Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie

1. In caso di ricorso alle commissioni tributarie, anche nei casi in cui non é'prevista riscossione frazionata, si applicano le disposizioni dettate dall'articolo 68, commi 1 e 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n 546 , recante disposizioni sul processo tributario.

2. La commissione tributaria regionale può sospendere l'esecuzione applicando, in quanto compatibili, le previsioni dell'articolo 47 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, numero 546 .

3. La sospensione deve essere concessa se viene prestata idonea garanzia anche a mezzo di fideiussione bancaria o assicurativa.

4. Quando non sussiste la giurisdizione delle commissioni tributarie, la sanzione é riscossa provvisoriamente dopo la decisione dell'organo al quale é proposto ricorso amministrativo, nei limiti della metà dell'ammontare da questo stabilito. L'autorità giudiziaria ordinaria successivamente adita, se dall'esecuzione può derivare un danno grave ed irreparabile, può disporre la sospensione e deve disporla se viene offerta idonea garanzia.

5. Se l'azione viene iniziata avanti all'autorità giudiziaria ordinaria ovvero se questa viene adita dopo la decisione dell'organo amministrativo, la sanzione pecuniaria è riscossa per intero o per il suo residuo ammontare dopo la sentenza di primo grado, salva l'eventuale sospensione disposta dal giudice d'appello secondo le previsioni dei commi 2, 3 e 4.

6. Se in esito alla sentenza di primo o di secondo grado la somma corrisposta eccede quella che risulta dovuta, l'ufficio deve provvedere al rimborso entro novanta giorni dalla comunicazione o notifica della sentenza.

7. Le sanzioni accessorie sono eseguite quando il provvedimento di irrogazione é divenuto definitivo.

12 febbraio 2012 · Rosaria Proietti

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Commenti e domande

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  • Piero Ciottoli 26 aprile 2012 at 11:10

    L’agente della riscossione comunica al contribuente, attraverso una raccomandata semplice, di avere preso in carico le somme. Il contribuente è così in grado di conoscere il momento a partire dal quale può chiedere la rateizzazione del debito.

  • Rosaria Proietti 25 aprile 2012 at 16:59

    Un avviso di accertamento immediatamente esecutivo taglia, di fatto, la fase di iscrizione a ruolo che deve essere svolta dall”ufficio interessato nonché i tempi necessari per l’emissione e la notifica della cartella esattoriale a cura dell’agente della riscossione.

    Peculiarità dell’avviso di un avviso di accertamento immediatamente esecutivo è quella di assolvere sia la funzione impositiva che quella esattiva. Da qui, la definizione di atto impoesattivo.

  • utente 11 marzo 2012 at 11:47

    Gli avvisi di accertamento afferenti le imposte reddituali, l’Iva e l’Irap, emessi a partire dall’1.10.’11 (e relativi ai periodi di imposta in corso al 31.12.’07 e successivi), diventano atti esecutivi decorsi 60 giorni dalla loro notifica senza la mediazione del ruolo e l’emissione preliminare della cartella esattoriale (art. 29 d.l. n. 78/’10, come convertito).

    Per espressa disposizione di legge, gli avvisi di cui trattasi devono contenere l’intimazione ad adempiere all’obbligo di pagamento degli importi in essi indicati entro il termine per la proposizione del ricorso e l’avvertimento che, decorsi 30 giorni dal termine ultimo di pagamento, la riscossione verrà affidata a Equitalia «anche ai fini dell’esecuzione forzata».

    In secondo luogo, il ricorso deve avvenire entro 60 giorni dalla notifica dell’accertamento e deve essere accompagnato dal versamento di un terzo della somma richiesta dall’Agenzia delle entrate.

    Tuttavia, in caso di presentazione da parte dell’interessato di un’istanza di accertamento con adesione, oppure se il termine per l’impugnazione cade durante il periodo di sospensione annuale dei termini processuali (1 agosto-15 settembre), questa scadenza slitta: in ipotesi di accertamento con adesione, di ulteriori 90 giorni; in ipotesi di sospensione dei termini, di altri 46 (se si verificano entrambe le circostanze i due periodi si cumulano).

    Naturalmente, dato che – come detto – il termine per la proposizione del ricorso è lo stesso entro il quale la legge impone la corresponsione dell’importo indicato nell’avviso di accertamento, il differimento dell’impugnazione comporta anche, come logica conseguenza, lo slittamento dell’obbligo di provvedere al pagamento di tale importo.

    Resta, comunque, il fatto che il contribuente che volesse difendersi sarà anzitutto obbligato al pagamento di quanto dovuto (solve) e solo in un secondo momento potrà opporsi, chiedendo indietro quanto in prima battuta versato (repete).

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