E se l'assegno non è stato presentato nei termini?

Il portatore perde qualsiasi possibilità di esperire azione di regresso  quando l'assegno è presentato fuori termine. Gli resta praticamente un assegno firmato dal traente dove però non rilevabile alcuna documentazione ufficiale che attesti che  l'assegno è stato presentato nei termini e le motivazioni  per le quali non si è proceduto al pagamento, non potendo egli richiedere nè il protesto (punto 1 articolo 45 legge assegni),  né la constatazione equivalente al protesto ad opera della stanza di compensazione della Banca d'Italia  (punto 3 articolo 45 legge assegni),  né la dichiarazione del trattario  (punto 2 articolo 45 della legge assegni).

Quando il portatore non dispone  di un titolo esecutivo da utilizzare nei confronti dei giranti - quale è l'assegno protestato (punto 1 articolo 45 della legge assegni) o quello in cui il rifiuto del pagamento sia stato constatato dal trattario o da una stanza di compensazione della Banca d'Italia (punti 2 e 3 articolo 45 della legge assegni) - egli, può solo cercare di espletare un'azione causale finalizzata ad ottenere  un provvedimento esecutivo - tipicamente il decreto ingiuntivo -  sulla base del  rapporto che ha dato causa all'emissione dell'assegno (fattura,  contratto, scrittura privata).

In assenza anche di un elemento che attesti l'esistenza di qualsiasi rapporto sottostante all'assegno, resta da esperire  la sola  azione di arricchimento. quella cioè esercitata contro il traente (o il girante, o anche l'avallante, in questo caso) e finalizzata ad ottenere il rimborso della somma della quale tali soggetti si sono indebitamente arricchiti a danno del portatore dell'assegno.

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Commenti e domande

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  • santsandra 6 luglio 2012 at 11:00

    salve,
    sono in una situazione piuttosto complicata e spero che qualcuno può venirmi incontro,spiegandomi un paio di cose.
    avevo una piccola attività,una ditta individuale che,purtroppo non è andata bene. fatto sta che ho contratto dei debiti che poi non sono riuscita a pagare. il finanziamento che ho aperto è in ordine,ma ho alcuni assegni che non sono riuscita a pagare e quindi sono protestata al cai. non posso pagarli! con alcuni fornitori ho dei contatti diversi,perciò mi fanno il favore di fare una delibera,per liberarmi d un pò di peso,ma degli altri non c’è modo di risoluzione. su cosa possono avvalersi i creditori? premetto che abito in una casa che non è mia. ho intestato a nome mio solo la macchina che è del 2001 e non ha gran valore. possono farmi chiudere il negozio e prendere ciò che sta dentro? mi hanno anche detto che possono pretendere un quinto dello stipendio di mio marito,in quanto c’è la comunione dei beni. può avvenire veramente? mio marito è a contratto e paga già un mutuo. possono avvalersi del suo stipendio?
    grazie mille in anticipo

    • Rosaria Proietti 6 luglio 2012 at 12:07

      Se lei e suo marito avete scelto il regime patrimoniale legale di comunione dei beni, allora i creditori possono chiedere il pignoramento del 20% dello stipendio di suo marito.

  • Ornella De Bellis 28 maggio 2012 at 14:20

    Gli assegni revocati per mancanza di fondi, sono passati da circa 22 mila, a novembre 2011, a più di 37 mila a fine marzo. Nel Sud e nelle isole il numero di assegni revocati è ampiamente superiore a quello del resto del Paese.

    Queste le cifre che emergono dall’ultimo bollettino sul sistema dei pagamenti in Italia, pubblicato pochi giorni fa dalla Banca d’Italia. Dettagli ulteriori sulla crisi di liquidità in corso nel Paese e sul cambiamento delle abitudini degli italiani nell’uso di sistemi di pagamento alternativi al contante.

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