Sovraindebitamento – debiti ed esdebitazione - Quando un imprenditore può essere considerato non fallibile


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Ricordiamo che un imprenditore, per poter essere considerato non fallibile, deve possedere i seguenti requisiti:

  1. aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila;
  2. aver realizzato, nei tre esercizi precedenti, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila
  3. avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila.

8 Dicembre 2010 · Antonella Pedone

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  • Renato 1 Agosto 2022 at 13:03

    Avevo una partecipazione in una società in nome collettivo poi fallita, il fallimento si è chiuso nel 2018, è stato emesso nei miei confronti un decreto di esdebitazione nel dicembre 2018.
    ora una società di recupero crediti vuole la cifra di 150.000 euro in quanto avevo prestato delle fideiussioni personali per la società fallita, ho opposto il decreto di esdebitazione ma loro mi dicono che in base all’art 142 l.f. ultimo comma sono salve le fideiussioni nei confronti dei terzi del debitore.
    Ma possono farlo? ma a cosa serve l’esdebitazione allora?
    cìè una cassazione in tema di concordato che dice che l’efficacia esdebitatoria del concordato vale anche per le fideiussioni prestate dai soci illimitatamente responsabili art 184 legge fallimentare ma sarà la stessa cosa anche per i soci illimitatamente responsabili che hanno a proprio favore un decreto di esdebitazione.
    a chi posso rivolgermi? non c’è un organo istituzionale al quale posso rivolgermi per questo comportamento intimidatorio?
    grazie

    • Simone di Saintjust 1 Agosto 2022 at 17:23

      L’articolo 142 (Esdebitazione) della legge fallimentare stabilisce che l’esdebitazione non annulla i diritti vantati dai creditori nei confronti di coobbligati, dei fideiussori del debitore e degli obbligati in via di regresso. La normativa, dunque, fa riferimento ai fideiussori del debitore.

      Ora se l’esdebitazione è stata pronunciata in favore della società debitrice, il creditore ha ragione, dal momento che lei risulta essere fideiussore del debitore (in pratica lei è un terzo fideiussore del debitore).
      Qualora, invece, il decreto di esdebitazione è riferibile al socio persona fisica della società debitrice, allora la persona fisica è debitore e non fideiussore del debitore e non si applica l’articolo 142 della legge fallimentare.

  • elena1972 4 Ottobre 2014 at 17:22

    La ringrazio per la celere risposta.
    E’ un mio diritto o sbaglio quello di avere accesso agli atti che mi riguardano sia per la procedura fallimentare che per i crediti ancora in essere?

    • Simone di Saintjust 4 Ottobre 2014 at 17:34

      Ci mancherebbe, è un suo precipuo diritto l’accesso agli atti per ottenere informazioni che la riguardino e che potrebbero essere utilizzate, a suo discarico, in altri procedimenti in cui è coinvolta.

  • elena1972 4 Ottobre 2014 at 12:06

    Buongiorno,
    il curatore fallimentare non si sta dimostrando molto collaborativo nel fornirmi le date che lei mi ha indicato nella risposta.
    Insisterò comunque perché, visto che intendo rivolgermi ad un avvocato per verificare la sussistenza delle richieste dell’Agenzia delle entrate, o a me o all’avocato queste date dovrà fornirle.
    Saluti.

    • Simone di Saintjust 4 Ottobre 2014 at 12:28

      Grazie per il feedback. A nostro parere dovrebbe essere l’avvocato a presentare al curatore fallimentare una formale istanza di accesso agli atti, motivando dettagliatamente l’interesse del cliente nell’acquisire tali informazioni. Se l’Agenzia delle entrate e l’INPS hanno effettuato il tentativo di insinuazione al passivo ed il curatore fallimentare ha loro opposto un diniego non propriamente conforme alle vigenti procedure, può essere anche comprensibile l’atteggiamento non collaborativo. Lei potrebbe richiedere al curatore i danni equivalenti agli importi che dovrà versare ai creditori non insinuati nella procedura fallimentare.

      D’altra parte, è normale anche non attendersi un atteggiamento collaborativo da parte di Agenzia delle Entrate ed INPS. Non hanno alcun interesse a fornire informazioni che potrebbero mettere in risalto la tardività negligente nella presentazione di una richiesta di insinuazione al passivo, nè la loro eventuale esclusione illegittima. L’ammissione al passivo fallimentare avrebbe al massimo comportato un rimborso parziale dei crediti vantati, rimborso che nella situazione attuale possono esigere integralmente, come del resto hanno fatto.

      Comunque, le formuliamo l’auspicio che la questione possa risolversi per lei in modo favorevole.

  • elena1972 22 Settembre 2014 at 11:25

    La ringrazio,
    il curatore fallimentare potrebbe essermi d’aiuto visto che ha gestito lui la procedura?
    Saluti.

    • Annapaola Ferri 22 Settembre 2014 at 11:31

      Nella situazione descritta sono cruciali le date documentabili dagli atti. E’ importante conoscere, fra l’altro, anche la data a partire dalla quale non sarebbe stato più possibile insinuarsi al passivo: sotto questo aspetto l’aiuto del curatore fallimentare potrebbe essere decisivo.

  • elena1972 21 Settembre 2014 at 18:38

    Grazie per la risposta.
    Come faccio a verificare che tali crediti riferiti all’anno 2007 (fallimento dichiarato anno 2007) siano stati accertai dopo il termine che lei ha specificato?
    Sono stati notificati al curatore nel 2010 ma si riferiscono all’anno 2007.
    Grazie.

    • Annapaola Ferri 21 Settembre 2014 at 20:00

      Deve accedere, com’è suo diritto, agli atti che la riguardano presso l’Agenzia delle entrate e l’INPS. Riuscirà in tal modo a risalire all’origine delle pretese e a verificare, inseme ad un professionista di fiducia, eventuali violazioni dei termini di decadenza nonché ad accertare l’asserita impossibilità di insinuazione al passivo dei crediti vantati.