Iscrizione in CAI - la revoca dell'autorizzazione ad emettere assegni può durare più di sei mesi

Com'è noto, in caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, di un assegno per mancanza di provvista, la banca iscrive il nominativo del traente (chi ha emesso l'assegno) nell'archivio CAI. L'iscrizione è effettuata quando siano inutilmente trascorsi sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo senza che il traente abbia fornito la prova dell'avvenuto pagamento.

Infatti, proprio in considerazione delle gravi conseguenze che derivano dalla segnalazione in CAI, la legge accorda al debitore il beneficio di procedere al pagamento tardivo versando al creditore:

  1. l'importo indicato sul modulo dell'assegno (importo facciale);
  2. il 10% (dieci per cento) dell'ammontare dell'assegno a titolo di penale;
  3. gli interessi legali calcolati, in base all'anno civile (365 giorni), sull'importo dell'assegno per il periodo intercorrente tra la data di presentazione del titolo al pagamento e la data di costituzione del deposito;
  4. le eventuali spese di protesto.

L'iscrizione nell'archivio CAI determina la revoca di ogni autorizzazione ad emettere assegni. Una nuova autorizzazione non può essere data prima che sia trascorso il termine di sei mesi dall'iscrizione del nominativo nell'archivio.

La revoca comporta anche il divieto, della durata di sei mesi, per qualunque banca e ufficio postale di stipulare nuove convenzioni di assegno con il traente e di pagare gli assegni tratti dal medesimo dopo l'iscrizione nell'archivio, anche se emessi nei limiti della provvista.

Purtroppo, però, di solito la cosa non finisce qui: il Prefetto, infatti, in relazione all'importo dell'assegno e ad eventuali recidive, applica ulteriori sanzioni pecuniarie ed accessorie, di cui decide l'entità. In particolare una sanzione amministrativa pecuniaria da 516 a circa tremila euro che, nel caso in cui l'importo facciale dell'assegno superi i 10 mila 329 euro (nonché in tutti i casi di reiterazione) può anche arrivare ad oltre seimila euro. C'è poi una sanzione accessoria consistente nell'ulteriore divieto di emettere assegni per un periodo variabile da due a cinque anni.

Quando invece l'importo dell'assegno scoperto (o di più assegni scoperti emessi in tempi ravvicinati) supera i 51 mila e 645 euro, allora scattano sanzioni accessorie più pesanti (quali l'interdizione all'esercizio dell'attività professionale) per un periodo che varia da un minimo di due mesi ad un massimo di due anni. In caso di reiterazione dell'illecito amministrativo può scattare anche la reclusione da sei mesi a tre anni.

1 marzo 2015 · Ludmilla Karadzic

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