Coniuge con debiti - C'è separazione dei beni ma la residenza resta in comune


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Sposato in regime di comunione dei beni, qualche anno dopo ho fatto la separazione dei beni registrando l’atto e in seguito c’è stata una separazione di fatto dal coniuge, il quale trasferisce la residenza in altra località.

Nel 2008 il coniuge ha problemi abitativi, pertanto è ospitato e qualche tempo dopo per favorire il rilascio dei documenti d’identità e assistenza sanitaria concedo la residenza.

Nel frattempo un’agenzia di recupero credito, che in precedenza non trovava il coniuge debitore, riesce a trovarlo presso di me e chiede, giustamente, il credito vantato asserendo di voler procedere eventualmente a ingiunzione e successivi pignoramenti di beni mobili nel mio alloggio.

Perché devo rimetterci ancora una volta con i miei beni? Possono procedere a pignoramento di beni nonostante la separazione e cosa posso fare per evitare tale proceduta?

8 Ottobre 2012 · Genny Manfredi

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Commenti e domande

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  • bias 7 Ottobre 2021 at 18:12

    Fra i coniugi vige la separazione dei beni. La residenza è comune. Uno dei coniugi è oggetto di pignoramento mobiliare. I beni rinvenienti nel domicilio comune, e possibili oggetto di pignoramento, appartengono all’altro coniuge mediante atti di provenienza certa: fatture – ricevute, etc. È possibile che, di fronte alla certezza di proprietà, l’ufficiale preposto, possa procedere comunque al pignoramento dei beni rinvenuti nel comune domicilio?

    • Simone di Saintjust 8 Ottobre 2021 at 07:34

      Potrebbe capitare: infatti, l’ufficiale giudiziario, alla luce della sentenza della Corte di Cassazione numero 23625 del 20 dicembre 2012, non può comunque esimersi dal procedere al pignoramento. All’effettivo proprietario resta la possibilità di ricorrere allo strumento processuale dell’opposizione del terzo all’esecuzione.

      In altre parole, l’attività dell’ufficiale giudiziario è meramente esecutiva e non può mai ammettersi che egli abbia il potere discrezionale di decidere autonomamente di rifiutarsi di procedere al pignoramento mobiliare dei beni che si trovano nella casa del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti.

      Questa conclusione trova il conforto di due ulteriori considerazioni. Da un lato, c’è un aspetto pratico: consentire che l’ufficiale giudiziario si rifiuti di procedere al pignoramento per il fatto che il debitore gli esibisce una documentazione attestante, in astratto, l’appartenenza dei beni ad altri, finirebbe col vanificare, molto spesso, le finalità dell’esecuzione forzata, rimettendo alla valutazione dell’ausiliario ciò che, invece, può e deve essere valutato soltanto dal giudice.

      In secondo luogo, poi, non può tacersi che la legge prevede un rimedio apposito, ossia l’opposizione di terzi all’esecuzione, per risolvere ogni questione relativa all’eventuale pignoramento, da parte dell’ufficiale giudiziario, di beni che non appartengano al debitore ancorché siano nella sua apparente disponibilità. Proprio perché non si può escludere che vengano (inconsapevolmente) pignorati beni che appartengono in effetti ad un terzo, la legge lascia a quest’ultimo la facoltà di scelta: l’articolo 619 del codice di procedura civile., infatti, consente il ricorso a tale strumento per il caso in cui un terzo pretenda di avere “la proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati.