La conversione e la riduzione del pignoramento: la guida

Conversione e riduzione del pignoramento » L'ultima opportunità per il debitore

Grazie alla conversione del pignoramento, il debitore può chiedere di sostituire ai beni o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all'importo dovuto al creditore pignorante e ai crediti intervenuti, comprensivo del capitale e delle spese.

In tal modo i beni pignorati vengono liberati e tornano nella disponibilità del debitore.

Quando il valore dei beni pignorati è superiore all'importo delle spese dell’esecuzione e dei crediti dovuti al creditore pignorante e agli eventuali creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, il debitore può presentare al giudice dell’esecuzione un’istanza (anche orale) di riduzione del pignoramento.

L’istanza può essere proposta in qualsiasi fase della procedura esecutiva, finché non si sia proceduto alla vendita dei beni. La riduzione può essere disposta anche d’ufficio.

Il giudice decide con ordinanza non impugnabile, sentito il creditore pignorante.

Che cos'è è il pignoramento

Come noto, il pignoramento è l’atto che dà origine all'espropriazione forzata e consiste in una ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano alla espropriazione forzata e i frutti stessi.

Nel caso di pignoramento immobiliare l’esistenza di un bene immobile di proprietà del debitore risultante dai pubblici registri (conservatoria dei registri immobiliari) consente al creditore di agire in via esecutiva con lo strumento della espropriazione immobiliare.

Si tratta di un mezzo di esecuzione particolarmente efficace anche se di norma decisamente complesso e costoso ( spesso le procedure esecutive immobiliari richiedono diversi anni prima di giungere ad una conclusione).

Che cos'è la conversione del pignoramento in generale

La conversione del pignoramento consente al debitore sottoposto ad esecuzione di sostituire l’oggetto del pignoramento costituito da un bene mobile o immobile con una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all'importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese.

L’istanza deve essere depositata prima che sia disposta la vendita e cioè che sia pronunziata l’ordinanza con la quale il Giudice fissa la data della vendita o delega le operazioni di vendita ad un professionista.

Unitamente all'istanza deve essere depositata in cancelleria, a pena di inammissibilità, una somma non inferiore ad un quinto dell'importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale.

Il versamento va effettuato presso un istituto bancario a scelta dell’sottoposto ad esecuzione aprendo un libretto bancario intestato alla procedura e vincolato all’ordine del Giudice.

La somma da sostituire al bene pignorato è determinata con ordinanza dal giudice dell'esecuzione, sentite le parti in udienza non oltre trenta giorni dal deposito dell'istanza di conversione.
Il debitore pignorato potrà chiedere di versare le somme dovute in un massimo di 18 rate mensili, così evitando nel frattempo la vendita dell'immobile.

Se il debitore provvederà al pagamento dell'intera somma, il Giudice dell'Esecuzione disporrà la cancellazione del pignoramento e l’assegnazione della somma versata ai creditori.

Se il debitore ometterà o ritarderò di oltre 15 giorni il versamento anche di una sola delle rate, sarà considerato decaduto ope legis dal beneficio della rateizzazione e da quello della conversione. La procedura esecutiva procederà quindi la vendita del bene pignorato.

Come liberare i beni dal pignoramento grazie alla conversione

Il debitore può, dunque, liberare i beni dal pignoramento con specifica ordinanza del giudice, quando il debitore abbia fatto richiesta di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all'importo dovuto comprensivo di interessi, spese, e spese di esecuzione.

Il debitore deve, a tal proposito, depositare una specifica istanza, detta di conversione, in cancelleria, unitamente ad una somma non inferiore ad un quinto dell'importo dovuto.

Il giudice decide l'ammontare della somma da sostituire e puo' stabilire, nel caso in cui le cose pignorate siano costituite da beni immobili e ricorrendo giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di diciotto mesi.

In tal caso la somma sara' aumentata, ovviamente, del tasso di interesse (convenzionale o legale).

Se il debitore, in tutti i casi, omette o ritarda i pagamenti di oltre 15 giorni dalla loro scadenza, le somme versate formano parte dei beni pignorati ed il giudice, su richiesta del creditore, dispone senza indugio la vendita degli stessi.

I beni sono liberati dal pignoramento con l'ordinanza con cui il giudice ammette la sostituzione. Quelli immobili si liberano con il versamento dell'intera somma.



L'utilità della conversione del pignoramento per il debitore

Come chiarito nei paragrafi precedenti, la conversione del pignoramento prevede la possibilità, per il debitore sottoposto ad esecuzione, di chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all'importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese.

Tale possibilità potremmo definirla un importante strumento che il legislatore ha progettato come ultima possibilità per il debitore di impedire che beni immobili o beni mobili appartenuti per una vita al debitore sottoposto ad esecuzione  vengano fagocitati dalla impietosa macchina del procedimento esecutivo.

Siffatto strumento è meglio noto come “conversione del pignoramento”e consente di liberare i beni mobili e immobili sottoposti a pignoramento mobiliare o immobiliare a fronte del versamento di una somma che ne prende le veci.

Come e quando è possibile richiedere ed ottenere la conversione del pignoramento

La conversione del pignoramento può essere richiesta al Giudice dell'Esecuzione tramite istanza redatta da un legale unicamente prima che sia disposta la vendita del bene a pena di inammissibilità

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Ovvero, prima che sia pronunziata l’ordinanza con  la  quale il Giudice fissa la data della vendita o delega le operazioni di vendita ad un professionista ed inoltre è necessario depositare nella cancelleria del Giudice dell'esecuzione unitamente a suddetta istanza, una somma non inferiore ad un quinto dell'importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale.

Le modalità di versamento di tale somma variano a seconda delle disposizioni dei diversi tribunali dislocati sul nostro territorio, ma di regola occorre depositare un assegno circolare che il cancelliere provvederà a depositare su un libretto bancario intestato alla procedura e vincolato all'ordine del Giudice.

Solo in caso di esecuzioni immobiliari, ovvero qualora l’oggetto del pignoramento sia costituito da un bene immobile ( appartamento etc) di proprietà del debitore, è possibile richiedere al Giudice dell'Esecuzione la dilazione del pagamento del credito sino ad un massimo di diciotto rate mensili, che qualora accolta permetterebbe al debitore di pagare il quantum dovuto e determinato dal Giudice, non più in un’unica soluzione, peraltro onerosa, si pensi ad una richiesta di conversione di un credito per il quale il creditore ha proceduto pari ad Euro centomila, ma in diciotto rate mensili agevolando così il debitore nell'estinzione del debito.

Il G.E. con la stessa ordinanza con cui accoglie l’istanza di conversione sospende la vendita del bene e determina le modalità di pagamento nonché l’importo esatto delle rate di conversione.

L'importo concordato per la conversione del pignoramento, anche in soluzione rateale, deve confluire in un apposito libretto (intestato alla procedura esecutiva) tenuto e custodito dalla Cancelleria del Giudice dell'Esecuzione.

Le somme depositate saranno assegnate al creditore all'avvenuto pagamento dell'ultima rata, su ordine del Giudice disposto in un'apposita udienza di verifica.

Il mancato o ritardato pagamento di una delle rate di oltre 15 giorni da quello concordato comporta la decadenza per il debitore sottoposto ad esecuzione dal diritto di convertire il pignoramento e le somme già versate  entrano a far parte del compendio pignorato.

La riduzione del pignoramento

Su istanza del debitore o anche d'ufficio, quando il valore dei beni pignorati è superiore all'importo delle spese e dei crediti di cui all'articolo precedente, il giudice, sentiti il creditore pignorante e i creditori intervenuti, può disporre la riduzione del pignoramento.

Spesso il creditore non va troppo per il sottile nell'individuazione dei beni da pignorare, con un approccio che può definirsi del tipo numero del codice civile (ndò cojo, cojo, in gergo dialettale romanesco).

In questo modo, tuttavia, si espone al rischio di vanificare la procedura di pignoramento se dall'altra parte trova un debitore difeso da un legale appena attento.

La riduzione del pignoramento esplica, se così possiamo dire, una sorta di tutela in favore del debitore per evitare, o almeno limitare, abusi a suo danno E' possibile ottenerla, mettendo palla al centro, quando esiste una sproporzione tra il credito preteso e il valore del bene che si intende espropriare.

In questi casi è bene farsi assistere da un consulente tecnico di parte che possa vigilare sull'operato e sui contenuti della perizia stilata dal CTU. Il più della volte la spesa in onorari professionali viene ampiamente ripagata.

Si tratta, in pratica, di un'ottima occasione per sfruttare a proprio vantaggio l'errore commesso dal creditore e costringerlo, così, ad accettare un accordo a saldo stralcio.

9 gennaio 2015 · Andrea Ricciardi

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Stai leggendo La conversione e la riduzione del pignoramento: la guida Autore Andrea Ricciardi Articolo pubblicato il giorno 9 gennaio 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 19 settembre 2017 Classificato nella categoria nozioni generali sul pignoramento Inserito nella sezione pignoramento del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

Commenti e domande

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  • tony86 10 gennaio 2015 at 09:10

    Salve a tutti volevo un chiarimento un paio di anni fa mi hanno arrestato e mi hanno fatto anche una multa pecuniaria adesso è arrivata la cifra di 14000€ adesso vorrei sapere visto che sono nudo proprietario possono attaccarsi alla proprietà se lascio scadere il termine di pagamento? E dopo la scadenza si può mettere d accordo di pagare? Oppure questa pena pecuniaria si può anche scontare con qualche periodo di servizi sociali? orario? firma? Aiutatemi a capire grazie

    • Ludmilla Karadzic 10 gennaio 2015 at 09:53

      Quando si commette un reato il giudice, se sussistono determinate condizioni regolate per legge, può commutare la pena in una sanzione pecuniaria oppure concedere di scontare la pena agli arresti domiciliari o, ancora, con l’affidamento ai servizi sociali.

      In italia, il mancato pagamento dei debiti non costituisce più un reato. Se il creditore si rivolge al giudice, per ottenere il rimborso di quanto gli è dovuto, l’unica misura che può essere disposta nei confronti del debitore è la riscossione coattiva. Ovvero il pignoramento e la successiva espropriazione, con vendita all’asta, di un bene di proprietà del debitore oppure il pignoramento, nella misura massima del 20% mensile, dello stipendio o della pensione da quest’ultimo percepiti. Quindi, non c’è alcuna possibilità di saldare il proprio debito tramite affidamento ai servizi sociali o similia: in pratica al creditore servono i soldi, e, al massimo, potrebbe accettare il rimborso attraverso qualche periodo di schiavitù o di lavori forzati del debitore, a proprio servizio e vantaggio, se ciò fosse ammesso, e non lo è, dalla legge.

      La nuda proprietà di un immobile è un bene che può essere pignorato ed espropriato. Il suo valore (così come quello dell’usufrutto) si determina in base a tabelle attuariali che tengono conto dell’età dell’usufruttuario nonché del valore commerciale dell’immobile libero da diritti reali di godimento (usufrutto).

      Al mancato pagamento della multa segue la notifica di una cartella esattoriale e dopo sessanta giorni, se il debitore non ottempera e non ricorre, possono avere inizio le procedure di riscossione coattiva. Una volta che la nuda proprietà dell’immobile è sottoposta a pignoramento e ne è disposta la vendita all’asta, al nudo proprietario, debitore insolvente, resta un’ultima chance per evitare l’espropriazione.

      Egli può richiedere al giudice la conversione del pignoramento, cioè il pagamento immediato del debito per cui l’escussione coattiva è stata avviata, più interessi di mora e spese legali. Naturalmente, nella conversione del pignoramento non è ammessa la rateizzazione del debito, che, invece, può essere richiesta al concessionario della riscossione (Equitalia) prima che scadano i 60 giorni successivi alla notifica della cartella esattoriale, risparmiando pure le spese legali relative alla successiva, eventuale, procedura di espropriazione.

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