Disinformazione sulla legge antiusura 108/96

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A proposito dei controlli sulle operazioni di finanziamento in essere tra le banche e le imprese (e i cittadini), dopo aver studiato la normativa antiusura (legge 7 marzo 1996, numero 108) e le varie interpretazioni finora circolate, sono giunto alla conclusione che c’è stata molta disinformazione sulla materia (non saprei se dolosa o colposa).

L’Associazione Bancaria Italiana e la Banca d’Italia (enti privati), tramite convegni e scritti di autori a loro vicini (di cui si possono fornire copiose prove) hanno infatti fatto circolare, per più di dieci anni, l’idea che la legge 108/96 non fosse altro che una semplice modifica dell’articolo 644 del codice penale in vigore fino ad allora, il quale puniva gli usurai (prestatori di danaro) che approfittavano dello stato di bisogno del debitore, e non riguardasse di certo le banche le quali non facevano usura per definizione, visto che (di norma) prestano i soldi solo a chi già li ha .

In realtà la legge 108/96, oltre che colpire più efficacemente l’usura “criminale”, aumentando le pene e predisponendo un apparato amministrativo di assistenza per le vittime di questo tipo di reato, ha anche previsto (indirettamente) un nuovo sistema di controllo giudiziario per tutte le operazioni di credito in particolare per quello bancario .

La legge ha infatti individuato, con appositi decreti ministeriali, una decina di operazioni standard e stabilisce, ogni tre mesi, per ognuna di loro, il tasso (annuale), globale (interessi nominali + commissioni e spese connesse) limite, da utilizzare per determinare la somma massima da corrispondere, a titolo di interessi (frutti civili del capitale, ex articolo 820 del codice civile), per un prestito; questo tasso limite si denomina “tasso soglia” .

Il superamento del tasso soglia fa si che qualsiasi tipo di credito promesso/concesso sia “oggettivamente” considerato usuraio e ciò comporterebbe (civilisticamente) la restituzione/non debenza di tutti gli interessi percepiti/richiesti (anche di quelli “leciti”), ai sensi dell’articolo 1815 del codice civile, novellato anch’esso dalla legge 108/96 e (penalmente) l’apertura di un’indagine per individuare il colpevole del reato.

Prima della legge 108/96 non esisteva alcun limite (legale) al tasso di un prestito perché l’usura non era conseguenza del superamento di un tasso ben individuato (oggettivo), ma era condizionata ad un elemento soggettivo: “l’approfittamento dello stato di bisogno” ben più difficile da dimostrare.

L’introduzione di questo nuovo limite oggettivo, a mio avviso, è stata determinata dal fatto che il sistemabancario, nei primi anni ’90, è stato privatizzato .

Quando il sistema era sostanzialmente pubblico, le banche, cioè il mercato legale del credito, erano sottoposte ad un controllo “sociale”, tramite i rappresentanti della politica, dei sindacati e della burocrazia che sedevano nei vari consigli mentre, dopo che il settore pubblico ha perso questa funzione, a causa della privatizzazione, il controllo sull’operato delle banche (degli amministratori, funzionari) nei confronti della clientela (cioè sui tassi e sulle modalità di erogazione del credito) è stato attribuito, tramite appunto la legge 108/96, alla magistratura (non a caso infatti c’è stato un forte aumento delle controversie tra le banche ed i clienti negli ultimi anni).

10 Ottobre 2008 · Loredana Pavolini

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