Ricorso all'avviso di accertamento immediatamente esecutivo

Entro 60 giorni dalla data di notifica dell'avviso, può essere proposto ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale previo pagamento di un terzo delle maggiori imposte accertate, delle sanzioni e degli eventuali interessi. Infatti, nel caso di impugnazione dell'avviso esecutivo, l'ufficio provvede a iscrivere a ruolo provvisorio un importo pari a un terzo delle maggiori imposte accertate (comprensive di sanzioni ed interessi).

Gli importi residui andranno corrisposti:

  1. per i due terzi, dopo la sentenza della commissione tributaria provinciale che respinge il ricorso;
  2. per l'ammontare risultante dalla sentenza della commissione tributaria provinciale, e comunque non oltre i due terzi, se la stessa accoglie parzialmente il ricorso;
  3. per il residuo ammontare determinato nella sentenza della commissione tributaria regionale.

Se il ricorso viene accolto, gli importi versati in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla sentenza della commissione tributaria provinciale, con i relativi interessi previsti dalle leggi, dovranno essere rimborsati  entro novanta giorni dalla notifica della sentenza stessa.

Vi è da aggiungere che, naturalmente,  nel proporre ricorso contro l'atto impoesattivo sarà necessario chiedere la sospensione giudiziale ( Articolo 47 del D. Lgs. numero 546/1992) dell'efficacia esecutiva dell'atto stesso, sempre che sussistano i presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora, bloccando sul nascere l'esecutività dell'atto con effetti duraturi.

Infatti, trascorsi i canonici 60 giorni  dalla notifica decorrono altri  30 giorni prima che gli atti relativi agli importi “accertati”  siano trasmessi  all'agente della riscossione affinché avvii le procedure di riscossione coattiva. Ancora, l'esecuzione è in ogni caso sospesa di diritto per 180 giorni, decorrenti dall'affidamento degli atti in carico agli agenti della riscossione.

Il beneficio è stato previsto dal decreto "Sviluppo" (decreto legge 70/2011) che ha così attenuato il principio del "solve et repete":  cioè pagare quanto "accertato"  (solve) e solo in un secondo momento opporsi, chiedendo indietro quanto versato (repete). La cosiddetta sospensione automatica dei 180 giorni viene concessa  solo se non si rilevano situazioni di fondato pericolo per la riscossione;  nel qual caso verranno comunque adottate  le opportune misure cautelative nei riguardi del patrimonio del contribuente debitore (ad esempio, l'iscrizione ipotecaria).

Dall'iter appena descritto è altresì possibile capire quali siano i tempi che intercorrono, nel caso di inerzia del contribuente, fra la notifica di un avviso di accertamento immediatamente esecutivo e l'implementazione delle conseguenti misure di riscossione coattiva. In pratica, un intervallo temporale di soli 90 giorni.

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Commenti e domande

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  • Piero Ciottoli 26 aprile 2012 at 11:10

    L’agente della riscossione comunica al contribuente, attraverso una raccomandata semplice, di avere preso in carico le somme. Il contribuente è così in grado di conoscere il momento a partire dal quale può chiedere la rateizzazione del debito.

  • Rosaria Proietti 25 aprile 2012 at 16:59

    Un avviso di accertamento immediatamente esecutivo taglia, di fatto, la fase di iscrizione a ruolo che deve essere svolta dall”ufficio interessato nonché i tempi necessari per l’emissione e la notifica della cartella esattoriale a cura dell’agente della riscossione.

    Peculiarità dell’avviso di un avviso di accertamento immediatamente esecutivo è quella di assolvere sia la funzione impositiva che quella esattiva. Da qui, la definizione di atto impoesattivo.

  • utente 11 marzo 2012 at 11:47

    Gli avvisi di accertamento afferenti le imposte reddituali, l’Iva e l’Irap, emessi a partire dall’1.10.’11 (e relativi ai periodi di imposta in corso al 31.12.’07 e successivi), diventano atti esecutivi decorsi 60 giorni dalla loro notifica senza la mediazione del ruolo e l’emissione preliminare della cartella esattoriale (art. 29 d.l. n. 78/’10, come convertito).

    Per espressa disposizione di legge, gli avvisi di cui trattasi devono contenere l’intimazione ad adempiere all’obbligo di pagamento degli importi in essi indicati entro il termine per la proposizione del ricorso e l’avvertimento che, decorsi 30 giorni dal termine ultimo di pagamento, la riscossione verrà affidata a Equitalia «anche ai fini dell’esecuzione forzata».

    In secondo luogo, il ricorso deve avvenire entro 60 giorni dalla notifica dell’accertamento e deve essere accompagnato dal versamento di un terzo della somma richiesta dall’Agenzia delle entrate.

    Tuttavia, in caso di presentazione da parte dell’interessato di un’istanza di accertamento con adesione, oppure se il termine per l’impugnazione cade durante il periodo di sospensione annuale dei termini processuali (1 agosto-15 settembre), questa scadenza slitta: in ipotesi di accertamento con adesione, di ulteriori 90 giorni; in ipotesi di sospensione dei termini, di altri 46 (se si verificano entrambe le circostanze i due periodi si cumulano).

    Naturalmente, dato che – come detto – il termine per la proposizione del ricorso è lo stesso entro il quale la legge impone la corresponsione dell’importo indicato nell’avviso di accertamento, il differimento dell’impugnazione comporta anche, come logica conseguenza, lo slittamento dell’obbligo di provvedere al pagamento di tale importo.

    Resta, comunque, il fatto che il contribuente che volesse difendersi sarà anzitutto obbligato al pagamento di quanto dovuto (solve) e solo in un secondo momento potrà opporsi, chiedendo indietro quanto in prima battuta versato (repete).




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