Riscossione coattiva e compensazione – la PA non salda fatture a chi deve pagare una cartella esattoriale

Secondo quanto previsto dall'articolo 48-bis, DPR 602/1973, i soggetti pubblici, ossia le pubbliche Amministrazioni e società a totale partecipazione pubblica, prima di effettuare un pagamento di importo superiore a euro 10 mila, devono procedere alla verifica di eventuali inadempienze tributarie da parte del soggetto beneficiario del pagamento stesso.

Ciò si realizza con l'inoltro, da parte della PA, di apposita richiesta a Equitalia Servizi spa la quale è preposta a controllare che non risulti nessun inadempimento a carico del beneficiario dell'obbligo di versamento, di ammontare complessivo pari almeno a euro 10mila, derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dall'01.01.2000.

Qualora Equitalia comunichi che non risultano inadempimenti ovvero non fornisca alcuna risposta nel termine previsto, il soggetto pubblico può procedere al pagamento a favore del beneficiario delle somme ad esso spettanti. Mentre nel caso risulti un inadempimento, la richiesta del soggetto pubblico costituisce segnalazione ai sensi dell'articolo 48-bis, co. 1, DPR 602/1973. Il soggetto pubblico, dunque, non procede al pagamento delle somme dovute al beneficiario fino alla concorrenza dell'ammontare del debito in attesa che gli venga notificato dall'agente della riscossione competente per territorio l'ordine di pagamento ex articolo 72-bis. Sul tema sono stati forniti recenti chiarimenti dalla Ragioneria Generale dello Stato con circolare numero 27 del 23.09.2011.

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Stai leggendo Riscossione coattiva e compensazione – la PA non salda fatture a chi deve pagare una cartella esattoriale Autore Paolo Rastelli Articolo pubblicato il giorno 16 agosto 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 21 agosto 2017 Classificato nella categoria cartelle esattoriali Inserito nella sezione cartelle esattoriali - cartelle di pagamento del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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  • Marzia Ciunfrini 23 novembre 2011 at 05:28

    Secondo quanto previsto dall’art. 48-bis, D.P.R. 602/1973, successivamente disciplinato dal decreto ministeriale del 18 gennaio 2008, n. 40, i soggetti pubblici, ossia le pubbliche Amministrazioni e società a totale partecipazione pubblica, prima di effettuare un pagamento di importo superiore a euro 10mila, devono procedere alla verifica di eventuali inadempienze tributarie da parte del soggetto beneficiario del pagamento stesso, inoltrando apposita richiesta a Equitalia Servizi S.p.a la quale è preposta al controllo che non risulti nessun inadempimento a carico del beneficiario dell’obbligo di versamento, di ammontare complessivo pari almeno a euro 10mila, derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dall’01.01.2000.

    Qualora Equitalia comunichi che non risultano inadempimenti ovvero non fornisca alcuna risposta nel termine previsto, il soggetto pubblico può procedere al pagamento a favore del beneficiario delle somme ad esso spettanti. Mentre nel caso risulti un inadempimento, la richiesta del soggetto pubblico costituisce segnalazione ai sensi dell’art. 48-bis, co. 1, D.P.R. 602/1973. Il soggetto pubblico, dunque, non procede al pagamento delle somme dovute al beneficiario fino alla concorrenza dell’ammontare del debito in attesa che gli venga notificato dall’agente della riscossione competente per territorio l’ordine di pagamento ex art. 72-bis. Sul tema sono stati forniti recenti chiarimenti dalla Ragioneria Generale dello Stato con circolare n. 27 del 23.09.2011.

    L’art. 48-bis, del D.P.R. 29.9.1973 n. 602 è stato introdotto dall’art. 2 co. 9 D.L. 3.10.2006 n. 262 e riguarda, in particolare, le disposizioni sulla sospensione dei pagamenti effettuati:

    • 1. da pubbliche Amministrazioni;
    • 2. da società a prevalente partecipazione pubblica.

    a favore di soggetti inadempienti dell’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento.

    In tal caso, infatti, il pagamento al creditore viene bloccato al fine di agevolare il competente agente della riscossione nel concreto esercizio dell’attività di riscossione dei crediti iscritti a ruolo.

  • utente forum 18 ottobre 2011 at 06:22

    Le Pubbliche Amministrazioni e le societa’ a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare il pagamento di somme superiori a 10.000 euro, devono verificare se il beneficiario risulta inadempiente ad obblighi di versamento derivanti dalla notifica di una o più cartelle di pagamento; in caso di inadempienza, non procedono al pagamento, allo scopo di agevolare l’agente competente nel concreto esercizio dell’attivita’ di riscossione dei crediti iscritti a ruolo.

    Lo prevede l’art. 48-bis, D.P.R. n. 602/1973, la cui attuazione e’¿ stata regolata dal Ministero dell’Economia e delle finanze con D.M. n. 40/2008, che ha definito le modalita’ procedimentali della verifica di cui alla norma citata, disciplinando gli effetti della verifica stessa in caso di riscontrata inadempienza del soggetto beneficiario.

    Per rispondere ai numerosi quesiti formulati dalle Amministrazioni tenute ad applicare tale disciplina, il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ha diramato una serie di chiarimenti con la circolare n. 27/RGS/2011.

    In primo luogo la recente circolare – che dà seguito alle indicazioni già fornite con le circolari 29 luglio 2008, n. 22 e 8 ottobre 2009, n. 29 (cfr. F.Gavioli, “”, il Quotidiano IPSOA del 14 ottobre 2009) – precisa che la discriminante per assoggettare o meno un pagamento alla verifica di cui all’art. 48-bis non è costituita dalla semplice presenza di un contratto che regoli il rapporto tra l’Amministrazione e il beneficiario del pagamento stesso.

    L’obbligazione di pagamento, infatti, può nascere anche da altro atto o fatto idoneo a produrla in conformità dei principi dell’ordinamento giuridico, ai sensi dell’art. 1173 c.c..

    L’obbligo di pagamento posto a carico dell’Amministrazione può quindi derivare anche dal dispositivo di una sentenza passata in giudicato o, comunque, da un provvedimento giurisdizionale esecutivo, attraverso cui il giudice abbia determinato l’esistenza e la misura del diritto di credito del beneficiario nei confronti della PA soccombente.

    A tal proposito la circolare in commento ritiene del tutto coerente che una sentenza esecutiva di condanna della PA al pagamento di una somma pecuniaria possa essere adempiuta – oltre che con il trasferimento di denaro – anche attraverso una compensazione volontaria o legale tra il debito e l’eventuale credito dell’Amministrazione stessa nei confronti del beneficiario.

    Nell’ipotesi descritta, pertanto, va effettuata la verifica di cui all’art. 48-bis, salve le esclusioni sancite dalla legge o derivanti dalla particolare natura del credito.

  • roberto vinciguerra 20 settembre 2009 at 05:24

    Io, invece, ho fornito beni e/o servizi ad una Pubblica Amministrazione, ma non riesco a ottenere il pagamento né a cedere la fattura.

    Hanno previsto le procedure per escutere i debiti.

    Ma per quanti devono avere soldi dalla PA come funziona?

    • c0cc0bill 20 settembre 2009 at 09:27

      Se hai fornito un bene o un servizio ad un ente pubblico sul territorio, sia esso un comune, una provincia o una regione, ma non hai ancora ricevuto il pagamento pattuito, adesso c’è una procedura che può aiutarti.

      Entro il 31 dicembre 2009 puoi richiedere all’ente debitore di certificare il tuo credito, con una procedura semplice e senza oneri aggiuntivi. L’ente ti risponderà entro 20 giorni.

      Il vantaggio della certificazione è quello di poter più facilmente cedere a banche o intermediari finanziari il tuo credito, oppure di ottenere un pagamento più veloce dall’amministrazione.

  • rodolfo sbicca 5 agosto 2009 at 15:25

    Una legge per far male davvero all’evasione fiscale. Ma figurati, quando mai ci sarà in Italia? E invece c’è, c’è già, scritta nero su bianco. Una legge che dice più o meno così: quando un’amministrazione pubblica deve pagare un compenso a qualcuno, privato o azienda che sia, deve prima verificare se il destinatario del pagamento è in regola con il fisco. Legge astratta direte voi, puramente teorica, come si fa a verificare? Nel migliore dei casi ci vogliono anni e strumenti che nessuna amministrazione pubblica possiede. E invece no, ci vogliono dieci minuti e uno strumento che tutti hanno: un computer. Non puoi sapere se quello che stai pagando con i soldi pubblici le sue tasse le paga tutte o no, però puoi sapere subito se ha un contenzioso con il fisco, se il fisco gli ha inviato una cartella esattoriale di pagamento. E allora la legge ti dice che in questo caso i soldi che dovevi al privato o all’azienda, invece di pagarli a questi indirizzi tu amministrazione pubblica li giri allo Stato. Insomma, paghi le tasse che lui non ha pagato con i soldi suoi.

    Si può fare, lo ha fatto la Provincia di Trieste con i 10mila euro che doveva allo chef Gianfranco Vissani. Però Vissani doveva qualcosa ad Equitalia, cioè la società di riscossione della Agenzia per le Entrate. Ora Vissani farà ricorso, giura di non dover nulla al fisco. Può darsi e può darsi di no, non è il singolo caso che interessa, al massimo incuriosisce per la notorietà del personaggio. La questione è altra e più grande: perchè solo la mosca bianca della Provincia di Trieste si ricorda di questa legge dello Stato. Immaginate si cominciasse ad applicare la legge su larga scala: professionisti, fornitori, appaltatori…milioni di persone che direttamente o indirettamente lavorano per la Pubblica Amministrazione e dalla Pubblica Amministrazione vengono pagati (spesso va detto con grave ritardo) si troverebbero di fronte a un notevole deterrente e a un potente incentivo.

    Di fronte alla concreta minaccia di veder dirottata la loro parcella o la loro fattura nelle casse del fisco, non è che automaticamente smetterebbero, se lo fanno, di evadere le tasse (100 miliardi di euro all’anno di evasione non sono attribuibili a pochi cattivi soggetti). Però si farebbero due conti, almeno quando ricevono dal fisco una richiesta di pagamento. Invece di andare dal commercialista e dall’avvocato, sicuri di pagare il giorno del poi e l’anno del mai, quanto almeno accertato lo pagherebbero. Non fosse altro che per essere pagati.

    Ma la mano pubblica, lo Stato, la Pubblica Amministrazione questa legge che c’è ed è in fondo anche logica (se devi soldi allo Stato e lo Stato deve soldi a te, prima di tutto si confrontano e pareggiano i conti) non la usano. Forse non la conoscono, forse nessuno la insegna. Quel che è certo è che quel di cui siamo sicuri, pronti a giurare in ogni occasione e chiacchiera, e cioè che in Italia leggi concrete anti evasione non ci sono, sicuro non è per nulla. Anzi è falso. La legge c’è, anzi ci sarebbe.

  • giorgio rubeis 4 agosto 2009 at 12:45

    Finisce alla società Equitalia il cachet da 10 mila euro dello chef Gianfranco Vissani per una serata gastronomica svoltasi nel maggio scorso a Trieste. La decisione – rivela il quotidiano ‘Il Piccolo’ – è stata presa dalla Provincia di Trieste che, al momento di versare il compenso, si è accorta che Vissani aveva pendenze con il Fisco, tra l’altro superiori alla cifra pattuita per la serata.

    Tra i doveri dell’amministrazione locale – che figurava tra gli organizzatori dell’evento – vi è infatti quello di verificare, prima di effettuare pagamenti, che non esistano debiti nei confronti dello Stato.

    Visto che il celebre chef ne aveva, la Provincia ha così deliberato di ‘girare’ alla sezione Equitalia di Terni, competente per territorio, i 10 mila euro pattuiti con Vissani.

  • Anonimo 15 dicembre 2008 at 21:14

    appurata la inadempienza le fatture saranno bloccate anche se inferiori a € 10000 ?

  • karalis 16 settembre 2008 at 14:16

    E’ attivo da oggi il numero verde 800349192, gestito da Equitalia Servizi, dedicato alle P.A. e alle societa’ a totale partecipazione pubblica che, prima di effettuare il pagamento di un importo superiore a 10 mila euro, devono verificare se il beneficiario e’ inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o piu’ cartelle di pagamento.

    Il nuovo servizio di call center, attivo dal lunedi’ al venerdi’ dalle 8.30 alle 17.30 e il sabato dalle 8.30 alle 14.00, fornisce assistenza e ausilio agli operatori di verifica per la soluzione di eventuali problemi tecnici sulle modalita’ di attuazione dell’art. 48 bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.

    Oltre al numero verde, si puo’ chiedere assistenza anche via fax al numero 06 64251265.

    Il numero verde gestito da Consip 800906227, che ha fornito assistenza dall’attivazione del blocco dei pagamenti della P.A. (31 marzo 2008) resta, invece, attivo per risolvere problematiche sulla fase di registrazione.

  • alberto 1 agosto 2008 at 19:42

    Certo è una bella rogna per chi ha fatturato beni o servizi alla PA ma ha qualche conto in sospeso con Equitalia.

    D’altra parte, però, c’è da registrare che contestualmente parte un altro tipo di “compensazione” più favorevole al contribuente.

    Se il contribuente vanta crediti di imposta con l’erario questi vengono automaticamente compensati con eventuali importi iscritti a ruolo.

    Ecco il testo della news di agenzia:

    Pronte le specifiche tecniche per l’avvio e per la gestione della procedura informatica che permette il pagamento, mediante compensazione volontaria, dei debiti iscritti a ruolo con i crediti d’imposta. E’ stato infatti pubblicato oggi il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate con il quale si stabiliscono termini e modalita’ applicative dello scambio di informazioni tra Agenzia delle Entrate ed Equitalia Servizi Spa.

    In particolare, spetta all’Agenzia, ai fini dell’esecuzione dei rimborsi, trasmettere in via telematica a Equitalia l’elenco con le informazioni riguardanti i singoli beneficiari in modo da verificare se sono iscritti in ruoli non saldati formati dall’Agenzia delle Entrate e dalle agenzie e dagli enti previdenziali con essa convenzionati. A questo punto, entro 12 giorni dal ricevimento dell’elenco, Equitalia effettua le verifiche e provvede a restituire il medesimo elenco all’Agenzia delle Entrate completo delle informazioni necessarie a distinguere i beneficiari di rimborsi che non sono titolari di iscrizioni a ruolo da quelli cui invece corrispondono l’emissione di uno o piu’ ruoli.

    Sono escluse dalla procedura di compensazione, e quindi non rientrano nello scambio d’informazioni tra Equitalia e Agenzia delle Entrate, le partite di ruolo oggetto di sgravio, di sospensione o rateazione e quelle per le quali sono stati effettuati versamenti – ex art. 12 della legge n. 289/2002 – o per le quali sono stati eseguiti pagamenti ai sensi dell’art. 25, comma 3-quater, del decreto legislativo n. 472/1997.

    Riguardo la movimentazione delle somme, entro 30 giorni dalla ricezione delle informazioni l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei diversi agenti della riscossione un importo corrispondente alle somme da compensare, nei limiti degli importi dei rimborsi spettanti eventualmente ai beneficiari.

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