La riviviscenza degli atti annullati dal fisco

Una volta che l’Amministrazione finanziaria abbia disposto l’annullamento dì un atto di irrogazioni sanzioni, un successivo provvedimento della stessa Amministrazione che invalidi il precedente annullamento è idoneo a far rivivere l’originario atto impositivo annullato senza la necessità di adottare un nuovo avviso in sostituzione?

A questo quesito ha risposto la Corte di Cassazione, sezione Tributaria, con sentenza numero 22827/13.

Secondo gli ermellini, il potere della pubblica amministrazione di provvedere in via dì autotutela ad “annullamento di Ufficio” o alla “revoca” degli atti illegittimi od infondati è espressamente riconosciuto dalla legge vigente.

Infatti, il decreto ministeriale 11 febbraio 1997 numero 37 articolo l, rimette a decreti del Ministero delle Finanze:

  1. l’indicazione degli organi dell’Amministrazione finanziaria competenti per l’esercizio del potere di annullamento d’ufficio o di revoca;
  2. i criteri di economicità sulla base dei quali si inizia o si abbandona l’attività dell’amministrazione.

Peraltro, nessuna legge, nel sancire e disciplinare il potere d’ufficio di annullamento da parte dell’Amministrazione finanziaria dì atti impositivi, prevede la particolare ipotesi dell’annullamento d’ufficio di un precedente atto di annullamento, adottato sempre in autotutela, di un atto impositivo. Ma, alla luce dei principi generali in materia, non sussistono ragioni ostative per non ritenere che anche l’atto di annullamento in autotutela, alla pari di ogni altro atto amministrativo, possa essere posto nel nulla dalla stessa Pubblica Amministrazione.

Tuttavia, se l’Amministrazione finanziaria ritiene il precedente atto illegittimamente adottato, non può limitarsi a disporne l’annullamento. Da tale annullamento, infatti, non può farsi conseguire l’ulteriore effetto di riviviscenza dell’originario atto impositivo e l’Amministrazione finanziaria ha l’obbligo di emettere di un nuovo atto impositivo “sostitutivo” del precedente (annullato).

Inoltre, il potere impositivo deve essere esercitato secondo le forme, i tempi ed i criteri disciplinati dalla legge e, tra l’altro, può avere luogo soltanto entro il termine previsto per il compimento dell’atto (Cassazione numero 11114/2003, 24620/06, 1557/2010, 21719/11). Ne discende che il nuovo atto impositivo (che sostituisce quello precedentemente annullato) è illegittimo se risulta emesso oltre il termine quinquennale previsto a pena di decadenza.

15 Ottobre 2013 · Tullio Solinas

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Stai leggendo La riviviscenza degli atti annullati dal fisco Autore Tullio Solinas Articolo pubblicato il giorno 15 Ottobre 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 18 Luglio 2017 Classificato nella categoria autotutela sgravio rimborso sospensione rottamazione sanatoria condono della cartella esattoriale Inserito nella sezione cartelle esattoriali - cartelle di pagamento

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  • giovischi 17 Novembre 2013 at 22:19

    buona sera,
    ho ricevuto un lettera da equitalia nella quale mi si annuncia che fra 120 giorni scatterà il fermo amministrativo per 2 cartelle esattoriali non pagate.
    Nel frattempo sono riuscito a trovare sia la copia del pagamento fatto via internet per la multa presa a roma nel 2008 sia la copia dell’esenzione per il 2008 del pagamento della tassa di possesso riguardante sempre la mia auto essendo io un disabile rilasciatami dall’agenzia dell’entrate di casoria (NA).
    Queste 2 multe sono quelle riguardanti le cartelle esattoriali in parola.
    All’epoca non potetti fare ricorso in quanto questi 2 documenti non erano in mio possesso.
    Cosa posso fare adesso visto che sono “riuscito” a trovare le prove che ho sia pagato sia la multa nel 2008 sia l’autorizzazione all’esenzione del pagamento della tassa di possesso per il 2008.
    Grazie
    Giovanni

    giovischi@libero.it

    • Ludmilla Karadzic 18 Novembre 2013 at 06:25

      Potrebbe chiedere lo sgravio delle cartelle esattoriali direttamente ad Equitalia. Ma le suggerisco, per abbreviare i tempi ed una maggiore certezza nel risultato, di rivolgersi anche ai rispettivi creditori. Il comune di Roma, per la multa pagata, e la Regione Campania per quel che attiene, invece, il giustificato omesso pagamento del bollo.