Contratti di prestito ed usura sopravvenuta

Dopo la stipula di un contratto di prestito, la successiva discesa dei tassi di interesse conduce il tasso fisso stipulato a superare la soglia di usura: cosa fare in questi casi?

Evidentemente, la questione riguarda solo i prestiti a tasso fisso, esposti al rischio di usura sopravvenuta perché, in questo caso, il debitore si assume il rischio dei tassi discendenti ed il creditore quello dei tassi crescenti: i prestiti a tasso variabile, invece, incorporano un meccanismo di adeguamento continuo ai tassi di mercato.

Secondo l'Arbitro Bancario Finanziario, nello scenario di una discesa notevole e costante dei tassi di mercato, il creditore è tenuto a rendere partecipe il debitore dei vantaggi economici connessi con la riduzione del costo della provvista; in tal modo si concretizzano anche le finalità calmieratrici insite in qualsiasi sistema di contrasto dell'usura.

In pratica, in caso di discesa dei tassi medi rilevati dalla Banca d'Italia, se quelli pattuiti per il prestito all'epoca della stipula del contratto risultano superiori al tasso soglia di usura (relativo, naturalmente, alla specifica tipologia di credito) individuato al momento del pagamento, sussiste l'esigenza di provvedere al ricalcolo degli interessi convenzionalmente pattuiti, in modo da ricondurli entro la soglia di usura via via vigente nel corso del rapporto, non essendo comunque ammissibile che il cliente sia tenuto a versare gli interessi in una misura che, al momento in cui essi devono essere corrisposti, si pone al di sopra della soglia di usura vigente.

Tanto, anche sulla base degli insegnamenti della Corte di cassazione, secondo la quale il principio di correttezza e buona fede richiama nella sfera del creditore la considerazione dell'interesse del debitore e nella sfera del debitore il giusto riguardo all'interesse del creditore.

Insomma, il principio di correttezza e buona fede esplica la sua rilevanza nell'imporre, a ciascuna delle parti, il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell'altra, a prescindere dall'esistenza di specifici obblighi contrattuali o di quanto espressamente stabilito da singole norme di legge.

Quella appena esposta è, in estrema sintesi, la posizione del Collegio di coordinamento dell'Arbitro Bancario Finanziario (decisione 77/14) rispetto al problema dell'usura sopravvenuta in un contratto di prestito a tasso fisso, qualora, nel corso del rapporto, i tassi di interesse, corrisposti dal debitore, risultassero superiori al tasso soglia di usura rilevato da Bankitalia.

Inoltre, In base alle Istruzioni della Banca d'Italia per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull'usura, ai fini del calcolo del TEG (tasso effettivo globale) devono essere presi in considerazione le commissioni, le remunerazioni a qualsiasi titolo e le spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all'erogazione del credito e sostenute dal cliente, di cui il soggetto finanziatore è a conoscenza, anche tenuto conto della normativa in materia di trasparenza.

In particolare, sono incluse, tra l'altro, le spese di istruttoria, le spese di riscossione dei rimborsi e di incasso delle rate, le spese per assicurazioni o garanzie intese ad assicurare il rimborso totale o parziale del credito ovvero a tutelare altrimenti i diritti del creditore (ad es. polizze per furto e incendio sui beni concessi in leasing o in ipoteca), se la conclusione del contratto avente ad oggetto il servizio assicurativo è contestuale alla concessione del finanziamento ovvero obbligatoria per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni contrattuali offerte, indipendentemente dal fatto che la polizza venga stipulata per il tramite del finanziatore o direttamente dal cliente.

È inclusa altresì ogni altra spesa ed onere contrattualmente previsti, connessi con l'operazione di finanziamento. In particolare gli importi versati dal cliente in relazione a contratti rientranti nell'usuale schema delle polizze collettive, basate su convenzioni dirette fra ente finanziatore e società di assicurazioni, cui il cliente è chiamato a prestare adesione e i cui costi sono inclusi nel capitale anticipato.

Va in proposito ricordata la rigorosa prescrizione adottata dalla norma penale, secondo cui per la determinazione del tasso usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all'erogazione del credito.

Questo l'orientamento dell'Arbitro Bancario Finanziario emerso dal contenuto della decisione 4183/13.

22 dicembre 2014 · Gennaro Andele

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Commenti e domande

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  • fabius 25 febbraio 2015 at 17:55

    Nel 2007 ho ricevuto un protesto per una cambiale subito pagata e cancellato il protesto nel tribunale e successive camera di commercio quindi attualmente sulle banche dati non risulta più niente. Ma provando a richiedere un finanziamento, anche di 3000 euro, non mi viene concesso. Premetto che sulla busta paga risulta una cessione del quinto. Quale altro problema può essere legato al fatto che non mi danno prestiti?

    • Annapaola Ferri 25 febbraio 2015 at 18:17

      Purtroppo esistono le banche dati occulte dei cattivi pagatori. Legga uno di questi articoli per capire di cosa si tratta.

  • federicop 10 gennaio 2015 at 10:28

    volevo sapere se ciò che mi è accaduto potrebbe essere portato di fronte all’arbitro bancario.
    la mi banca online, ing direct ha ricevuto da me l’ordine di disporre un bonifico per ristrutturazione edilizia. il 16 dicembre. dopo svariate telefonate effettuava il bonifico il 24 dicembre. ma annullava la mia disposizione e la sostituiva con un giroconto ( da me mai autorizzato) pertanto con la codesta dicitura annullava la possibilità di avvalermi delle detrazioni irpef per l’anno 2015. ora la banca mi ha chiesto l’autorizzazione per fare un richiamo del bonifico. ma il beneficiario non acconsente a meno che riceva prima il bonifico corretto. io non sono in disponibilità della somma da anticipare. ed a conclusione di tutto ciò alla banca ho chiesto il risarcimento della mancata detrazione irpef per il 2015. €418. la banca me ne offerti €200 per non intraprendere un’azione legale. a vostro parere ci sono i presupposti per avere un risarcimento più cospicuo?

    • Ludmilla Karadzic 10 gennaio 2015 at 11:02

      La controversia può essere senz’altro oggetto di ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario: il solo fatto che la banca cerchi di evitare il contenzioso dimostra che è consapevole dell’errore commesso.

      L’Arbitro Bancario Finanziario, tuttavia, è molto attento nel quantificare il danno: l’orientamento è sempre quello che il danno deve essere dimostrato dal ricorrente con documentazione a supporto.

      Nel suo caso, a nostro parere, il danno da lei subito può essere pacificamente rapportato all’importo della detrazione fiscale non fruita. Il suggerimento è senz’altro quello di rivolgersi all’ABF.

      In misura forfetaria, l’ABF risarcisce pure il c.d. “danno da perdita di tempo libero”. Ma deve essere esplicitamente richiesto nell’istanza.

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