Quando la banca o la finanziaria non concede il credito

Come già precisato altre volte dall'Arbitro Bancario Finanziario, nell'esercizio dell'attività creditizia la discrezionalità tecnica di cui indiscutibilmente le banche e le finanziarie dispongono, non può che svolgersi all'interno del perimetro segnato dai limiti di correttezza, buona fede e specifico grado di professionalità che l'ordinamento loro richiede, il che rende certamente sindacabile, limitatamente a tali profili, la condotta degli stessi nello svolgimento di tale attività.

La necessaria verifica del merito creditizio, nel risultare sicuramente e immediatamente finalizzata ad evitare, da parte della banca, la concessione del credito, per misura e condizioni, contrastante con la solvibilità del cliente consumatore, deve altresì comportare quell'adeguato chiarimento al cliente stesso di quale possa essere, al momento, la soluzione più adatta alle sue esigenze ed alla sua concreta situazione personale e finanziaria.

La specificità dell'indicazione delle motivazioni di esclusione del cliente dal credito si presenta, allora, come profilo imprescindibile della doverosa funzione che le risposte della banca sono destinate ad assumere ai fini dell'orientamento del cliente stesso nei suoi rapporti di credito presenti e futuri.

Conseguentemente, è da ritenere indiscutibile l'attuale sussistenza di un diritto del cliente a ricevere indicazioni, anche se di carattere generale (in quanto applicazione di criteri elaborati per la generalità della clientela), ma pur sempre adeguatamente rapportate alle concrete circostanze individuali, circa le ragioni dell'eventuale diniego di credito.

Peraltro, i chiarimenti da fornire al cliente lasciano ferma la insindacabilità degli orientamenti della banca in ordine alla concessione del credito, la sua facoltà, cioè, di valutare ogni richiesta di credito sulla base di criteri suoi propri, delle caratteristiche personali del richiedente (anche con riguardo alla sua storia creditizia), delle politiche di rischio adottate da ciascun istituto, la sua credit policy, i propri livelli patrimoniali.

In sostanza, le argomentazioni riportate sono quelle che si leggono nella decisione 6182/13 del Collegio di coordinamento dell'Arbitro Bancario Finanziario.

Inoltre, qualora la banca, nell'ambito della propria autonomia gestionale, decida di non accettare una richiesta di finanziamento, è necessario che fornisca riscontro con sollecitudine al cliente; nell'occasione, anche al fine di salvaguardare la relazione con il cliente, andrà verificata la possibilità di fornire indicazioni generali sulle valutazioni che hanno indotto a non accogliere la richiesta di credito.

Alla luce della norma appena citata è possibile riconoscere un più significativo rilievo alle esigenze informative del cliente ed affermare, conseguentemente, in tema di valutazione del merito creditizio, la necessità di fornire indicazioni in ordine alle ragioni che hanno indotto a non accogliere la richiesta di credito.

In pratica, alle richieste del cliente che palesano l'esigenza di maggiori indicazioni sul proprio "merito creditizio" e circa le motivazioni che hanno indotto la banca a non concedere il prestito, non è possibile opporre una formula di rito del tipo la richiesta non è stata accolta perché non rispondente alla politica di erogazione del credito adottata dalla banca.

In questi termini si è espresso l'Arbitro Bancario Finanziario nella decisione 2464/13.

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Commenti e domande

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  • fabius 25 febbraio 2015 at 17:55

    Nel 2007 ho ricevuto un protesto per una cambiale subito pagata e cancellato il protesto nel tribunale e successive camera di commercio quindi attualmente sulle banche dati non risulta più niente. Ma provando a richiedere un finanziamento, anche di 3000 euro, non mi viene concesso. Premetto che sulla busta paga risulta una cessione del quinto. Quale altro problema può essere legato al fatto che non mi danno prestiti?

    • Annapaola Ferri 25 febbraio 2015 at 18:17

      Purtroppo esistono le banche dati occulte dei cattivi pagatori. Legga uno di questi articoli per capire di cosa si tratta.

  • federicop 10 gennaio 2015 at 10:28

    volevo sapere se ciò che mi è accaduto potrebbe essere portato di fronte all’arbitro bancario.
    la mi banca online, ing direct ha ricevuto da me l’ordine di disporre un bonifico per ristrutturazione edilizia. il 16 dicembre. dopo svariate telefonate effettuava il bonifico il 24 dicembre. ma annullava la mia disposizione e la sostituiva con un giroconto ( da me mai autorizzato) pertanto con la codesta dicitura annullava la possibilità di avvalermi delle detrazioni irpef per l’anno 2015. ora la banca mi ha chiesto l’autorizzazione per fare un richiamo del bonifico. ma il beneficiario non acconsente a meno che riceva prima il bonifico corretto. io non sono in disponibilità della somma da anticipare. ed a conclusione di tutto ciò alla banca ho chiesto il risarcimento della mancata detrazione irpef per il 2015. €418. la banca me ne offerti €200 per non intraprendere un’azione legale. a vostro parere ci sono i presupposti per avere un risarcimento più cospicuo?

    • Ludmilla Karadzic 10 gennaio 2015 at 11:02

      La controversia può essere senz’altro oggetto di ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario: il solo fatto che la banca cerchi di evitare il contenzioso dimostra che è consapevole dell’errore commesso.

      L’Arbitro Bancario Finanziario, tuttavia, è molto attento nel quantificare il danno: l’orientamento è sempre quello che il danno deve essere dimostrato dal ricorrente con documentazione a supporto.

      Nel suo caso, a nostro parere, il danno da lei subito può essere pacificamente rapportato all’importo della detrazione fiscale non fruita. Il suggerimento è senz’altro quello di rivolgersi all’ABF.

      In misura forfetaria, l’ABF risarcisce pure il c.d. “danno da perdita di tempo libero”. Ma deve essere esplicitamente richiesto nell’istanza.




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