Azione revocatoria fallimentare e debiti pagati con assegni postdatati

In tema di azione revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato di insolvenza dell’imprenditore da parte del terzo contraente deve essere effettiva, e non meramente potenziale, potendosi tuttavia la relativa dimostrazione basare anche su elementi indiziari caratterizzati dagli ordinari requisiti della gravità, precisione e concordanza, in applicazione di quanto disposto dal codice civile che conduce a ritenere che il terzo, facendo uso della sua normale prudenza ed avvedutezza, rapportata anche alle sue qualità personali e professionali, nonché alle condizioni in cui egli si è trovato concretamente ad operare, non possa non aver percepito i sintomi rivelatori dello stato di decozione del debitore.

In particolare, secondo la giurisprudenza costante di legittimità, l’assegno postdatato, inteso nella sua obbiettiva idoneità strumentale a costituire mezzo di pagamento equivalente al denaro, non perde le sue caratteristiche di titolo di credito, per cui gli atti estintivi di debiti effettuati con assegni postdatati non costituiscono mezzi anormali di pagamento e non sono, pertanto, assoggettati all’azione revocatoria fallimentare.

Questo il principio che emerge dalla lettura della sentenza 2916/16 della Corte di cassazione.

17 Febbraio 2016 · Ornella De Bellis

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Stai leggendo Azione revocatoria fallimentare e debiti pagati con assegni postdatati Autore Ornella De Bellis Articolo pubblicato il giorno 17 Febbraio 2016 Ultima modifica effettuata il giorno 14 Aprile 2018 Classificato nella categoria azione revocatoria e declaratoria di inefficacia degli atti del debitore come donazioni e vendite simulate e fittizie

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