Commissione di massimo scoperto

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Già nel mirino delle liberalizzazioni di Bersani, la commissione di massimo scoperto torna in primo piano dopo le dichiarazioni del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che ne ha chiesto di nuovo l’abolizione. La questione della legittimità della commissione di massimo scoperto nasce dal rischio, già diventato realtà, del superamento dei limiti normativi sui tassi usurari stabiliti dalla legge del 1996.

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30 Giugno 2008 · Simonetta Folliero

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Approfondimenti

Anatocismo bancario e commissione di massimo scoperto
Per quanto concerne la capitalizzazione degli interessi passivi su conto corrente bancario o postale (anatocismo), il dato normativo consente la legittimità di una capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, ma solo a condizione che detta periodicità sia riconosciuta anche per gli interessi attivi. In più, quando, nel contratto stipulato fra il correntista e la banca, non è prevista una pattuizione che consenta la capitalizzazione trimestrale degli interessi attivi, deve ritenersi illegittima la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e, per tutta la durata del rapporto, il conteggio di tali interessi deve essere fatto senza capitalizzazione alcuna, nemmeno annuale (così, espressamente, Cassazione Sezioni ...

Fido in conto corrente - Dalla Commissione di Massimo Scoperto (CMS) alla Commissione di Affidamento (CA)
La commissione di massimo scoperto (CMS) venne introdotta nei contratti bancari a partire dal gennaio 1952 come il corrispettivo dell'obbligazione assunta dalla banca di tenere a disposizione del cliente una determinata somma di denaro per un periodo di tempo (determinato o indeterminato), indipendentemente dal suo effettivo utilizzo, finalizzata a compensare i costi industriali e finanziari derivanti da tale disponibilità. Nella pratica si tradusse in una commissione rilevata trimestralmente sull'ammontare massimo dell'utilizzo nel periodo superiore ad una soglia prefissata, per cui la commissione veniva calcolata sul picco più elevato della somma prelevata dal cliente in certo arco temporale, con la funzione ...

Commissione di massimo scoperto (CMS) - cosa è - come si calcola - perchè deve essere cancellata
Cosa è la commissione di massimo scoperto La commissione di massimo scoperto (CMS) è quella percentuale che la banca applica sul massimo saldo negativo registrato durante il trimestre. La commissione di massimo scoperto (CMS) viene applicata per tutto il trimestre, anche se nel trimestre il cliente affidato è andato in “rosso” per un solo giorno. Prima di esaminare i problemi conseguenti all'applicazione della commissione di massimo scopeto da parte delle banche ai conti in rosso dei clienti, dobbiamo analizzare necessariamente lo scoperto di conto corrente e parlare della differenza che intercorre fra un finanziamento ed una apertura di credito in ...

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  • Redazione Il Secolo XIX 20 Luglio 2008 at 09:20

    La magistratura già indaga, a Savona, dopo la denuncia per usura da parte del titolare di un’impresa di pulizie che si è sentito “taglieggiato” dalle banche.

    Ora l’Antitrust ha avviato 4 procedimenti su Bnl, Intesa SanPaolo, Mps e Unicredit Banca di Roma, per verificare le modalità di applicazione ai clienti della commissione di massimo scoperto. I procedimenti intendono accertare se i consumatori siano stati informati in modo chiaro ed esaustivo su modalità di calcolo e natura del massimo scoperto. Le istruttorie sono state avviate in base alle competenze Antitrust in materia di pratiche commerciali scorrette.

    L’abolizione della commissione di massimo scoperto era stata invocata dal Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nelle ultime considerazioni finali e poi anche all’assemblea dell’Abi lo scorso 9 luglio. A giugno era stato invece lo stesso presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, a richiamate l’attenzione su una «prassi iniqua» e «da abolire» in quanto «penalizzante per le famiglie e le imprese». Proprio di fronte alla platea dei banchieri riuniti in assemblea ad inizio luglio Draghi, dopo aver nuovamente sollecitato le banche ad «agire prontamente» contro il massimo scoperto, aveva annunciato di aver raccolto la disponibilità dei due maggiori istituti bancari italiani a rivedere il massimo scoperto. Lo scorso mercoledì Roberto Nicastro, deputy ceo di UniCredit, ha annunciato il lancio dei primi prodotti per famiglie e aziende senza la commissione: prodotti poi disponibili per tutti i clienti a partire dal prossimo novembre. Intesa Sanpaolo, ha annunciato nei giorni scorsi il direttore generale Pietro Modiano, conta di eliminare da tutti i contratti con la clientela la commissione di massimo scoperto entro la fine del 2009.

    A margine dell’assemblea dell’Abi anche il presidente di Bnl, Luigi Abete, aveva ricordato come Bnl avesse già adottato da parecchio tempo un conto che consente di non pagare la commissione. «Esistono già – aveva detto – forme di sperimentazione che hanno superato questa commissione. All’assemblea dell’associazione delle banche, il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, aveva risposto in modo positivo alle sollecitazioni del Governatore Draghi, invitando il sistema bancario ad abbandonare la formula del massimo scoperto. «Rientra nei compiti dell’Associazione – aveva detto Faissola – collaborare in primis con la Banca d’Italia per realizzare gli opportuni interventi che rendano fluido il passaggio dall’attuale modello ad altre forme di corrispettivo per la disponibilità di fondi e di linee di credito. Spetta alle singole banche definire i rapporti con la loro clientela: siamo certi che, nel rispetto delle regole sulla concorrenza, faranno propri gli inviti ad una più completa trasparenza».

  • Repubblica.it 18 Luglio 2008 at 19:16

    L’Antitrust ha aperto un procedimento contro Bnl, Monte dei paschi di Siena, Intesa e Unicredit per verificare le modalità di applicazione della commissione di massimo scoperto nei confronti della clientela. “I procedimenti – si legge in una nota – sono finalizzati ad accertare se “i consumatori siano stati informati, in maniera chiara ed esaustiva, sulle modalità di calcolo e sulla natura della commissione di massimo scoperto”. Le istruttorie, informa ancora il comunicato, sono state aperte lo scorso 4 luglio in base alle competenze sulle pratiche commerciali scorrette affidate all’Antitrust dal Codice del consumo.

    Il procedimento dell’Autorità sulla concorrenza arriva dopo diversi richiami e dopo che lo stesso governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, proprio nei giorni scorsi, parlando all’assemblea annuale dell’Abi, aveva lanciato un nuovo appello agli istituti di credito, invitandoli a eliminare quanto prima la commissione.

    “Occorre procedere alla sostituzione della commissione di massimo scoperto con forme trasparenti di remunerazione commisurate al fido”, aveva detto Draghi. Poi, quasi a voler anticipare l’intervento dell’Antitrust, il governatore aveva aggiunto: “È molto bello fare da soli piuttosto che aspettare forme di coercizione”. Annunciando che due colossi come Banca-Intesa e Unicredit hanno iniziato a muoversi per cancellare il balzello, Draghi aveva sollecitato le altre ad affrettarsi “a sostituire una commissione opaca con un sistema trasparente”.

    Quella per l’abolizione della commissione sul massimo scoperto è una vecchia battaglia delle associazioni dei consumatori, ma sulla questione si è espressa con una sentenza anche la Corte di Cassazione dopo che diversi istituti di credito sono finiti sotto inchiesta per il reato di usura. Un altro tentativo di eliminare la commissione era passato poi attraverso i provvedimenti di liberalizzazione promossi nella passata legislatura dall’ex ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani.

    Secondo la definizione data dalla Cassazione, la commissione di massimo scoperto è la “remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione dei fondi a favore del correntista indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma”. Il problema è innanzitutto di chiarezza, in quanto le clausole bancarie standard non forniscono informazioni in merito e non esplicano il meccanismo operativo di calcolo della commissione, nascondendo integralmente la causa giustificatrice della commissione di massimo scoperto. Inoltre il costo della commissione viene in molti casi operato sulla base di tassi d’interesse usurai, come hanno accertato alcune recenti sentenze.

  • redazione Milano Finanza 18 Luglio 2008 at 19:03

    L’abolizione della commissione di massimo scoperto era stata invocata dal Governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nelle ultime considerazioni finali e poi anche all’assemblea dell’Abi lo scorso 9 luglio.

    A giugno era stato invece lo stesso presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, a richiamate l’attenzione su una «prassi iniqua» e «da abolire» in quanto «penalizzante per le famiglie e le imprese». Proprio di fronte alla platea dei banchieri riuniti in assemblea ad inizio luglio Draghi, dopo aver nuovamente sollecitato le banche ad «agire prontamente» contro il massimo scoperto, aveva annunciato di aver raccolto la disponibilità dei due maggiori istituti bancari italiani a rivedere il massimo scoperto.

    Lo scorso mercoledì Roberto Nicastro, deputy ceo di UniCredit, ha annunciato il lancio dei primi prodotti per famiglie e aziende senza la commissione: prodotti poi disponibili per tutti i clienti a partire dal prossimo novembre. Intesa Sanpaolo, ha annunciato nei giorni scorsi il direttore generale Pietro Modiano, conta di eliminare da tutti i contratti con la clientela la commissione di massimo scoperto entro la fine del 2009.

  • Antitrust 18 Luglio 2008 at 19:06

    L’Antitrust ha avviato il 4 luglio scorso quattro distinti procedimenti nei confronti di Bnl, Intesa Sanpaolo, Mps e Unicredit Banca di Roma per verificare le modalità di applicazione della commissione di massimo scoperto nei confronti della clientela.

    “I procedimenti sono finalizzati ad accertare se i consumatori siano stati informati in maniera chiara ed esaustiva sulle modalità di calcolo e sulla natura della commissione di massimo scoperto. Le istruttorie sono state avviate in base alle competenze sulle pratiche commerciali scorrette affidate all’Antitrust dal Codice del consumo”.

  • Giuliano Barbolini 16 Luglio 2008 at 20:43

    “Il Pd si aspetta che il governo e la maggioranza traducano tempestivamente in norma il contenuto dell’Odg oggi approvato nelle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato e che prevede l’abolizione della commissione di massimo scoperto alle banche. Una clausola che penalizza molti cittadini e molte imprese”. Lo dichiara il senatore del Partito Democratico Giuliano Barbolini, capogruppo in Commissione Finanze e primo firmatario dell’Odg.

    “Avendo respinto un emendamento al Dl 93 del 2008, in corso di conversione al Senato, che prevedeva di annullare, così come previsto nel complesso delle misure elaborate a suo tempo dall’allora Ministro Bersani, la clausola del massimo scoperto in banca, i relatori in commissione, d’intesa con la maggioranza e il governo, hanno poi fatto proprio il contenuto proposto dai senatori Pd come Ordine del giorno approvato con l’unanimità dei presenti.

    In esso si prevede l’annullamento non solo delle clausole contrattuali che prevedono il massimo scoperto ma anche di tutte quelle che dispongono una remunerazione accordata alla banca per la messa a disposizione di fondi a favore del titolare di conto corrente indipendentemente dall’effettivo prelevamento della somma e dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi da parte del cliente”.

    “L’approvazione di questo Odg – conclude Barbolini – vede riconosciuta una rivendicazione giusta e da troppo tempo disattesa sui costi impropri a carico dei clienti, cittadini o imprese che siano”.

  • AGI 13 Luglio 2008 at 00:01

    Tra dieci giorni sara’ eliminata la commissione di massimo scoperto sia nei rapporti con i privati sia con le imprese.

    Lo annuncia, in un’intervista su Repubblica, Roberto Nicastro, vice amministratore delegato di Unicredit Group che parla anche risparmi piu’ o meno del 20% per correntisti e imprese.

    La sua banca taglia dunque per prima il traguardo e dal 21 luglio saranno pronti due nuovi prodotti senza la commissione. “I prodotti fanno parte della gamma dei piu’ innovativi – spiega Nicastro – Il primo e’ dedicato alle famiglie, si chiama Genius ricaricabile”. Per le imprese invece sara’ adottato un sistema che gia’ e’ in vigore all’estero. “Su un fido di 100mila euro – dice Nicastro – verra’ pagata una percentuale fissa, che puo’ essere lo 0,3 o lo 0,5%. questo dipendera’ dalla valutazione del rischio e dalla concorrenza”.

    Chi vorra’ tenersi l’odiato balzello comunque potra’ farlo ma con una novita’: “la commisione verra’ calcolata sullo scoperto di cassa e non di valuta come invece accade oggi.

  • karalis 10 Luglio 2008 at 22:24

    Grazie sig. Frescura per questo circostanziato contributo,

  • Gianni Frescura 10 Luglio 2008 at 17:34

    E’strano che improvvisamente la commissione massimo (cms)scoperto sia diventata “arcaica” ma forse il temine giusto è “pericolosa”, perchè è noto a molti che la cms è al centro di svariate indagini penali per la questione dello sconfinamento nell’usura dei tassi applicati sui contratti di apertura di credtito in conto corrente e sugli sconti commerciali con le piccole imprese a causa proprio della cms.

    Da mesi si susseguono le notizie, di pubblico dominio, che procedure per usura bancaria sone avviate dalle Procure di mezza Italia (da ultinmo a Savona), tanto che un profano potrebbe chiedersi come mai nessun Procuratore abbia ancora avviato un’inchiesta per verificare se per caso esiste pure il reato di associazione a delinquere, visto che spesso sono coinvolti i medesimi istituti.

    E un’altra domanda che sorge spontanea, ai giuristi più attenti, è per quale motivo negli ormai innumerevoli casi di contestazione in sede civile della usurarietà dei tassi bancari, i giudici ed i consulenti tecnici (che sono anch’essi pubblici ufficiali), pur avendone notizia, non trasmettono il fascicolo alla Procura competente, come prevederebbe il quarto comma dell’art. 331 del Codice di procedura penale, essendo l’usura un reato perseguibile d’ufficio (e l’omessa denuncia sarebbe sanzionata dall’art. 361 del c.p.).

    Chi scrive è stato consulente tecnico (per la parte offesa) nel procedimento penale per usura contro altre tre banche in corso a Bassano del Grappa (VI), dove siamo già nella fase dell’incidente probatorio e posso testimoniare che, a fronte di una perizia del c.t.u. assolutamente “anomala” il p.m. non ha profferito parola quando, in udienza, si è trattato di contestare le assurde risultanze del c.t.u. (nominato dal g.i.p., non dal p.m.).

    Il “trucco” usato dal c.t.u. del Tribunale di Bassano per “tutelare” gli interessi delle banche (e che i magistrati forse non hanno capito?) è consistito nel calcolare il “tasso effettivo” (TAEG), da confrontare con il “tasso soglia” per vedere se c’è usura, direttamente sugli estratti conto e non, come sarebbe corretto, sulle operazioni di credito effettuate tra banca e cliente; il c.t.u. ha utilizzato perciò, nella formula di matematica finanziaria da cui si ricava il TAEG, i “numeri” (capitale x giorni) calcolati dalla banca, “numeri” che però sono sicuramente sbagliati a causa dell’anatocismo.

    Il c.t.u. ha proceduto in questo strano modo (errato, in quanto non esiste un tasso soglia per il conto corrente !) perchè seguendo il metodo corretto avrebbe dovuto ricalcolare i saldi trimestrali e con “numeri” diversi, l’usura, perpetrata per oltre un decennio dalle banche ai danni del piccolo imprenditore bassanese che ha presentato la denuncia, sarebbe emersa in modo inconfutabile.

    La scusante ufficiale addotta dal c.t.u per giustificare il suo “anomalo” modus operandi, è stata che i quesiti al g.i.p. prevedevano espressamente il calcolo del tasso soglia “sui conti correnti”, anche perché questo era il metodo seguito dalle banche per le verifiche interne; a sua volta il g.i.p. ha spiegato, in udienza, che aveva dato quella indicazione perchè il capo d’imputazione del p.m. parlava di “conti correnti” e non di “operazioni bancarie”.

    Le scusanti ufficiose sono state che seguendo il metodo (corretto) propugnato dal sottoscritto c.t. di parte, qualsiasi conto corrente passivo di un’impresa sarebbe risultato in usura e che i funzionari di banca (poverini !) non erano consapevoli che i calcoli per la rilevazione del tasso soglia si potessero fare in altri modi.

    A me sembra che la magistratura non voglia vedere l’usura praticata impunemente dalle banche e i giudici danno l’impressione di attaccarsi a qualsiasi cavillo pur di evitare che qualcuno dica finalmente come si devono fare, legalmente, i calcoli degli interessi e delle spese dovute dai clienti per le operazioni bancarie, in caso di contestazione dei (falsi) crediti bancari; così in Italia abbiamo degli interessi (bancari) civilistici diversi da quelli penali e poi ogni consulente tecnico fa i calcoli secondo un proprio metodo; ciò significa, in pratica, che fin’ora nessuno sembra essere in grado di dire quali sono gli esatti debiti/crediti di un cliente delle banche; alla faccia della certezza del diritto, della matematica e della contabilità!

    L’atteggiamento del p.m. di Bassano, il cui dovere, nel caso del reato di usura, sarebbe quello di tutelare l’ordine economico (la correttezza legale dei rapporti tra banca e cliente, non il patrimonio di un imprenditore poco accorto), è significativo dell’ostilità istituzionale affrontata da chi, denunciando l’usura impunemente perpetrata, sfida il potere bancario che evidentemente riesce ad intimidire anche coloro che dovrebbero essere i tutori (giudiziari) del mercato, i cui perturbatori (usurai), tra l’altro, sono puniti in modo più grave, se sono bancari.

    Tornando alla questione della cms, devo dire che, pur essendo penalmente rilevante accertare se deve essere compresa nel tasso globale o conteggiata a parte, non è lei l’elemento decisivo per il calcolo esatto dell’importo (interessi e spese usurarie) che la banca, a norma dell’art. 1815 del codice civile, dovrebbe restituire, a titolo di penale, al correntista usurato e pertanto continua a rimanere nel limbo il grande problema della quantificazione dell’usura bancaria che riguarda praticamente tutti (sottolineo) tutti i conti correnti delle imprese commerciali, industriali ed artigiane e coinvolge logicamente somme enormi (nell’ordine dei miliardi di euro).

    E’ infatti da tener conto che la vera usura bancaria non consiste nel mero superamento del tasso soglia, ma nella sommatoria delle “furberie” utilizzate dal sistema creditizio italiano semilegalmente da oltre cinquant’anni per i calcoli (volutamente) incomprensibili contenuti negli estratti conto delle banche, anche se il fatto (oggettivo) del superamento del tasso soglia è sufficiente (dal 1997) a configurare il reato di usura di cui all’art. 644 del c.p. e la collegata infondatezza (civilistica) della pretesa di interessi e spese usurarie (pagate o promesse), indipendentemente da questioni relative alla responsabilità delle persone coinvolte (amministratori, dirigenti e funzionari) più o meno consapevoli delle “furberie” (e non trattiamo qui la questione della validità dei crediti per “moneta scritturale”).

    Per “furberie” intendo la dolosa applicazione, nei rapporti con la clientela, di valute e spese arbitrarie, di interessi ultralegali e soprattutto, dell’anatocismo (interesse composto), cioè della “magica” trasformazione, che le banche fanno ogni tre mesi, in capitale a credito degli interessi e delle spese (arbitrariamente) addebitate sui conti correnti; la cms non è “il problema”, ma solo una delle “furberie” (un moltiplicatore del diabolico anatocismo).

    Ormai è chiaro che ogni rapporto bancario esistente è viziato da decenni di “furberie” e pertanto qualsiasi azione giudiziaria delle banche nei confronti dei clienti, in particolare quelle esecutive, non dovrebbe proseguire, anche senza specifica opposizione, finché non siano accertati (d’ufficio) i reali saldi contabili; ad esempio: se la banca procede per le rate insolute di un mutuo non è detto che il (vantato) credito della banca sia tale, perché può trattarsi di un mutuo contratto per chiudere un conto passivo, che in verità non era tale e perciò il mutuo potrebbe essere nullo (per simulazione o per errore).

  • Pietro Modiano 10 Luglio 2008 at 07:27

    Dal gennaio 2009 Intesa Sanpaolo manderà in vigore nuovi contratti senza la commissione di massimo scoperto. Lo ha annunciato oggi il direttore generale del gruppo, Pietro Modiano che ha definito il balzello in questione «una commissione arcaica e troppo complessa per i tempi». E ha spiegato al termine dell’assemblea annuale dell’Abi: «Il massimo scoperto data 1947 e fa parte dell’archeologia. In tutto il mondo i fidi sono remunerati con commissioni più semplici, commisurate all’entità del fido o al mancato utilizzo»

    «Draghi – ha detto Modiano dopo aver ascoltato l’intervento del governatore – ha dato atto alle due principali banche (l’altra è Unicredit, ndr) di aver preso un’iniziativa sul massimo scoperto. Noi siamo una delle due e la nostra iniziativa darà luogo alla sostituzione volontaria, da parte dei clienti, della commissione con forme di remunerazione dei fidi più moderne».

    Il dg di Intesa Sanpaolo ha annunciato che dopo l’estate la banca provvederà all’abolizione e dal 1 gennaio 2009 ci saranno i nuovi contratti senza massimo scoperto, «che si estenderanno pian piano a tutta la clientela potenziale». L’obiettivo è avviare operativamente i nuovi contatti da ottobre, con validità da gennaio 2009.

    Modiano ha ricordato che Intesa Sanpaolo ha già «un milione di clienti privi del massimo scoperto. Tutti i nostri clienti che vorranno trasformare il contratto saranno ben accolti, altrimenti li contatteremo noi». «Questo cambiamento – ha aggiunto Modiano – inciderà poco sui privati e sulle medie imprese».

  • Corrado Faissola 9 Luglio 2008 at 13:07

    Per la commissione bancaria di massimo scoperto «è necessario un ripensamento», garantendo maggiore «chiarezza e trasparenza» ai clienti. L’attuale clausola, criticata anche da Bankitalia, potrebbe venire sostituita da «commissioni sull’accordato, basate sull’ammontare preso in prestito, sul rating del cliente e sulla concorrenza fra le diverse banche». Lo ha affermato il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, nella conferenza stampa per anticipare i contenuti della relazione all’assemblea annuale dell’associazione, in programma domani, mercoledì 9 luglio.

    «Rientra nei compiti della nostra associazione – ha sottolineato – collaborare in primis con la Banca d’Italia per realizzare gli opportuni interventi che rendano fluido il passaggio dall’attuale modello ad altre forme di corrispettivo per la disponibilità di fondi e linee di credito. Spetta poi alle singole banche definire contrattualmente i nuovi rapporti con la clientela».

    Nella relazione, ha aggiunto il numero uno dell’Abi, «esprimerò la convinzione che, nel rispetto delle regole della concorrenza, i singoli gruppi bancari faranno propri gli inviti a una più completa chiarezza e trasparenza nei confronti della clientela». Questa decisione, ha concluso Faissola, «è la più importante presa di posizione che assumerò domani in assemblea, di importanza estrema anche dal punto di vista storico». Per il sistema bancario, infatti, l’introito derivante dalla commissione di massimo scoperto è «molto consistente».

    Faissola ha poi spiegato che le banche la loro parte hanno iniziato a farla già da qualche tempo: il prezzo medio di un conto corrente «negli ultimi quattro anni è diminuito di oltre il 30% in termini reali». Inoltre, ha aggiunto il numero uno dell’Abi, «circa 3,6 milioni di clienti sono passati da un conto corrente all’altro e oggi gli operatori più competitivi offrono già prezzi pari a circa 80 euro per conti “non online” e 50 euro per conti online».