Azione esecutiva e pignoramento – Con lo stesso titolo esecutivo il creditore può procedere a più pignoramenti

Il creditore può validamente notificare al debitore il precetto per l'esecuzione di un titolo esecutivo sulla base del quale egli abbia già promosso azione esecutiva ancora pendente nel momento della notifica del successivo precetto.

Del resto, gli ermellini hanno più volte affermato che:

  1. il creditore, in forza di uno stesso titolo esecutivo, può procedere a più pignoramenti del medesimo bene in tempi successivi, senza dover attendere che il processo di espropriazione aperto dal primo pignoramento si concluda, atteso che il diritto di agire in esecuzione forzata non si esaurisce che con la piena soddisfazione del credito portato dal titolo esecutivo;
  2. in tal caso non si ha una situazione di litispendenza nel senso previsto dall'articolo 39 cod. proc. civ., la cui applicazione postula la pendenza di più cause, aventi in comune le parti, la causa petendi e il petitum, incardinate dinanzi a distinte autorità giudiziarie e non davanti allo stesso giudice;
  3. alla pluralità di procedure così instaurate può ovviarsi con la loro riunione ex articolo 493 cod. proc. civ., senza che ciò comporti un pregiudizio per il debitore, poiché, in presenza di un pignoramento reiterato senza necessità, il giudice dell'esecuzione, applicando l'articolo 92 cod. proc. civ., può escludere come superflue le spese a tal fine sostenute dal creditore procedente e il debitore può proporre opposizione contro una liquidazione delle spese che si estenda al secondo pignoramento.

E, quindi, con la sentenza numero 18161 del 24 ottobre 2012 la Corte di Cassazione ha sancito che la pendenza del procedimento esecutivo non preclude né rende inutile la reiterazione dell'atto processuale che vi da inizio, al fine di porre al riparo la concreta attuazione della pretesa esecutiva dai possibili insuccessi conseguenti ad eventuali vizi di precedenti atti, ma determina solo la necessità della riunione dei distinti procedimenti, in tal modo instaurati innanzi al medesimo ufficio giudiziario, ai sensi dell'articolo 273 cod. proc. civ. Ne deriva che il creditore può validamente notificare al debitore il precetto per l'esecuzione di un titolo esecutivo sulla base del quale egli abbia già promosso azione esecutiva ancora pendente nel momento della notifica del successivo precetto.

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Commenti e domande

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  • zaffira 13 maggio 2015 at 14:50

    Grazie per la risposta velocissima.
    Una cosa sola: il debitore viene ‘avvisato’ in qualche modo del ‘nuovo’ pignoramento o ‘vale’ il precetto relativo all’esecuzione immobiliare in corso?
    In altre parole, il creditore deve notificare un nuovo precetto per il pignoramento presso terzi e quindi ‘avvisare’ il debitore oppure il pignoramento del conto avviene senza nessun ‘nuovo preavviso’?
    Scusi se non utilizzo la terminologia appropriata…
    Grazie ancora

    • Annapaola Ferri 13 maggio 2015 at 15:51

      Il precetto diventa inefficace, se nel termine di novanta giorni dalla sua notifica non e’ iniziata l’esecuzione. Perche’ sia rispettato il termine di efficacia del precetto e’ sufficiente, quindi, che entro novanta giorni dalla notifica del precetto, venga notificato l’atto di pignoramento.

      Il pignoramento perde efficacia quando dal suo compimento sono trascorsi novanta giorni senza che sia stata chiesta l’assegnazione o la vendita.

      Il termine di efficacia (novanta giorni) del pignoramento decorre dalla data di notifica dell’atto: in pratica ciò significa che entro novanta giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento immobiliare deve essere presentata l’istanza di vendita.

      Qualora uno dei due termini indicati non vengano rispettati, la procedura deve essere rinnovata.

  • zaffira 12 maggio 2015 at 23:57

    Buonasera, avrei bisogno cortesemente di un chiarimento.
    A mia madre è stata pignorata la casa (due creditori, uno procedente e l’altro intervenuto) e ad oggi siamo alla quarta asta di vendita.
    È possibile che uno dei due creditori, o tutti e due, nel frattempo le pignorino anche il conto corrente?
    Probabilmente è una domanda stupida perché immagino che non possano farlo, ma avrei bisogno di avere un parere competente dato che in queste situazioni si ha paura di tutto e non si ragiona ‘lucidamente’.
    Grazie mille in anticipo.

    • Simone di Saintjust 13 maggio 2015 at 03:53

      Purtroppo, quando i beni assoggettati a pignoramento appaiono insufficienti, ovvero per essi appare manifesta la lunga durata della liquidazione, il creditore può procedere all’azione esecutiva su altri beni del debitore.

  • MARCOP 9 maggio 2013 at 16:31

    La ringrazio per la risposta,concordo pienamente con quanto da lei affermato; quindi secondo lei sarà molto improbabile che vengano attuate queste modifiche atte a contenere almeno in minima parte le modalità di azione di Equitalia?
    Trovo vergognoso che una prima casa dove inoltre risiedi possa essere pigniorabile. Troverei molto più giusto pignioramento di parti dello stipendio o cose simili.

    • Ornella De Bellis 9 maggio 2013 at 16:53

      Cosa risponderle. E’ sacrosanto attendersi che la prima casa sia dichiarata impignorabile. Speriamo che i politici si ravvedano.

  • MARCOP 9 maggio 2013 at 09:56

    Salve vi vorrei porre una semplice domanda; se ne è parlato tanto in campagna elettorale riguardo la riduzione di equitalia e il rendere impigniorabile la prima casa, ora non se ne sente più parlare.Secondo voi il governo ha in programma qualche decreto di questa natura?

    • Ornella De Bellis 9 maggio 2013 at 13:27

      In questi ultimi mesi i politici più seri (pochi, in verità) hanno assistito in silenzio al linciaggio di Equitalia. Quelli più spregiudicati hanno invece inveito contro Equitalia, insieme al gregge più becero ed ignorante (qualche pecorella in buona fede e tantissime in malafede) prendendosela con impiegati e funzionari che vi lavorano e lasciando montare la rabbia nella gente, che ha portato anche a gesti sconsiderati, quanto inultili (bombe carta, impiccagioni di manichini, missive minatorie e pacchi esplosivi).

      E così, con il capro espiatorio Equitalia, il popolino è stato distolto dal problema reale: le modalità di riscossione e l’imposizione abnorme che genera le cartelle esattoriali. Regole che non sono state stabilite da Equitalia, ma sancite dai politici, scrivendo ed approvando le leggi.

      Ora, è chiaro che in campagna elettorale si è molto parlato di come far fuori Equitalia e di qualche legge che rendesse impignorabile la prima casa, il primo conto corrente, il primo stipendio … E se ne riparlerà certamente alla prossima campagna elettorale. Stia pure tranquillo.

      Il vero problema per i politici è che, tuttavia, senza il supporto di Equitalia, non ci sarebbe “trippa pe’ gatti”. Dove, inutile aggiungerlo, i gatti sono loro.

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