Impugnabilità dell'avviso bonario notificato dall'Agenzia delle Entrate

La Corte di Cassazione, con la sentenza 7344 depositata l'11 maggio 2012 ha ritenuto che gli avvisi bonari possono essere impugnati dal contribuente, perché portano a sua conoscenza una pretesa impositiva compiuta.

Ma l'impugnabilità immediata degli avvisi bonari inviati dall'agenzia delle Entrate, affermata dalla Corte di Cassazione con la sentenza citata, potrebbe comportare problemi dal punto di vista operativo sia per i contribuenti, sia per la stessa amministrazione finanziaria, con la possibilità concreta di generare ulteriore confusione di cui non si sente affatto il bisogno.

Infatti, gli avvisi bonari di comunicazione di irregolarità, ad esempio, in quanto atti impugnabili (perché contengono una pretesa impositiva compiuta) dovrebbero essere notificati secondo le procedure previste in materia. Ma, attualmente, la spedizione avviene tramite posta ordinaria, per cui si determina un'alea circa l'effettiva data di spedizione e quella di ricevimento degli avvisi bonari, con un impatto non trascurabile sull'esatto computo dei termini di impugnazione.

Sulla questione degli avvisi bonari si è espressa anche la Suprema Corte di Cassazione - Sezione Sesta Tributaria, con l'ordinanza 26 luglio 2012, numero 13343 nella quale si si sancisce che l'omessa previa comunicazione al contribuente dell'avviso “bonario” di cui all'articolo 6, comma 5, della Legge 212/2000 ( Statuto del contribuente) non comporta la nullità della cartella esattoriale. Salvo che il controllo sulla dichiarazione non riveli l'esistenza di errori.

Con questa pronuncia gli Ermellini hanno cassato l'impugnata sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio che, in accoglimento dell'appello proposto dalla società contribuente, aveva annullato la cartella di pagamento IVA per somme iscritte a ruolo, a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione ex articolo 36 - bis del DPR numero 600 del 1973.

Aveva proposto  ricorso in Cassazione l'Agenzia delle Entrate per dolersi del fatto che la C.T.R. aveva condizionato l'esito del controllo automatizzato sulla dichiarazione a una previa comunicazione al contribuente, attribuendo a quest’ultima il carattere sostanziale di condizione di procedibilità, “per quanto si fosse trattato di mera omissione o ritardo di versamento di quanto autoliquidato in dichiarazione”.

I Supremi giudici hanno accolto il ricorso dell'Ufficio, dando continuità all'orientamento secondo cui “l'emissione della cartella di pagamento con le modalità previste dagli articoli 36 - bis, comma 3, del dpr numero 600 del 1973 (in materia di tributi diretti) e 54 - bis, comma 3, del dpr numero 633 del 1972 (in materia di IVA) non è condizionata dalla preventiva comunicazione dell'esito del controllo al contribuente, salvo che il controllo medesimo non riveli l'esistenza di errori essendovi, solo in tale ipotesi di irregolarità riscontrata nella dichiarazione, l'obbligo di comunicazione per la liquidazione d'imposta, contributi, premi e rimborsi”.

Ancora, con la sentenza numero 18642 del 30 ottobre 2012, la Corte di Cassazione ha sancito che In tema di contenzioso tributario, devono ritenersi impugnabili gli avvisi bonari con cui l'Amministrazione chiede il pagamento di un tributo in quanto essi … ove non contestati … esplicitano comunque le ragioni fattuali e giuridiche di una ben determinata pretesa tributaria, ingenerando così nel contribuente l'interesse a chiarire subito la sua posizione.

Pertanto, il contribuente può adire la commissione tributaria anche per l'annullamento del semplice avviso bonario e soprattutto della pretesa tributaria sottostante.

Ma, attenzione! I giudici di piazza Cavour hanno altresì tenuto a precisare che, se è vero che il contribuente può contestare la pretesa tributaria quando proveniente da un avviso bonario o un semplice sollecito, egli non può, tuttavia, contestarne eventuali vizi formali quali, ad esempio l'omessa indicazione del termine per la proposizione del ricorso oppure della commissione tributaria competente.

Infatti, a parere della Corte, la finalità dell'avviso bonario o del sollecito di pagamento è puramente informativa. Ne deriva che, a tali comunicazioni, non possono essere richiesti quei requisiti formali espressamente previsti per gli atti tributari quali l'avviso di accertamento (immediatamente esecutivo o non) e la cartella esattoriale.

16 maggio 2012 · Giorgio Valli

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Commenti e domande

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  • Ludmilla Karadzic 13 agosto 2012 at 09:29

    E’ illegittima la cartella di pagamento se non viene notificato al contribuente l’avviso bonario con il rispettivo errore

    La Corte di cassazione, con la sentenza numero 13343 del 26 luglio scorso, ha accolto il ricorso proposto dall’amministrazione finanziaria.

    La ricorrente si duole del fatto che i giudici di appello abbiano condizionato l’esito del controllo automatizzato sulla dichiarazione ad una previa comunicazione al contribuente, attribuendo a tale comunicazione il carattere sostanziale di condizione di procedibilità, per quanto si fosse trattato di mera omissione o ritardo di versamento di quanto auto liquidato in dichiarazione.

    I giudici di legittimità ritengono manifestamente fondata la doglianza e affermano che la cartella esattoriale emessa in esito al controllo automatizzato sulla dichiarazione è lecita senza la notifica dell’avviso bonario solo se tale dichiarazione non contiene errori.
    Invece, nel caso in cui ve ne siano,la procedura di riscossione necessita dell’atto prodromico da trasmettere al contribuente.

    A fondamento di ciò, i giudici di Piazza Cavour, richiamano la pregressa giurisprudenza, secondo la quale “l’emissione della cartella di pagamento con le modalità previste dagli artt.36 – bis, comma 3, del d.P.R. n. 600 del 1973 (in materia di tributi diretti) e 54-bis, comma 3, del d.P.R. n. 633 del 1972 (in materia di IVA) non è condizionata dalla preventiva comunicazione dell’esito del controllo al contribuente, salvo che il controllo medesimo non riveli l’esistenza di errori essendovi, solo in tale ipotesi di irregolarità riscontrata nella dichiarazione, l’obbligo di comunicazione per la liquidazione d’imposta, contributi, premi e rimborsi”.

  • Roberto Petrella 25 maggio 2012 at 05:47

    In merito ad alcuni recenti articoli di stampa che hanno riproposto il tema della impugnabilità delle comunicazioni di irregolarità (cosiddetti avvisi bonari), l’Agenzia delle Entrate conferma la propria adesione all’orientamento prevalente della giurisprudenza di legittimità, ribadito dalle sentenze a Sezioni Unite della Cassazione (SS.UU.) n.16293/2007 e n.16428/2007, secondo cui è esclusa l’impugnabilità degli avvisi bonari, con i quali si invitano i contribuenti a fornire eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente in sede di liquidazione delle dichiarazioni.

    L’emanazione della sentenza della Corte di Cassazione n.7344/2012, peraltro emessa in relazione a controversia riguardante anche il ruolo che solo incidentalmente si è occupata dell’impugnabilità degli avvisi bonari, di per sè non giustificherebbe, infatti, un’eventuale modifica dell’orientamento fin qui costantemente tenuto dall’Agenzia. Gli Uffici, pertanto, continueranno a sostenere l’inammissibilità dei ricorsi eventualmente proposti contro gli avvisi bonari.

    La tutela giudiziale delle ragioni del contribuente potrà comunque essere esercitata in sede di impugnazione del ruolo: solo con la notifica della cartella di pagamento, infatti, l’effettiva pretesa tributaria viene portata a conoscenza del contribuente. Coerentemente con questo orientamento, gli Uffici dell’Agenzia si asterranno dal chiedere l’inammissibilità del ricorso contro il ruolo per mancata impugnazione dell’avviso bonario.

  • Ludmilla Karadzic 24 maggio 2012 at 16:45

    Con un comunicato stampa del 23 maggio 2012, l’Agenzia delle Entrate. guidata da Attilio Befera precisa invece che tali avvisi bonari non sono immediatamente impugnabili, confermando così la sua adesione all’orientamento prevalente della giurisprudenza di legittimità, ribadito dalle sentenze a Sezioni Unite della Cassazione (SS.UU.) n.16293/2007 e n.16428/2007. Queste ultime sentenze infatti hanno previsto l’esclusione dell’impugnabilità degli avvisi bonari, con i quali si invitano i contribuenti a fornire eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente in sede di liquidazione delle dichiarazioni.

    Criticata quindi la recente pronuncia della Corte di Cassazione, la n.7344/2012, che secondo l’Agenzia è stata peraltro emessa in relazione ad una controversia riguardante anche il ruolo che solo incidentalmente si è occupata dell’impugnabilità degli avvisi bonari, non giustificando allora un’eventuale modifica dell’orientamento fin qui costantemente tenuto dall’Agenzia.

    In sostanza l’Agenzia e il Fisco quindi, va contro la sentenza degli Ermellini e non è il primo caso questo, per cui gli Uffici delle entrate continueranno, come si legge nel comunicato, a sostenere l’inammissibilità dei ricorsi eventualmente proposti contro gli avvisi bonari. Conseguentemente si asterranno dal chiedere l’inammissibilità del ricorso contro il ruolo per mancata impugnazione dell’avviso bonario. In ultima istanza, del comunicato dell’Agenzia si precisa che la tutela in giudizio delle ragioni del contribuente può in ogni caso essere esercitata in sede di impugnazione del ruolo. E’ con la notifica della cartella di pagamento che l’effettiva pretesa tributaria viene portata a conoscenza del contribuente.

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