Cosa accade se uno dei cointestatari opera separatamente sul conto corrente cointestato a firma congiunta

Ne consegue che la facoltà di compiere separatamente le operazioni sulle disponibilità del conto corrente deve necessariamente trovare fondamento in una inequivoca pattuizione convenzionale, in difetto della quale tali operazioni non risultano efficaci se non attuate col consenso di tutti i cointestatari.

Come recentemente statuito dalla Corte di cassazione, in caso di cointestazione di un conto corrente, ove non vi sia, o non sia provata, una clausola contrattuale che dia facoltà al singolo di operare separatamente sul conto, è chi invoca gli effetti dell'atto individuale di disposizione (ovvero la banca, ndr) ad avere l'onere di dimostrare che esso è riferibile anche agli altri intestatari o che, comunque, costoro lo hanno approvato, trattandosi altrimenti di un atto di per sé privo della possibilità di produrre effetti.

Deve di conseguenza ritenersi inefficace qualsiasi operazione posta in essere separatamente dal cointestatario del conto corrente a firma congiunta. Con l'ulteriore effetto dell'insorgere, in capo alla banca, di un'obbligazione a restituire gli importi illegittimamente prelevati. In altri termini, la banca è tenuta a corrispondere, sul conto corrente cointestato a firma congiunta, l'importo oggetto dei prelievi illegittimamente consentiti in palese violazione delle disposizioni contrattuali e degli stringenti obblighi di diligenza su di essa incombenti.

Questo è quanto stabilito dall'Arbitro Bancario finanziario nella decisione numero 3041/13.

26 settembre 2014 · Simonetta Folliero

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