Dopo la notifica dell'ingiunzione di pignoramento il debitore non potrà effettuare azioni finalizzate alla sottrazione dei propri beni

Il debitore, ricevuta l'ingiunzione, non potrà effettuare alcuna azione per sottrarre i beni, compresi gli eventuali frutti, oggetto del pignoramento a tutela della garanzia del credito: in tal caso il creditore potrà agire con la azione revocatoria, per far dichiarare l'inefficacia (a lui relativa) dell'alienazione del bene che viene sottratto alla garanzia creditizia.

Il pignoramento non può avvenire nei giorni festivi e dalle 21 alle 7.

L'ufficiale giudiziario, eventualmente accompagnato dalla forza pubblica, deve predisporre un verbale in cui venga riportata l'ingiunzione, la descrizione dei beni pignorati, verificati sia nell'abitazione che in altri luoghi di appartenenza del debitore, il loro stato, il presumibile valore di realizzo basato su quanto dichiarato dal debitore o attraverso un esperto stimatore deciso dall'ufficiale giudiziario. Il pignoramento di arredo e di altri oggetti può avvenire anche in un immobile dove il debitore ha solo la residenza, ma non la sua proprietà in quanto è dato per presunto che, salvo prova contraria, i beni siano di sua proprietà.

I beni pignorati devono, possibilmente essere facilmente liquidabili calcolando un valore del 150 per cento del credito, preferendo il denaro contante, gli oggetti preziosi, i titoli di credito ed ogni altro bene che appaia di sicura realizzazione. Il denaro, i preziosi e i titoli pignorati devono essere consegnati dall'ufficiale giudiziario al cancelliere dell'ufficio giudiziario competente. In caso di pignoramento di altri beni questi devono essere depositati in un luogo pubblico oppure affidati ad un custode che può essere il creditore o il debitore a condizione che l'altra parte abbia dato il proprio assenso.

Nel caso di pignoramento immobiliare è obbligatoria, oltre la notifica al debitore, trascrizione nei registri immobiliari dell'esatta descrizione dell'immobile. Anche in caso di pignoramento immobiliare il debitore non può fare alcuna azione per sottrarre il bene pignorato.

È possibile, ovviamente, anche il pignoramento, contestuale, dei beni mobili in esso contenuti e l'ingiunzione al debitore di non compiere atti dispositivi. Insieme al bene immobile possono essere pignorati anche i mobili tenuti in esso.

In caso di pignoramento immobiliare, di norma, il custode è lo stesso debitore, salvo richiesta al giudice di un altro custode avanzata dai creditori se il debitore non abita nell'immobile.

Il pignoramento può essere effettuato anche presso terzi (affitti, retribuzione, conto corrente e altre cose detenute da altri soggetti).

La notifica del pignoramento in questo caso deve essere effettuata oltre che al debitore anche al terzo, Anche in questo caso l'ingiunzione deve riportare che non possono essere compiuti atti dispositivi sui beni e sui crediti assoggettati a pignoramento, l'indicazione del credito per cui si procede, del titolo oggetto del precetto, l'indicazione anche generica delle cose o somme dovute e l'intimazione al terzo di non disporne senza ordine del giudice.

L'ingiunzione dovrà riportare l'invito al soggetto terzo di presentarsi dal giudice per dichiarare delle somme e delle cose di cui è debitore o si trova in possesso e quando deve effettuare i pagamenti o consegnare i beni.

Sono esclusi da questa possibilità i pignoramenti esattoriali peri quali è dilettazione il terzo debitore ad effettuare i pagamenti.

Con il pignoramento il debitore non potrà più opporre ai creditori intervenuti nell'esecuzione gli atti di disposizione compiuti sui beni pignorati. Nel caso di pignoramento immobiliare i creditori sono soddisfatti secondo il momento della trascrizione nei registri immobiliari.

Per il pignoramento di beni mobili sono tutelati i diritti del terzo acquirente che abbia acquistato il possesso in buona fede.

Alcuni beni sono impignorabili come quelli di valore morale, ad esempio la fede nuziale, quelli necessari nell'abitazione come frigorifero, lavatrice, i crediti alimentari come gli alimenti versati dal coniuge separato, salvo cause di alimenti, a condizione che sia stata autorizzata dal presidente del tribunale) o i crediti aventi per oggetto sussidi di grazia, di sostentamento, di maternità e di malattia.

Sono parzialmente pignorabili solo fino a un quinto del presumibile valore, i beni indispensabili per l'esercizio della professione o del mestiere esercitato dal debitore. La disposizione non si applica se il provvedimento riguarda una società.

Gli stipendi, le gratifiche, le pensioni, le indennità, i sussidi e simili sono pignorabili per un terzo (al netto delle ritenute) se riguardano alimenti dovuti per legge, e crediti del datore di lavoro (pubblico e privato) nel caso il debito riguardi il rapporto di impiego. Sono pignorabili fino a un quinto per i tributi dovuti dal debitore allo stato, alle province ai comuni.

Nel caso che il pignoramento riguardi sia il primo caso che il secondo, il pignoramento può arrivare massimo al 50% dello stipendio al netto delle ritenute.

La quota di pignoramento è stabilita dal presidente del Tribunale o da un giudice delegato dell'esecuzione.

Il creditore che ha chiesto il pignoramento (creditore procedente) che ritenesse inadeguate le stime effettuate dall'ufficiale giudiziario può chiedere l'integrazione del pignoramento anche al giudice che può nominare un perito stimatore.

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  • zaffira 13 maggio 2015 at 14:50

    Grazie per la risposta velocissima.
    Una cosa sola: il debitore viene ‘avvisato’ in qualche modo del ‘nuovo’ pignoramento o ‘vale’ il precetto relativo all’esecuzione immobiliare in corso?
    In altre parole, il creditore deve notificare un nuovo precetto per il pignoramento presso terzi e quindi ‘avvisare’ il debitore oppure il pignoramento del conto avviene senza nessun ‘nuovo preavviso’?
    Scusi se non utilizzo la terminologia appropriata…
    Grazie ancora

    • Annapaola Ferri 13 maggio 2015 at 15:51

      Il precetto diventa inefficace, se nel termine di novanta giorni dalla sua notifica non e’ iniziata l’esecuzione. Perche’ sia rispettato il termine di efficacia del precetto e’ sufficiente, quindi, che entro novanta giorni dalla notifica del precetto, venga notificato l’atto di pignoramento.

      Il pignoramento perde efficacia quando dal suo compimento sono trascorsi novanta giorni senza che sia stata chiesta l’assegnazione o la vendita.

      Il termine di efficacia (novanta giorni) del pignoramento decorre dalla data di notifica dell’atto: in pratica ciò significa che entro novanta giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento immobiliare deve essere presentata l’istanza di vendita.

      Qualora uno dei due termini indicati non vengano rispettati, la procedura deve essere rinnovata.

  • zaffira 12 maggio 2015 at 23:57

    Buonasera, avrei bisogno cortesemente di un chiarimento.
    A mia madre è stata pignorata la casa (due creditori, uno procedente e l’altro intervenuto) e ad oggi siamo alla quarta asta di vendita.
    È possibile che uno dei due creditori, o tutti e due, nel frattempo le pignorino anche il conto corrente?
    Probabilmente è una domanda stupida perché immagino che non possano farlo, ma avrei bisogno di avere un parere competente dato che in queste situazioni si ha paura di tutto e non si ragiona ‘lucidamente’.
    Grazie mille in anticipo.

    • Simone di Saintjust 13 maggio 2015 at 03:53

      Purtroppo, quando i beni assoggettati a pignoramento appaiono insufficienti, ovvero per essi appare manifesta la lunga durata della liquidazione, il creditore può procedere all’azione esecutiva su altri beni del debitore.

  • MARCOP 9 maggio 2013 at 16:31

    La ringrazio per la risposta,concordo pienamente con quanto da lei affermato; quindi secondo lei sarà molto improbabile che vengano attuate queste modifiche atte a contenere almeno in minima parte le modalità di azione di Equitalia?
    Trovo vergognoso che una prima casa dove inoltre risiedi possa essere pigniorabile. Troverei molto più giusto pignioramento di parti dello stipendio o cose simili.

    • Ornella De Bellis 9 maggio 2013 at 16:53

      Cosa risponderle. E’ sacrosanto attendersi che la prima casa sia dichiarata impignorabile. Speriamo che i politici si ravvedano.

  • MARCOP 9 maggio 2013 at 09:56

    Salve vi vorrei porre una semplice domanda; se ne è parlato tanto in campagna elettorale riguardo la riduzione di equitalia e il rendere impigniorabile la prima casa, ora non se ne sente più parlare.Secondo voi il governo ha in programma qualche decreto di questa natura?

    • Ornella De Bellis 9 maggio 2013 at 13:27

      In questi ultimi mesi i politici più seri (pochi, in verità) hanno assistito in silenzio al linciaggio di Equitalia. Quelli più spregiudicati hanno invece inveito contro Equitalia, insieme al gregge più becero ed ignorante (qualche pecorella in buona fede e tantissime in malafede) prendendosela con impiegati e funzionari che vi lavorano e lasciando montare la rabbia nella gente, che ha portato anche a gesti sconsiderati, quanto inultili (bombe carta, impiccagioni di manichini, missive minatorie e pacchi esplosivi).

      E così, con il capro espiatorio Equitalia, il popolino è stato distolto dal problema reale: le modalità di riscossione e l’imposizione abnorme che genera le cartelle esattoriali. Regole che non sono state stabilite da Equitalia, ma sancite dai politici, scrivendo ed approvando le leggi.

      Ora, è chiaro che in campagna elettorale si è molto parlato di come far fuori Equitalia e di qualche legge che rendesse impignorabile la prima casa, il primo conto corrente, il primo stipendio … E se ne riparlerà certamente alla prossima campagna elettorale. Stia pure tranquillo.

      Il vero problema per i politici è che, tuttavia, senza il supporto di Equitalia, non ci sarebbe “trippa pe’ gatti”. Dove, inutile aggiungerlo, i gatti sono loro.

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