Come si chiede l'esdebitazione?

Per ottenere l'esdebitazione, è necessario presentare domanda al Tribunale ove si svolge o si è svolta la procedura concorsuale.

Il Tribunale non può concedere l'esdebitazione d'ufficio, ossia di propria iniziativa senza la domanda dell'interessato.

Possono presentare l'istanza i seguenti soggetti:

  • il fallito;
  • gli eredi del fallito, in quanto l'esdebitazione riguarda diritti patrimoniali trasmissibili mortis causa.

La domanda può essere presentata alternativamente:

  1. nel corso della procedura fallimentare, prima che questa si chiuda. In tal caso il giudice potrà concedere l'esdebitazione con lo stesso decreto di chiusura del fallimento;
  2. successivamente alla chiusura del fallimento, tramite ricorso da depositare nella cancelleria fallimentare dello stesso Tribunale che ha pronunciato il decreto di chiusura.

Attenzione: il ricorso deve essere presentato entro un anno dal decreto di chiusura.

Si tratta di un termine perentorio. Questo vuol dire che la domanda presentata oltre un anno dopo la chiusura sarà dichiarata inammissibile. Il termine annuale è stabilito per un'esigenza di certezza dei rapporti giuridici.

Depositato il ricorso, il Tribunale fisserà la data dell'udienza per sentire il curatore ed i creditori interessati, stabilendo il termine entro cui il ricorrente dovrà notificare il ricorso ed il decreto di fissazione dell'udienza al curatore ed a tutti i creditori.

Eventualmente, se il numero dei creditori è così elevato da rendere particolarmente onerose le notifiche, ci si potrà avvalere  della notifica per pubblici proclami ex articolo 150 del Codice di Procedura Civile.

La notifica a tutti i creditori è necessaria per garantire il diritto al contradditorio, dal momento che l'esdebitazione è idonea a produrre effetti anche nella loro sfera giuridica, rendendo inesigibili i crediti rimasti insoddisfatti.

Tale principio è stato affermato dalla Corte Costituzionale, con sentenza del 30 maggio 2008 numero 181, che ha dichiarato incostituzionale l'articolo 143 della Legge fallimentare nella parte in cui esso, nel caso di procedimento di esdebitazione ad istanza del debitore nell'anno successivo al decreto di chiusura, non prevede la notifica ai creditori concorrenti non integralmente soddisfatti del ricorso col quale il debitore chiede di essere ammesso al beneficio della esdebitazione, nonché del decreto col quale il giudice fissa l'udienza in camera di consiglio.

Non prevedendo, infatti, uno strumento idoneo d'informazione dei creditori concorsuali in merito all'instaurazione di un procedimento, che in caso di accoglimento dell'istanza, produce effetti nella loro sfera giuridica, la legge viola il diritto alla difesa costituzionalmente garantito.

Non è comunque necessaria la partecipazione effettiva dei creditori al procedimento, essendo sufficiente, per il rispetto del diritto di difesa sancito dall'articolo 24 della Costituzione, che essi siano avvisati del procedimento (attraverso appunto la notifica suddetta) e che abbiano la facoltà di intervento.

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Commenti e domande

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  • elena1972 4 ottobre 2014 at 17:22

    La ringrazio per la celere risposta.
    E’ un mio diritto o sbaglio quello di avere accesso agli atti che mi riguardano sia per la procedura fallimentare che per i crediti ancora in essere?

    • Simone di Saintjust 4 ottobre 2014 at 17:34

      Ci mancherebbe, è un suo precipuo diritto l’accesso agli atti per ottenere informazioni che la riguardino e che potrebbero essere utilizzate, a suo discarico, in altri procedimenti in cui è coinvolta.

  • elena1972 4 ottobre 2014 at 12:06

    Buongiorno,
    il curatore fallimentare non si sta dimostrando molto collaborativo nel fornirmi le date che lei mi ha indicato nella risposta.
    Insisterò comunque perché, visto che intendo rivolgermi ad un avvocato per verificare la sussistenza delle richieste dell’Agenzia delle entrate, o a me o all’avocato queste date dovrà fornirle.
    Saluti.

    • Simone di Saintjust 4 ottobre 2014 at 12:28

      Grazie per il feedback. A nostro parere dovrebbe essere l’avvocato a presentare al curatore fallimentare una formale istanza di accesso agli atti, motivando dettagliatamente l’interesse del cliente nell’acquisire tali informazioni. Se l’Agenzia delle entrate e l’INPS hanno effettuato il tentativo di insinuazione al passivo ed il curatore fallimentare ha loro opposto un diniego non propriamente conforme alle vigenti procedure, può essere anche comprensibile l’atteggiamento non collaborativo. Lei potrebbe richiedere al curatore i danni equivalenti agli importi che dovrà versare ai creditori non insinuati nella procedura fallimentare.

      D’altra parte, è normale anche non attendersi un atteggiamento collaborativo da parte di Agenzia delle Entrate ed INPS. Non hanno alcun interesse a fornire informazioni che potrebbero mettere in risalto la tardività negligente nella presentazione di una richiesta di insinuazione al passivo, nè la loro eventuale esclusione illegittima. L’ammissione al passivo fallimentare avrebbe al massimo comportato un rimborso parziale dei crediti vantati, rimborso che nella situazione attuale possono esigere integralmente, come del resto hanno fatto.

      Comunque, le formuliamo l’auspicio che la questione possa risolversi per lei in modo favorevole.

  • elena1972 22 settembre 2014 at 11:25

    La ringrazio,
    il curatore fallimentare potrebbe essermi d’aiuto visto che ha gestito lui la procedura?
    Saluti.

    • Annapaola Ferri 22 settembre 2014 at 11:31

      Nella situazione descritta sono cruciali le date documentabili dagli atti. E’ importante conoscere, fra l’altro, anche la data a partire dalla quale non sarebbe stato più possibile insinuarsi al passivo: sotto questo aspetto l’aiuto del curatore fallimentare potrebbe essere decisivo.

  • elena1972 21 settembre 2014 at 18:38

    Grazie per la risposta.
    Come faccio a verificare che tali crediti riferiti all’anno 2007 (fallimento dichiarato anno 2007) siano stati accertai dopo il termine che lei ha specificato?
    Sono stati notificati al curatore nel 2010 ma si riferiscono all’anno 2007.
    Grazie.

    • Annapaola Ferri 21 settembre 2014 at 20:00

      Deve accedere, com’è suo diritto, agli atti che la riguardano presso l’Agenzia delle entrate e l’INPS. Riuscirà in tal modo a risalire all’origine delle pretese e a verificare, inseme ad un professionista di fiducia, eventuali violazioni dei termini di decadenza nonché ad accertare l’asserita impossibilità di insinuazione al passivo dei crediti vantati.

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