Coesistenza di cessione del quinto, delega di pagamento e pignoramento

Coesistenza di cessione del quinto, delega di pagamento e pignoramento

L’articolo 545 del codice di procedura civile tace per quel che riguarda il simultaneo concorso di delegazioni di pagamento, cessioni del quinto e pignoramenti. Esso si limita a stabilire che il pignoramento per il simultaneo concorso di crediti esattoriali, ordinari e alimentari non può estendersi oltre la metà dell’ammontare della retribuzione e che, nel caso di pensioni, può essere pignorata solo la parte eccedente il minimo vitale, corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà.

Fatta questa premessa, va detto che la legge speciale 180/1950 aggiunge, all’articolo 68, che qualora i sequestri o i pignoramenti abbiano luogo dopo una cessione perfezionata e debitamente notificata, non si può sequestrare o pignorare se non la differenza fra la metà dello stipendio (o della pensione) valutato al netto delle ritenute per oneri fiscali, e la quota ceduta.

E vero anche che l’articolo 69 della legge 180/1950 dispone che quando preesista, delegazione di pagamento, i pignoramenti non possono colpire se non l’eventuale differenza fra la metà dello stipendio valutato al netto della delegazione e l’importo della delegazione. Tuttavia, la stessa legge, all’articolo 58 chiarisce cosa si intenda per delegazione di pagamento: ovvero la facoltà di rilasciare delega per il pagamento della pigione o della rata di mutuo afferenti ad alloggi di edilizia economica e popolare.

Pertanto la legge non si occupa della limitazione del pignoramento per lo stipendio già gravato da delega di pagamento riconducibile ad un prestito.

Se ne conclude che il creditore potrà pignorare un importo massimo capiente nella differenza fra la metà dello stipendio valutato al netto della quota ceduta, e la quota ceduta.

4 Maggio 2018 · Ludmilla Karadzic

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Stai leggendo Coesistenza di cessione del quinto, delega di pagamento e pignoramento Autore Ludmilla Karadzic Articolo pubblicato il giorno 4 Maggio 2018 Ultima modifica effettuata il giorno 30 Settembre 2020 Classificato nella categoria Article schema org Inserito nella sezione contratti di prestito - microcredito usura e sovraindebitamento

Commenti e domande

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  • Anonimo 10 Febbraio 2020 at 22:58

    Prendo € 3.294 lordi di pensione. Al netto delle tasse risultano € 2.262. Da queste mi viene detratta la rata per cessione del quinto di € 412. Restano € 1.850. Qual’è la quota pignorabile per alimenti e quale per debiti esattoriali? Quale dei due suddetti pignoramenti avrebbe la precedenza?

    • Ornella De Bellis 11 Febbraio 2020 at 10:28

      Crediti alimentari e crediti esattoriali possono coesistere: la quota massima di prelievo per i crediti alimentari è stabilita dal Presidente del Tribunale, la quota massima di prelievo per i crediti esattoriali è del 20% eccedente il minimo vitale.

      Resta inteso che la somma dei prelievi in busta paga riconducibili a pignoramento azionato da crediti alimentari e crediti esattoriali, nonchè da trattenute per cessione del quinto, non può superare il limite del 50% della pensione, al netto degli oneri fiscali, degli assegni per il nucleo familiare.

      Ma attenzione: il creditore alimentare di solito non è obbligato a procedere con pignoramento quando l’obbligato è un pensionato: infatti egli può ottenere direttamente la somma decisa dal presidente del tribunale con ritenuta diretta operata dall’INPS, ex articolo 156 del codice civile. In tal caso la ritenuta diretta non rientra nel calcolo del 50% impignorabile della pensione (anche se alcuni tribunali ne tengono comunque conto)

  • vitale 6 Maggio 2018 at 12:37

    Sono un pensionato ho già una trattenuta della cessione del quinto e ho un pignoramento: cosa mi possono ancora pignorare?

    • Annapaola Ferri 6 Maggio 2018 at 16:31

      Se il nuovo creditore procedente agisce per crediti della stessa natura (ordinaria, esattoriale, alimentare) di quello in corso, non può essere pignorato altro dalla pensione.

      Altrimenti, può essere pignorato il 20% dell’importo pensionistico che eccede il minimo vitale (corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà), sempre che non sia capiente nella differenza fra la metà della pensione, valutata al netto della quota ceduta, e la quota ceduta.