Chiedere a Poste Italiane la rettifica CAI per errata segnalazione

Evidentemente, le poste hanno forse riconosciuto l'errore con la lettera che lei cita, ma non hanno effettuato la procedura di rettifica presso CAI per errata segnalazione.

Allora, poiché l'importo dell'assegno scoperto oppure l'importo di più assegni scoperti emessi in tempi ravvicinati) è superiore ai 2.582,28 euro (se non ricordo male dovrebbe essere il suo caso), la sanzione accessoria si sostanzia in una permanenza negli archivi CAI che va da due a cinque anni, con contestuale divieto di emettere assegni.

La durata della sanzione accessoria viene stabilita dalla Prefettura, che peraltro avrebbe dovuto inviarle (o sta per inviarle) le ingiunzioni di pagamento per le sanzioni pecuniarie (che variano da 1.032,92 a 6.197,48 euro - se l'assegno supera i 10.329 euro, e in tutti i casi di reiterazione, le sanzioni variano da 2.065,82 a 12.394,96 euro).

Diciamo che forse ha riposto troppa fiducia in quella lettera delle poste ....

6 novembre 2012 · Lilla De Angelis

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Stai leggendo Chiedere a Poste Italiane la rettifica CAI per errata segnalazione Autore Lilla De Angelis Articolo pubblicato il giorno 6 novembre 2012 Ultima modifica effettuata il giorno 19 giugno 2016 Classificato nella categoria assegni cambiali e conti correnti - domande e risposte .

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  • Utente anonimo 23 ottobre 2017 at 21:48

    Nel 03/2012 un mio assegno emesso dal conto poste italiane viene pagato in seconda presentazione + 15€ per commissioni di impagato Assegno. Pensavo, male, che non vi fossero problemi in quanto avevo pagato e quindi ho lasciato andare le cose. Dopo mesi, 06/2012 emetto altro assegno, i fondi nel mio conto coprivano abbondantemente l’importo però, la banca del creditore rifiuta l’incasso e protesta l’assegno perché, a causa della vicenda capitata nel 03/2012 avevo avuto interdizione ad emettere assegni. Poste italiane dice che hanno inviato raccomandata, cosa non vera e in fase di verifica. Cosa però che trovo sia strana è che vorrei capire è che a distanza di tanti anni, vengo iscritto in CAI solo questo giugno 2017 e ci rimarrò fino al 2022. Perché oggi e non subito? Cosa posso fare per riabilitarmi?
    Grazie

    • Annapaola Ferri 24 ottobre 2017 at 04:38

      Lei è stato iscritto subito in CAI e ci è rimasto sei mesi. Per sei mesi è stato anche soggetto alla cosiddetta revoca di sistema, vale a dire l’interdizione ad emettere ulteriori assegni. E’ stato iscritto in CAI ed ha subito la revoca di sistema per il semplice fatto che in seconda presentazione (pagamento tardivo) l’assegno deve essere pagato non solo corrispondendo alla banca le commissioni di impagato, ma anche versando al beneficiario una penale del 10% sull’importo facciale dell’assegno. Orbene, anche emettendo un assegno che in prima presentazione risulta non coperto, si può evitare l’iscrizione al CAI, la revoca di sistema e la segnalazione al Prefetto (quella che, come vedremo, l’ha posta nella situazione in cui si trova adesso) pagando, nel termine tassativo di 60 giorni dalla data di scadenza dell’assegno, l’importo del titolo, la penale del 10% e le commissioni alla banca. Di tutto questo lei, purtroppo, non è stato informato. E, dunque, se non si segue scrupolosamente la procedura appena descritta, seguono immancabilmente segnalazione alla Centrale di Allarme Interbancaria (CAI) (dove ci si resta per sei mesi), inibizione ad emettere assegni (per sei mesi), comunicazione al Prefetto per le determinazioni di legge (sanzione amministrativa in seguito alla depenalizzazione di quello che costituiva, anni fa, il reato di emissione di assegni senza provvista in conto corrente). Ma dopo, cosa è successo? Il Prefetto ha ricevuto dalla banca il rapporto sull’emissione di un assegno privo di sufficiente copertura. Ha altresì ricevuto, successivamente, un’ulteriore informativa circa il comportamento recidivo da lei posto in essere, sostanziatosi nell’emissione di un ulteriore assegno, nonostante la revoca di sistema che le era stata irrogata. Il Prefetto ha cinque anni per sanzionare il trasgressore. Alla fine dei cinque anni le ha destinato un verbale, con sanzione pecuniaria (controlli all’ufficio postale l’esistenza di una notifica di verbale per sanzione amministrativa perfezionatasi per compiuta giacenza) nonché, al fine di punire il suo comportamento recidivo, ha stabilito ulteriore iscrizione in CAI (da giugno 2017) con permanenza quinquennale che determina la revoca quinquennale ad emettere altri assegni in tale periodo. Un solo elemento, se accertato potrebbe darle modo di porre rimedio a questa vicenda kafkiana di cui è stato, evidentemente vittima: l’assenza di informativa sulla revoca di sistema che Poste Italiane (intendo la banca degli ex postini) avrebbe dovuto notificarle. Se riesce a dimostrare l’omessa consegna della comunicazione di revoca di sistema, tutti gli atti conseguenti (entrambe le iscrizioni in CAI, entrambe le revoche di sistema, le comunicazioni al Prefetto, la sanzione pecuniaria irrogata da Prefetto) risulteranno atti nulli e potrà anche ottenere un congruo risarcimento danni dagli ex postini che, adesso, ambiscono al ruolo di bancari. Ma, avrà bisogno di un buon avvocato che, in giudizio, chiederà alla banca di Poste Italiane di esibire l’attestato di invio della raccomandata A/R con cui informava il cliente dell’intervenuta revoca di sistema e delle conseguenze a cui egli sarebbe andato incontro emettendo altri assegni nei sei mesi a seguire.



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