Acquisto online – E’ truffa se l’importo viene incassato e il bene non consegnato » La procedura di chargeback per recuperare i soldi

Ho acquistato su un sito internet un articolo che dopo l’avvenuto pagamento non mi è stato consegnato: inutile aggiungere che ho contattato più volte i responsabili del sito, ma inutilmente. Mi hanno solo preso in giro per guadagnare tempo, credo, ma non mi hanno mai consegnato il bene acquistato, nè restituito quanto addebitato con carta di credito.

Cosa posso fare per recuperare i soldi?

La Corte di cassazione con la sentenza 41073/2004, ha avuto modo di affermare che il mancato rispetto da parte di uno dei contraenti delle modalità di esecuzione del contratto, rispetto a quelle inizialmente concordate con l’altra parte, con condotte artificiose idonee a generare un danno con correlativo ingiusto profitto, integra l’elemento degli artifici e raggiri richiesti per la sussistenza del reato di truffa previsto dall’articolo 640 del codice penale.

In applicazione di tale principio, la giurisprudenza di legittimità ha già ravvisato la condotta fraudolenta prevista dall’articolo 640 del codice penale in quella di chi, ad esempio, si accredita sul sito “ebay” e pone in vendita un bene, ricevendone il corrispettivo senza procedere alla consegna di esso (sentenza 43660/2016).

Non resta altro da fare, allora, che presentare una denuncia per truffa all’Autorità Giudiziaria.

Presentata la denuncia, vale la pena di avviare la procedura di chargeback che andrà a buon fine se, come solitamente avviene, l’azienda che gestisce il circuito di pagamenti online (Visa/Nexi, MasterCard, Amex) ha adottato una policy finalizzata a non intaccare l’affidabilità del proprio sistema di pagamenti online (una questione di immagine, più che altro).

Conviene allora partire contestando l’addebito del pagamento effettuato con carta di credito sul proprio conto corrente, con un reclamo scritto da inviare con raccomandata AR in piego alla propria banca, lamentando quanto accaduto (come nel post di cui ci stiamo occupando), allegando copia della denuncia di truffa e chiedendo l’avvio della procedura di restituzione dell’addebito collegato al pagamento effettuato con carta di credito (riaccredito o chargeback).

Volendo tagliare i tempi di procedura, dopo la presentazione della denuncia all’Autorità Giudiziaria e la spedizione della raccomandata AR (documento fondamentale per successive, eventuali, azioni legali o richieste di rimborso attivate tramite conciliazione/mediazione/arbitrato), ci si può direttamente e personalmente rivolgere alla filiale della banca dove è detenuto il conto corrente di addebito, esibendo il reclamo formale scritto, copia della denuncia di truffa e copia delle e-mail intercorse.

Va chiarito che la banca è estranea al contenzioso, essendo solo l’emittente della carta di credito, per cui il problema dovrà essere approcciato nei termini corretti: in pratica, al direttore della filiale (o a chi per lui) andrà chiesto un cortese supporto di intermediazione nell’avvio, rapido, della procedura di chargeback.

Dovrebbe così essere attivato, in tempi relativamente brevi, il canale con l’azienda che gestisce il sistema di pagamento online (Visa/Nexi, MasterCard, American Express/Amex). Seguirà un contatto diretto fra il cliente e l’ufficio preposto dal gestore dei pagamenti online a seguire le contestazioni aperte, che chiederà, verosimilmente, l’inoltro della documentazione già, in parte, presentata alla banca. A tale proposito, sarà opportuno procurarsi, oltre alla copia della denuncia, anche una copia dell’estratto conto evidenziando l’operazione contestata (per dar modo, a chi si occupa della pratica di chargeback, di risalire al codice della transazione di pagamento contestata).

3 Gennaio 2020 · Rosaria Proietti

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