Buy Nothing Day, 24 ore di non acquisto

Oggi negli Stati Uniti d’America e in Canada, domani nel resto del mondo, si festeggia il Buy Nothing Day, ovvero il giorno dedicato al non acquisto. Una giornata che si propone nel calendario della vita consumistica come l’equivalente pagano del digiuno alimentare e corporale contemplato dalle religioni del mondo.

Dal 1997 il Buy Nothing Day si celebra nell’America del Nord il venerdì successivo al Thanksgiving Day, quello da noi conosciuto come giorno del Ringraziamento (il Buy Nothing Day, però, esiste dal settembre del 1992). Venerdì che nel costume statunitense prende il nome di Black Friday, inizio ufficiale della stagione degli acquisti natalizi. Grazie all’iniziativa dell’artista canadese Ted Dave, questa tradizione è stata rovesciata nel suo opposto. Il Black Friday, il venerdì dedicato per intero allo shopping, è stato trasformato nel Buy Nothing Day, il giorno del non acquisto. Un giorno di riflessione e non di sola disintossicazione, basti pensare al best seller di Sophie Kinsella, I love shopping. Ai detrattori dell’iniziativa che ne sottolineano la vacuità, d’altronde si può sempre spendere il giorno prima e quello successivo al Buy Nothing Day, gli attivisti rispondono “che in quanto consumatori nostro dovere è interrogarci sui prodotti che acquistiamo”.

Il messaggio è chiaro, “shop less – live more!”, “compra meno – vivi di più”. Il significato è in questo caso doppio. Utilizzare in maniera diversa il tempo della nostra vita dedicato allo shopping e salvaguardare il pianeta, acquistare meno, infatti, significa anche produrre meno rifiuti. Interrogarsi, quindi, sulle “conseguenze etiche del consumismo”, dal momento che “i paesi svilupati, solo il 20% della popolazione mondiale, consumano oltre l’80% delle risorse naturali della terra”. Argomenti che gli attivisti del Buy Nothing Day cercano di portare in piazza e di far circolare per le strade con iniziative di grande efficacia comunicativa e impatto mediatico. Ecco allora il Credit card cut up, tagliare in pubblico le proprie carte di credito in segno di protesta nei confronti di un sistema di pagamento che ha annullato la concreta percezione di quanto si spenda, o la Zombie Walk, la passeggiata di uomini e donne travestiti e truccati al pari di zombie che affiancano e imitano i passanti impegnati nello shopping, o ancora il Whirl-mart, interminabili file di persone all’interno dei supermercati che con i loro carrelli vuoti non comprano alcunché.

Iniziative che grazie all’impegno del magazine Adbusters si sono diffuse in tutto il mondo, interessando circa 65 paesi tra cui Argentina, Francia, Germania, Hong Kong, Indonesia, Israele, Giappone, Nuova Zelanda, Filippine, Portogallo, Polonia, Romania, Svezia, Taiwan. In Italia, il è promosso dall’associazione Terre di mezzo che dal 2001 al 2004 ha organizzato il Buy Nothing Day Contest – Caccia alla pubblicità. Concorso che torna quest’anno rivolto ai “grafici vendicativi” e ai “pubblicitari pentiti” e “pensato per premiare la migliore ‘anti-pubblicità’ dell’anno”. Un modo ironico per condurre alla riflessione, per spendere in una nuova e inusuale maniera le 24 ore della moratoria agli acquisti del Buy Nothing Day.

23 novembre 2007

di Mauro De Clemente

23 Novembre 2007 · Patrizio Oliva

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Stai leggendo Buy Nothing Day, 24 ore di non acquisto Autore Patrizio Oliva Articolo pubblicato il giorno 23 Novembre 2007 Ultima modifica effettuata il giorno 16 Dicembre 2017 Classificato nella categoria attualità gossip politica

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