Conto corrente cointestato a firma disgiunta » l'evento morte di uno dei contitolari non porta allo scioglimento del rapporto

In caso di cointestazione del rapporto di conto corrente a firma disgiunta l'evento morte di uno dei contitolari non porta allo scioglimento del rapporto. Il cointestatario superstite può continuare a utilizzare il conto dovendosi riconoscere piena continuità, pure successivamente alla morte di uno dei cointestatari, dell'efficacia del patto di firma disgiunta e quindi della potestà di compiere operazioni disgiuntamente anche oltre le rispettive quote.

Pertanto, nel caso di morte del cointestatario la facoltà di disporre del saldo deve essere riconosciuta tanto al contitolare superstite, quanto agli eredi del cointestatario deceduto.

La morte di uno dei cointestatari, infatti, non modifica l'obbligazione inizialmente assunta dalla banca (o dall'ufficio postale) nei confronti di ciascun cointestatario, quanto alla sua facoltà di integrale disponibilità del conto con firma disgiunta. Tale obbligo permane sia nei confronti di ciascun contitolare superstite, sia, unitamente tra loro, nei confronti dei coeredi del cointestatario defunto, con l'ovvia avvertenza che i cointestatari superstiti ben possono disporre disgiuntamente del conto corrente, senza il concorso degli altri coeredi ogni volta in cui, come nella specie, intendano esercitare a tale titolo originario la detta loro facoltà.

Unica eccezione in cui la banca è tenuta a pretendere il concorso di tutti cointestatari e degli eventuali eredi, nelle autorizzazioni del singolo prelievo, si ha quando da uno di essi sia stata notificata opposizione anche solo con lettera raccomandata.

Questo l'orientamento assunto dall'Arbitro Bancario Finanziario nella decisione 1673/13.

8 ottobre 2014 · Ornella De Bellis

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Stai leggendo Conto corrente cointestato a firma disgiunta » l'evento morte di uno dei contitolari non porta allo scioglimento del rapporto Autore Ornella De Bellis Articolo pubblicato il giorno 8 ottobre 2014 Ultima modifica effettuata il giorno 21 agosto 2017 Classificato nella categoria assegni cambiali conti correnti » mini guide Inserito nella sezione assegni cambiali e conti correnti.

Commenti e domande

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  • Utente anonimo 26 ottobre 2017 at 10:58

    Mio padre era contestatario a firma disgiunta con mia madre di un conto corrente bancario.
    Alla sua morte ha lasciato eredi me e mia madre al 50% dei beni in suo possesso. Mio nipote figlio dell’unico mio fratello, morto precedentemente a mio padre, che non era stato citato in testamento in quanto aveva già ricevuto notevoli somme di denaro, ha impugnato il testamento richiedendo la quota di legittima nonostante al momento di registrazione dal notaio del testamento gli avessimo detto che se l’avesse chiesta seduta stante avremmo fatto un atto aggiuntivo e non ci saremmo opposti a tale riconoscimento.
    Il suo avvocato con lui si sono recati in banca è hanno richiesto gli estratti conto dei 10 anni precedenti alla morte di mio padre e gli sono stati forniti. Mi chiedo ma se tale conto era congiunto a quello di mia madre non è una violazione della privacy per mia madre che ancora è in vita?

    • Simone di Saintjust 26 ottobre 2017 at 11:49

      In qualità di erede in rappresentanza del genitore premorto, suo nipote ha tutto il diritto di prendere visione degli estratti di qualsiasi conto corrente cointestato al de cuius. In questo caso, le normativa vigente sulla privacy degli altri cointestatari, non è applicabile.

  • Imaikki 30 marzo 2016 at 17:57

    Sono cointestatari di conto corrente con mia zia. Ho 2 fratelli, al decesso di mia zia posso disporre come voglio del mio 50℅ del conto?
    Tengo a precisare che noi 3 siamo gli unici eredi.
    Grazie

    • Annapaola Ferri 30 marzo 2016 at 18:24

      Del suo 50% può disporre come crede; potrebbe liberamente disporre anche dell’altro 50% se non ci fossero eredi. Invece le toccherà praticamente il 66,66% dell’intera disponibilità del conto corrente al momento del decesso della cointestataria: il 50% come cointestataria del conto ed un altro 16,66% come coerede.

      La Corte di cassazione (sentenza 29019/14) ha infatti stabilito che è configurabile il reato di appropriazione indebita a carico del cointestatario di un conto corrente bancario, il quale, pur se autorizzato a compiere operazioni separatamente, disponga in proprio favore, senza il consenso espresso o tacito degli altri cointestatari (o degli eredi di questi) della somma in deposito in misura eccedente la quota parte da considerarsi di sua pertinenza, in base al criterio stabilito dal codice civile, secondo cui le parti di ciascun cointestatario si presumono, fino a prova contraria, uguali.

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