Assegno di mantenimento » Va considerato il salto professionale

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Dopo una separazione personale, nella quantificazione degli oneri da corrispondere nell’assegno di mantenimento, va considerato il salto professionale e reddituale del coniuge.

Per quantificare l’assegno di mantenimento, bisogna tener presente anche le aspettative maturate nel corso del matrimonio, ossia le prospettive di miglioramenti economici maturate nel corso dell’unione matrimoniale e che si configurano come ragionevole sviluppo di situazioni presenti al momento del divorzio.

Questo l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, con sentenza 19529/14.

A parere degli Ermellini, dunque, è valido il principio in base al quale il diritto del coniuge all’assegno di mantenimento deve essere accertato verificando la disponibilità da parte del richiedente dei mezzi economici adeguati a consentirgli il mantenimento di un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio.

Inoltre, la liquidazione dell’importo,deve essere compiuta valutando in concreto, anche in rapporto alla durata del matrimonio, le condizioni dei coniugi, le ragioni della decisione, il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ognuno e di quello comune, il reddito di entrambi.

Per quantificare l’assegno di mantenimento, conclude piazza Cavour, bisogna, quindi, tener presente anche le aspettative maturate nel corso del matrimonio, ossia le prospettive di miglioramenti economici maturate nel corso dell’unione matrimoniale che trovino origine nell’attività svolta all’epoca.

In sintesi, si devono tener presenti solo gli incrementi delle condizioni patrimoniali del marito, che si configurano come ragionevole sviluppo di situazioni e aspettative presenti al momento del divorzio.

19 Settembre 2014 · Genny Manfredi

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