I debiti esclusi dalla esdebitazione

Alcune tipologie di debito sono escluse dall'esdebitazione, e precisamente:

  • gli obblighi di mantenimento e alimentari e comunque le obbligazioni derivanti da rapporti estranei all'esercizio dell'impresa;
  • i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale nonché le sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.

Sono salvi i diritti vantati dai creditori nei confronti di coobbligati, dei fideiussori del debitore e degli obbligati in via di regresso.

Il decreto di accoglimento della domanda di esdebitazione produce effetti anche nei confronti dei creditori anteriori alla apertura della procedura di liquidazione che non hanno presentato la domanda di ammissione al passivo; in tale caso, l'esdebitazione opera per la sola eccedenza alla percentuale attribuita nel concorso ai creditori di pari grado.

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Commenti e domande

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  • elena1972 4 ottobre 2014 at 17:22

    La ringrazio per la celere risposta.
    E’ un mio diritto o sbaglio quello di avere accesso agli atti che mi riguardano sia per la procedura fallimentare che per i crediti ancora in essere?

    • Simone di Saintjust 4 ottobre 2014 at 17:34

      Ci mancherebbe, è un suo precipuo diritto l’accesso agli atti per ottenere informazioni che la riguardino e che potrebbero essere utilizzate, a suo discarico, in altri procedimenti in cui è coinvolta.

  • elena1972 4 ottobre 2014 at 12:06

    Buongiorno,
    il curatore fallimentare non si sta dimostrando molto collaborativo nel fornirmi le date che lei mi ha indicato nella risposta.
    Insisterò comunque perché, visto che intendo rivolgermi ad un avvocato per verificare la sussistenza delle richieste dell’Agenzia delle entrate, o a me o all’avocato queste date dovrà fornirle.
    Saluti.

    • Simone di Saintjust 4 ottobre 2014 at 12:28

      Grazie per il feedback. A nostro parere dovrebbe essere l’avvocato a presentare al curatore fallimentare una formale istanza di accesso agli atti, motivando dettagliatamente l’interesse del cliente nell’acquisire tali informazioni. Se l’Agenzia delle entrate e l’INPS hanno effettuato il tentativo di insinuazione al passivo ed il curatore fallimentare ha loro opposto un diniego non propriamente conforme alle vigenti procedure, può essere anche comprensibile l’atteggiamento non collaborativo. Lei potrebbe richiedere al curatore i danni equivalenti agli importi che dovrà versare ai creditori non insinuati nella procedura fallimentare.

      D’altra parte, è normale anche non attendersi un atteggiamento collaborativo da parte di Agenzia delle Entrate ed INPS. Non hanno alcun interesse a fornire informazioni che potrebbero mettere in risalto la tardività negligente nella presentazione di una richiesta di insinuazione al passivo, nè la loro eventuale esclusione illegittima. L’ammissione al passivo fallimentare avrebbe al massimo comportato un rimborso parziale dei crediti vantati, rimborso che nella situazione attuale possono esigere integralmente, come del resto hanno fatto.

      Comunque, le formuliamo l’auspicio che la questione possa risolversi per lei in modo favorevole.

  • elena1972 22 settembre 2014 at 11:25

    La ringrazio,
    il curatore fallimentare potrebbe essermi d’aiuto visto che ha gestito lui la procedura?
    Saluti.

    • Annapaola Ferri 22 settembre 2014 at 11:31

      Nella situazione descritta sono cruciali le date documentabili dagli atti. E’ importante conoscere, fra l’altro, anche la data a partire dalla quale non sarebbe stato più possibile insinuarsi al passivo: sotto questo aspetto l’aiuto del curatore fallimentare potrebbe essere decisivo.

  • elena1972 21 settembre 2014 at 18:38

    Grazie per la risposta.
    Come faccio a verificare che tali crediti riferiti all’anno 2007 (fallimento dichiarato anno 2007) siano stati accertai dopo il termine che lei ha specificato?
    Sono stati notificati al curatore nel 2010 ma si riferiscono all’anno 2007.
    Grazie.

    • Annapaola Ferri 21 settembre 2014 at 20:00

      Deve accedere, com’è suo diritto, agli atti che la riguardano presso l’Agenzia delle entrate e l’INPS. Riuscirà in tal modo a risalire all’origine delle pretese e a verificare, inseme ad un professionista di fiducia, eventuali violazioni dei termini di decadenza nonché ad accertare l’asserita impossibilità di insinuazione al passivo dei crediti vantati.

  • elena1972 20 settembre 2014 at 19:08

    Buonasera, dovrei porre una domanda: in seguito alla chiusura del fallimento ho ottenuto dal tribunale l’esdebitazione.
    L’agenzia delle entrate in seguito a ciò mi richiede delle somme riguardanti IVA e contributi previdenziali (cifre che ovviamente inerenti all’attività per la quale ho chiesto il fallimento) notificati al curatore l’anno della dichiarazione del fallimento ma dopo la data di apertura dello stesso e per questo motivo dice che sono escluse dall’esdebitazione.
    Mi rivolgerò ad un avvocato per verificare la questione ovviamente, nel frattempo qualcuno sa dirmi qualcosa?
    Inoltre, per registrare il decreto di esdebitazione presso l’agenzia delle entrate mi viene richiesto di pagare l’1% sull’ammontare dei debiti residui rimasti impagati dopo la chiusura del fallimento, a qualcuno risulta?
    P.s. Ero titolare di una ditta individuale.
    Grazie per le eventuali risposte.

    • Annapaola Ferri 21 settembre 2014 at 07:27

      L’esdebitazione, quando accordata al debitore fallito, ha effetto non solo nei confronti dei creditori che avevano presentato domanda di ammissione al passivo, ma anche, naturalmente, nei confronti dei creditori che non avevano presentato tale domanda, pur potendolo fare. In altri termini, nell’esdebitazione risultano inclusi i debiti anteriori alla procedura di fallimento ma relativi a creditori non insinuatisi al passivo fallimentare.

      Tuttavia, restano esclusi dall’esdebitazione, anche se relativi all’attività per la quale è stato dichiarato il fallimento, i crediti accertati (e quindi esigibili) dopo che siano decorsi dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo, laddove non è più possibile l’insinuazione, nemmeno se il ritardo è dipeso da cause non imputabili al creditore. La notifica al curatore fallimentare ha il solo scopo di interrompere il termine di prescrizione del credito.

      La registrazione di qualsiasi atto giudiziario è, purtroppo, sottoposta a tassazione.Per conoscerne l’importo è sufficiente inserire i dati del provvedimento (ufficio finanziario territorialmente competente, giurisdizione che ha emesso il provvedimento, anno, natura e numero del provvedimento) nel pannello della risorsa applicativa messa a disposizione dell’Agenzia delle entrate.

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