Problematiche riguardanti le aperture di credito nei contratti di prestito

Come noto, l'apertura di credito è il contratto col quale la banca si obbliga a tenere a disposizione dell'altra parte una somma di denaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato.

Al riguardo l'ABF ha ricordato che è nulla la clausola, pure approvata dalle parti, che preveda a carico del cliente il pagamento della commissione di affidamento, allorché l'ammontare di quest'ultima non sia predeterminato in maniera certa.

È ammissibile l'indicazione di un valore percentuale rispetto all'entità del fido. L'individuazione di tale valore non può però essere rimessa alla determinazione unilaterale della banca, per quanto vincolata all'interno di un range oscillante tra un valore minimo ed un valore massimo. In tal caso, infatti, il cliente non viene messo nelle condizioni di conoscere preventivamente il costo della linea di credito in caso di mancato utilizzo.

Varie decisioni si sono occupate della fase relativa allo scioglimento del rapporto. In relazione a ciò, l'Arbitro ha affermato che il contratto di apertura di credito a tempo determinato si scioglie alla scadenza del termine senza bisogno di alcun preavviso e il cliente è tenuto alla restituzione delle somme utilizzate, anche in mancanza di una espressa richiesta della banca.

Se il cliente non restituisce le somme, in assenza di elementi idonei a fondare il ragionevole affidamento del ricorrente circa la proroga del termine o il rinnovo tacito del contratto, l'intermediario può applicare gli interessi al tasso concordato.

La disciplina del recesso legale deve ricondursi a quella generale in tema di contratti di durata. Pertanto, se l'apertura di credito è contratta a tempo determinato, il recesso è consentito solo per giusta causa.

Se il rapporto è invece a tempo indeterminato, è consentito previo idoneo preavviso, a meno che non sussista una giusta causa.

Infine, l'Abf ha chiarito che, in ogni caso, deve ritenersi"illecito il comportamento della banca che, a seguito di un utilizzo del fido in eccesso rispetto al limite accordato (cosiddetto extra-fido) applichi un tasso maggiorato non solo sulla somma eccedente il fido, ma sull'intero ammontare del prestito accordato.

A seguito di tale violazione, l'intermediario è tenuto a restituire le somme non dovute, con gli interessi nella misura legale dalla data del reclamo al saldo.

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  • fabius 25 febbraio 2015 at 17:55

    Nel 2007 ho ricevuto un protesto per una cambiale subito pagata e cancellato il protesto nel tribunale e successive camera di commercio quindi attualmente sulle banche dati non risulta più niente. Ma provando a richiedere un finanziamento, anche di 3000 euro, non mi viene concesso. Premetto che sulla busta paga risulta una cessione del quinto. Quale altro problema può essere legato al fatto che non mi danno prestiti?

    • Annapaola Ferri 25 febbraio 2015 at 18:17

      Purtroppo esistono le banche dati occulte dei cattivi pagatori. Legga uno di questi articoli per capire di cosa si tratta.

  • federicop 10 gennaio 2015 at 10:28

    volevo sapere se ciò che mi è accaduto potrebbe essere portato di fronte all’arbitro bancario.
    la mi banca online, ing direct ha ricevuto da me l’ordine di disporre un bonifico per ristrutturazione edilizia. il 16 dicembre. dopo svariate telefonate effettuava il bonifico il 24 dicembre. ma annullava la mia disposizione e la sostituiva con un giroconto ( da me mai autorizzato) pertanto con la codesta dicitura annullava la possibilità di avvalermi delle detrazioni irpef per l’anno 2015. ora la banca mi ha chiesto l’autorizzazione per fare un richiamo del bonifico. ma il beneficiario non acconsente a meno che riceva prima il bonifico corretto. io non sono in disponibilità della somma da anticipare. ed a conclusione di tutto ciò alla banca ho chiesto il risarcimento della mancata detrazione irpef per il 2015. €418. la banca me ne offerti €200 per non intraprendere un’azione legale. a vostro parere ci sono i presupposti per avere un risarcimento più cospicuo?

    • Ludmilla Karadzic 10 gennaio 2015 at 11:02

      La controversia può essere senz’altro oggetto di ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario: il solo fatto che la banca cerchi di evitare il contenzioso dimostra che è consapevole dell’errore commesso.

      L’Arbitro Bancario Finanziario, tuttavia, è molto attento nel quantificare il danno: l’orientamento è sempre quello che il danno deve essere dimostrato dal ricorrente con documentazione a supporto.

      Nel suo caso, a nostro parere, il danno da lei subito può essere pacificamente rapportato all’importo della detrazione fiscale non fruita. Il suggerimento è senz’altro quello di rivolgersi all’ABF.

      In misura forfetaria, l’ABF risarcisce pure il c.d. “danno da perdita di tempo libero”. Ma deve essere esplicitamente richiesto nell’istanza.

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