Regole ed esempi di calcolo per il pignoramento della pensione - Gli elementi in base ai quali il giudice è chiamato a stabilire l'entità della quota effettivamente pignorabile

Dall'INPS il giudice deve acquisire informazioni circa il reddito percepito per la pensione, includendo le eventuali cessioni del quinto in corso e i possibili pignoramenti che già insistono sulla pensione del debitore nei confronti del quale si procede.

Naturalmente, il giudice conosce, sulla base della documentazione prodotta da chi avvia l'azione esecutiva di pignoramento presso terzi, la natura del debito: se esattoriale, ordinario o alimentare.

Tecnicamente, dunque, al giudice non resta che:

  1. ricostruire il reddito percepito da pensione del debitore (comprensivo di eventuali trattenute in corso relative a cessioni del quinto e a pignoramenti già azionati e al netto delle ritenute di legge);
  2. determinare la capienza residua per i pignoramenti azionabili nei confronti del debitore, che è pari alla metà del reddito da pensione percepito dal debitore, diminuita degli eventuali importi già pignorati e ceduti;
  3. individuare la componente assoggettabile a pignoramento su cui applicare la quota teorica massima pignorabile in ragione della natura (ordinaria o esattoriale) del debito per il quale si procede; come abbiamo avuto modo di vedere la componente assoggettabile a pignoramento per il pensionato è data dal reddito percepito di pensione diminuita dell'importo stabilito per legge come minimo vitale (al momento in cui si scrive pari a circa 750 euro).

Per orientare la propria decisione in merito all'entità della quota effettivamente pignorabile, il giudice dovrà tener conto di quanto previsto dalle leggi vigenti.

In particolare, dall'articolo 545 del codice di procedura civile così come integrato dalla legge 83/15, dalle norme sul pignoramento esattoriale introdotte dal decreto legge 16/12, dal disposto dell'articolo 68, secondo comma della legge 180/50 sul pignoramento e la cessione delle pensioni degli ex dipendenti dalle pubbliche amministrazioni (che assumeremo estese a tutti i pensionati) in base al quale, qualora i pignoramenti abbiano luogo dopo una cessione, non si può pignorare se non la differenza fra la metà della pensione percepita e la quota ceduta.

Il combinato disposto della normativa e della giurisprudenza appena richiamata implica che:

  1. l'importo totale già eventualmente pignorato in passato al pensionato, sommato alla quota effettivamente pignorabile in base all'attuale azione esecutiva promossa dal creditore procedente e al rateo di una eventuale cessione del quinto in corso, non potrà mai eccedere la capienza, ovvero la metà del reddito da pensione da questi percepito;
  2. se il debito è di natura ordinaria, la quota teorica massima pignorabile, da applicare alla componente assoggettabile a pignoramento, è del 20% (un quinto);
  3. se il debito è di natura esattoriale, la quota teorica massima pignorabile per tutti gli eventuali esattori procedenti (globale), da applicare alla componente assoggettabile a pignoramento, è del 20% (un quinto);
  4. se il debito è di natura esattoriale e il reddito percepito dal debitore a titolo di pensione non supera i 2500 euro, per ciascun esattore procedente la quota teorica massima pignorabile, da applicare alla componente assoggettabile a pignoramento, è del 10% (un decimo);
  5. se il debito è di natura esattoriale e il reddito percepito dal debitore a titolo di pensione è superiore ai 2500 euro, ma non supera i 5000 euro, per ciascun esattore procedente la quota teorica massima pignorabile, da applicare alla componente assoggettabile a pignoramento, è del 14,2% (un settimo);
  6. se il debito è di natura esattoriale e il reddito percepito dal debitore a titolo di pensione è superiore ai 5.000 euro, per il primo esattore procedente la quota teorica massima pignorabile, da applicare alla componente assoggettabile a pignoramento, è del 20% (un quinto);
  7. se il debito è di natura alimentare sarà il giudice, con ampio margine di discrezionalità, a stabilire la quota effettiva da pignorare nell'ambito della componente assoggettabile a pignoramento e compatibilmente con il vincolo, fissato per legge, che la somma dell'importo effettivamente pignorato, degli eventuali pignoramenti preesistenti nonché del rateo per una eventuale cessione del quinto in corso, non ecceda l'importo massimo che può essere mensilmente trattenuto al debitore (vale a dire la metà del reddito da pensione percepito).

Se ritorniamo, per un attimo, al concetto di componente della pensione assoggettabile a pignoramento possiamo comprendere adesso come, per un pensionato, il reddito residuale al simultaneo concorso di pignoramenti ordinario, esattoriale ed alimentare e a preesistenti cessioni del quinto, non possa mai scendere al di sotto del minimo vitale (circa 750 euro).

Da notare la non incidenza di un prestito delega (che il pensionato può riportare dal precedente rapporto di lavoro) rispetto alla capienza residua per i pignoramenti azionabili. Se al debitore vengono accreditati in banca 1000 euro a titolo di stipendio ed ha in corso un prestito delega di 100 euro, senza pignoramenti pregressi, la capienza residua per i pignoramenti azionabili è di 550 euro (il reddito percepito è, infatti, 1100 euro e non 1000). Se al debitore vengono accreditati in banca 1000 euro a titolo di stipendio ed ha in corso una cessione del quinto di 100 euro, sempre in assenza di pignoramenti pregressi, la capienza residua per i pignoramenti azionabili nei confronti del debitore, ammonta, invece, a 450 euro (la metà del reddito percepito di 1100 euro a cui va sottratto il rateo mensile impegnato nella cessione del quinto).

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Stai leggendo Regole ed esempi di calcolo per il pignoramento della pensione - Gli elementi in base ai quali il giudice è chiamato a stabilire l'entità della quota effettivamente pignorabile Autore Ludmilla Karadzic Articolo pubblicato il giorno 22 luglio 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 17 febbraio 2019 Classificato nella categoria azioni esecutive revocatoria pignoramento ed espropriazione » mini guide Inserito nella sezione tutela dei beni del debitore.

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  • Anonimo 13 gennaio 2019 at 09:59

    Sul mio conto corrente bancario mi viene accreditata mensilmente (il primo giorno di ogni mese) la pensione da ex dirigente dello stato che ammonta attualmente ad euro 3 mila e 243 circa, che rappresenta per me l’unica fonte di reddito e con la quale devo far fronte ai bisogni essenziali della vita quotidiana, oltre ad altri impegni di spesa da tempo programmati (rate mutuo, acquisto auto…).

    Ora, essendo stato condannato in sede civile ad euro 50 mila di risarcimento danni a favore della controparte e a circa euro 20 mila per spese legali, chiedo di conoscere con quali criteri verrà concretamente determinata la base impignorabile mensile e, di conseguenza, quella che potrà essere oggetto di pignoramento e quindi di esecuzione da parte del creditore, atteso che la nuova disciplina legale (DL 83/2015) ha individuato (in rialzo) le soglie di impignorabilità (per esigenze vitali minime dell’individuo) della pensione accreditata sul conto corrente.

    Col presente quesito, infatti, mi preme conoscere in concreto entro quali limiti ed in che misura potrei subire una esecuzione nelle forme del pignoramento presso terzi ( la banca presso la quale ho aperto il conto), beneficiando mensilmente della predetta pensione.

    Ed infine vi chiedo: la determinazione della parte pignorabile verrà effettuata dal creditore procedente o dal giudice?

    Ed infine, a seguito della richiesta di pignoramento al terzo, il mio conto corrente verrà bloccato dalla Banca o questa ne consentirà l’utilizzo per la base impignorabile?

    • Ornella De Bellis 13 gennaio 2019 at 12:49

      Procediamo con ordine, individuando le due tipologie di azione esecutiva a cui lei, debitore inadempiente, potrà essere sottoposto: pignoramento del conto corrente o pignoramento della pensione.

      Pignoramento della pensione

      In questo caso il terzo pignorato sarà l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS), il quale, sostanzialmente, nel corso della procedura di pignoramento ed assegnazione, sarà tenuto a comunicare al giudice adito dal creditore, l’esatto ammontare della somma erogata mensilmente al debitore sottoposto ad azione esecutiva, ovvero 3.243 euro. Ora, a partire da gennaio 2018, l’importo massimo dell’assegno sociale ammonta a 453 euro. In base all’articolo 545 del codice di procedura civile, le somme da chiunque dovute a titolo di pensione non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà (minimo vitale), mentre la parte eccedente è pignorabile nei limiti del 20% . Essendo, dunque, il minimo vitale attualmente pari a 779,5 euro, la parte pignorabile della sua pensione risulta essere di 2.563,5 per una quota mensile prelevabile di circa 513 euro (arrotondata in eccesso).

      Pignoramento del conto corrente

      Il pignoramento ordinario del conto corrente, ovvero il pignoramento del conto corrente per crediti azionati in base a sentenza passata in giudicato, è regolato, fra gli altri, dall’articolo 546 del codice di procedura civile: dal giorno in cui riceve l’atto di pignoramento del conto corrente, la banca presso cui il debitore sottoposto ad azione esecutiva intrattiene un rapporto di conto corrente è tenuta, relativamente alle cose e alle somme depositate in conto corrente e nei limiti dell’importo del credito precettato al debitore, aumentato della metà, agli obblighi che la legge impone al custode.
      Come accennato, nel pignoramento ordinario del conto corrente, la banca è chiamata a svolgere il proprio ruolo di custode dell’importo del credito precettato al debitore, aumentato della metà fino all’assegnazione al creditore procedente della somma stabilita dal giudice (che potrà comprendere, oltre a quanto dovuto dal debitore inadempiente, anche le spese legali sostenute dal creditore nella fase di espropriazione forzata del saldo di conto corrente).
      Ora, se sul conto corrente del debitore sottoposto ad azione esecutiva c’è disponibilità almeno pari all’importo corrispondente alla somma precettata aumentata della metà, la banca congela tale disponibilità sottraendola al saldo, ma rendendo possibile l’operatività del conto corrente (riuscendo, così, ad assolvere agli obblighi di custodia che la legge attribuisce al terzo pignorato). Le operazioni non ancora contabilizzate (incasso di assegni emessi, regolamento di acquisti effettuati con carte di credito o revolving), in assenza di adeguata copertura (dopo la riduzione coattiva del saldo disponibile), non andranno a buon fine, con potenziali strascichi negativi come protesti, segnalazione alle centrali rischi e revoca della possibilità di rilasciare assegni.
      Con l’ordinanza giudiziale di assegnazione al creditore procedente di quanto necessario a soddisfare il credito azionato e le spese sostenute, a conclusione dell’iter espropriativo nella procedura ordinaria di pignoramento, la banca potrà rendere nuovamente disponibile nel saldo di conto corrente del debitore, la somma non assegnata dal giudice rispetto all’importo del credito precettato al debitore, aumentato della metà a suo tempo congelato.
      Qualora, invece, sul conto corrente del debitore sottoposto ad azione esecutiva non vi sia disponibilità almeno pari all’importo corrispondente alla somma precettata aumentata della metà, la banca è costretta a congelare il conto corrente, rendendolo non più utilizzabile, almeno fino alla dichiarazione dal terzo pignorato circa la consistenza del saldo di conto corrente di cui all’articolo 547 del codice di procedura civile (non in grado di assicurare la copertura del credito precettato aumentato della metà) e alla successiva ordinanza giudiziale di assegnazione al creditore procedente della somma prelevata dal saldo di conto corrente. Le operazioni non ancora contabilizzate (incasso di assegni emessi, regolamento di acquisti effettuati con carte di credito o revolving), dopo il blocco di conto corrente, non andranno a buon fine, con potenziali strascichi negativi come protesti, segnalazione alle centrali rischi e revoca della possibilità di rilasciare assegni. Eventuali disposizioni di accredito (anche per stipendio o pensione) non andranno a buon fine e non verranno addebitate al disponente.
      In ogni caso, a norma dell’articolo 545 del codice di procedura civile, le somme dovute a titolo di pensione, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate, per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento: nella fattispecie, dopo l’assegnazione al creditore procedente, delle giacenze disponibili in conto corrente dovranno essere comunque lasciate, nella disponibilità del debitore, almeno 1.359 euro (tre volte la misura massima dell’assegno sociale).

      Pignoramento del conto corrente e successivo pignoramento della pensione

      Purtroppo non può escludersi lo scenario peggiore, ovvero il pignoramento del conto corrente del debitore seguito, qualora non sia stata assegnato l’importo sufficiente a coprire il credito azionato (somma cristallizzata in sentenza gravata dagli interessi legali dovuti per il ritardato pagamento rispetto alla data di esecutività della sentenza e spese legali sostenute dal creditore nel corso della procedura di pignoramento).

  • Anonimo 7 dicembre 2018 at 00:34

    Ho un pignoramento in busta paga., in caso di cessazione del rapporto di lavoro il tfr in che misura sarà pignorato?
    Grazie
    Maury

  • Utente anonimo 23 ottobre 2017 at 11:46

    Pensione lorda di euro 69, quale è la quota pignorabile per debito esattoriale?



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