste Italiane, un indicatore utile circa il momento in cui il pignoramento del conto corrente del debitore abbia maggiori possibilità di risultare fruttuoso.

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5 Maggio 2020 · Giorgio Valli