Cosa cambia per i fondi pensione con il nuovo ddl sulle liberalizzazioni

Per i fondi pensione, viene prevista la piena facoltà di portabilità per i lavoratori dei propri contributi pensionistici, eliminando la possibilità per i contratti di lavoro nazionali di inserire vincoli e condizioni anche in relazione alla quota di spettanza del datore di lavoro.

In sostanza, vengono introdotti elementi di flessibilità nell'adesione ai fondi di categoria, viene ampliata la portabilità dei fondi pensione, cioè la possibilità di trafserirsi da una forma previdenziale complementare all'altra, e vengono aumentate le tutele dell'assicurato in caso di cessazione dell'attività lavorativa. Il tutto, introducendo specifiche modifiche al decreto legislativo 252/2005.

Nel dettaglio:

  • ai fondi pensione complementari possono aderire in forma collettiva o individuale soggetti aderenti a più tipologie professionali;
  • in caso di cessazione dell'attività lavorativa per un periodo superiore ai 24 mesi, l'assicurato può chiedere la prestazione pensionistica con un anticipo fino a dieci anni rispetto ai requisiti per l'accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza;
  • se vengono meno i requisiti di partecipazione per cause diverse da trasferimento ad altra fomra pensionistica, riscatto parziale per disoccupazione, riscatto totale per invalidità, decesso dell'aderente, è previsto il riscatto della posizione applicando una ritenuta a titola di imposta pari al 23%;
  • se l'assicurato esercita il diritto alla portabilità (possibile dopo due anni di adesione), ha diritto al versamento nella forma pensionistica prescelta del TFR (trattamento di fine rapporto) maturando e dell'eventuale contributo a carico del datore di lavoro, senza che su questòultimo possano più intervenire condizioni diverse previste dai contratti di lavoro.
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