Dichiarazione dei redditi - Detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio

Dall'imposta lorda si detrae un importo pari al 50 per cento delle spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio realizzati su parti comuni di edifici residenziali e su singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale e relative pertinenze. Il limite di spesa agevolabile è di 96 mila euro è annuale e riguarda il singolo immobile.

La detrazione è ripartita in dieci rate annuali di pari importo. In applicazione del criterio di cassa, la detrazione spetta nel periodo in cui le spese sono sostenute. La detrazione spetta, pertanto, anche se il pagamento delle spese è eseguito in un periodo d'imposta antecedente a quello in cui sono iniziati i lavori o successivo a quello in cui i lavori sono completati.

La detrazione spetta ai soggetti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, gli immobili oggetto degli interventi, a condizione che ne sostengano le relative spese. Tali soggetti sono: i proprietari o nudi proprietari, i titolari di un diritto reale di godimento quali usufrutto, uso, abitazione o superficie, i soci di cooperative a proprietà divisa e indivisa, i detentori (locatari, comodatari) dell'immobile, i familiari conviventi, il coniuge separato assegnatario dell'immobile intestato all'altro coniuge , il conviventi more uxorio, il futuro acquirente.

Il singolo condòmino può fruire anche della detrazione per i lavori effettuati sulle parti comuni degli edifici residenziali, in ragione dei millesimi di proprietà.

La variazione della titolarità dell'immobile sul quale sono effettuati gli interventi di recupero del patrimonio edilizio prima che sia trascorso l'intero periodo per fruire della detrazione, comporta nei casi più frequenti il trasferimento della detrazione. Ciò non accade nell'ipotesi in cui la detrazione spetti al detentore dell'immobile (ad esempio, l'inquilino o il comodatario) in quanto lo stesso continua ad avere diritto alla detrazione anche se la detenzione cessa.

In caso di vendita (o donazione) dell'unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati gli interventi la detrazione non utilizzata in tutto o in parte è trasferita per i rimanenti periodi di imposta, salvo diverso accordo delle parti, all'acquirente persona fisica dell'unità immobiliare. In mancanza di tale specifico accordo nell'atto di trasferimento dell'immobile, la conservazione in capo al venditore delle detrazioni non utilizzate può desumersi anche da una scrittura privata, autenticata dal notaio o da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato, sottoscritta da entrambe le parti contraenti, nella quale si dia atto che l'accordo in tal senso esisteva sin dalla data del rogito. Il comportamento dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi dovrà essere coerente con quanto indicato nell'accordo successivamente formalizzato.

In caso di costituzione del diritto di usufrutto, sia esso costituito a titolo oneroso o gratuito, le quote di detrazione non fruite non si trasferiscono all'usufruttuario ma rimangono al nudo proprietario.

In caso di acquisizione dell'immobile per successione, le quote residue di detrazione si trasferiscono per intero esclusivamente all'erede o agli eredi che conservano la detenzione materiale e diretta dell'immobile. In sostanza, la detrazione compete a chi può disporre dell'immobile, a prescindere dalla circostanza che lo abbia adibito a propria abitazione principale. A tale riguardo si precisa che se l'immobile è locato, non spetta la detrazione, in quanto l'erede proprietario non ne può disporre; se l'immobile è a disposizione, la detrazione spetta in parti uguali agli eredi; se vi sono più eredi, qualora uno solo abiti l'immobile, la detrazione spetta per intero a quest’ultimo, non avendone più gli altri la disponibilità; se il coniuge superstite, titolare del solo diritto di abitazione, rinuncia all'eredità, non può fruire delle residue quote di detrazione, venendo meno la condizione di erede. In tale caso neppure gli altri eredi (figli) potranno beneficiare della detrazione se non convivono con il coniuge superstite, in quanto non hanno la detenzione materiale del bene.

Per fruire della detrazione è necessario che le spese siano state pagate esclusivamente tramite bonifico bancario o postale, dal quale risulti che la causale del versamento effettuato è riconducibile agli interventi di recupero del patrimonio edilizio che danno diritto alla detrazione. Nel caso in cui, per mero errore materiale, siano stati riportati i riferimenti normativi della detrazione per la riqualificazione energetica, la detrazione può comunque essere riconosciuta senza necessità di ulteriori adempimenti. La causale del bonifico deve riportare anche il codice fiscale del beneficiario della detrazione (che può essere anche diverso dall'ordinante il bonifico) nonché il numero di partita IVA o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è stato effettuato.

Gli istituti bancari e postali hanno istituito bonifici dedicati, anche a causa dell'introduzione della ritenuta d'acconto (attualmente nella misura dell'8 per cento) che tali istituti devono applicare nei confronti del destinatario del pagamento. Qualora, per errore sia stato utilizzato un bonifico diverso da quello dedicato, o non siano stati indicati tutti i dati richiesti, e non sia stato possibile ripetere il bonifico, la detrazione spetta solo qualora il contribuente sia in possesso di una dichiarazione sostitutiva di atto notorietà rilasciata dall'impresa con la quale quest’ultima attesti che i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati correttamente contabilizzati ai fini della loro imputazione nella determinazione del reddito d'impresa.

17 aprile 2017 · Giorgio Valli

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