Può essere pignorato anche il conto corrente del coniuge dell'indagato

Ma v'è di più: qualora il profitto tratto da taluno dei reati per i quali è prevista la confisca per equivalente sia costituito da denaro, l'adozione del sequestro preventivo anche del conto corrente del coniuge dell'indagato non è subordinata alla verifica che le somme provengano dal delitto e siano confluite nella effettiva disponibilità dell'indagato, in quanto il denaro oggetto di sequestro deve solo equivalere all'importo che corrisponde per valore al prezzo o al profitto del reato, non sussistendo alcun nesso pertinenziale tra il reato e il bene da confiscare.

Non è dunque, richiesto, ai fini della sequestrabilità per equivalente delle somme sul c/c del coniuge dell'indagato, che debbano sussistere indizi chiari in ordine all'illecito utilizzo che dello stesso è stato fatto da parte del coniuge indagato, poiché, altrimenti, si verrebbe a ristabilire la necessità di una correlazione tra la “res” ed il reato che la legge, con l'istituto della confisca per equivalente, ha inteso invece escludere.

Sono questi appena sintetizzati i contenuti della sentenza numero 129 pronunciata il 7 gennaio 2014 dalla Corte di Cassazione.

2 febbraio 2014 · Marzia Ciunfrini

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