L'emissione di assegni senza autorizzazione è un illecito amministrativo che richiede il pagamento di una sanzione pecuniaria

La legge 386/90 ha trasformato l'emissione di assegni, senza provvista (scoperti) oppure emessi senza autorizzazione, da reato penale in illecito amministrativo e stabilisce le sanzioni applicabili.

Per gli assegni senza autorizzazione, come nel suo caso, le sanzioni variano da 1.032,92 a 6.197,48 euro. Se l'assegno supera i 10.329 euro, e in tutti i casi di reiterazione, le sanzioni variano da 2.065,82 a 12.394,96 euro.

Le è stata dunque applicata la sanzione minima, ed il Prefetto non ha neanche tenuto conto della reiterazione della violazione amministrativa di emissione di assegni senza autorizzazione.

Dovrebbe inoltre controllare se nell'ingiunzione prefettizia che le è stata notificata non siano indicate eventuali sanzioni accessorie, consistenti nel divieto di emettere assegni per un periodo variabile da due a cinque anni. Infatti, se queste sanzioni accessorie venissero inosservate, potrebbe scattare la reclusione da sei mesi a tre anni e il divieto di emettere assegni per un periodo tra i due e i cinque anni.

Per come stanno le cose, trovo piuttosto arduo il successo in un ricorso al Giudice di Pace per contestare l'ingiunzione prefettizia. In realtà dovrebbero essere chiamate in causa le Poste Italiane per danni, se lei riuscisse a dimostrare l'omesso invio della comunicazione di revoca di sistema.

In ogni caso, avrebbe comunque bisogno del supporto di un legale.

23 ottobre 2012 · Paolo Rastelli

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