Microcredito per famiglie in difficoltà – Surroga

A seguito della liquidazione dell'importo garantito, il Gestore è  surrogato nei diritti della banca e provvede al recupero, anche tramite incarico affidato alla stessa banca surrogata, della somma pagata, degli interessi al saggio legale, maturati a decorrere dal giorno del pagamento fino alla data del rimborso, e delle spese sostenute per il recupero. Le somme recuperate dal Gestore sono versate al Fondo di garanzia.

condividi su FB condividi su G+ condividi su Twitter iscriviti alla newsletter del blog iscriviti al feed RSS degli articoli del blog forum

Commenti e domande

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo (o commentarlo) e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima accedere. Per un accesso rapido e anonimo puoi cliccare questo link. Ma puoi anche commentare o porre una domanda con le tue credenziali Facebook, Twitter, o Google+.

  • mariocaturano 12 febbraio 2010 at 12:27

    vorrei sapere se la pratica per ottenere il prestito si puo ancora fare

  • gennaro improta 19 settembre 2009 at 17:43

    Napoli, la Curia fonda “banca dei poveri” – «Prestiti fino a 20mila euro a tasso zero»

    È gia stata ribattezzata «banca dei poveri». È stata promossa dalla curia arcivescovile di Napoli per aiutare «soprattutto i giovani ed i padri di famiglia senza un lavoro a darsi un’occupazione e a procurarsi un reddito» e sarà operativa entro la fine del mese. Lo ha annunciato oggi, parlando ai fedeli nel corso della cerimonia per la liquefazione del sangue di San Gennaro, l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe.

    In questo modo si vuole «aiutare chi ha idee e progetti ma non ha risorse economiche per realizzarli». Nei mesi scorsi è stato costituito dalla Curia di Napoli l’apposito fondo ‘Spes’, speranza, per l’erogazione dei prestiti a tasso zero. Chi vuole avviare una nuova attività che serva per dare reddito alla propria famiglia o offrire un’occasione per i giovani potrà avere in prestito fino ad un importo massimo di 20mila euro da restituire in alcuni anni a tasso zero.

    La valutazione per la concessione dei prestiti (non erogazioni a fondo perduto) verrà fatta da un pool di esperti che la diocesi di Napoli ha chiamato a collaborare. Insomma la Chiesa di Napoli vuole dare così un contributo concreto affinchè ci sia lavoro e reddito perchè la mancanza di lavoro, ha denunciato il cardinale Sepe «è forse il primo dei problemi che tengono in ostaggio Napoli».

    Il lavoro, ha aggiunto il presule, «è dignità, ciò a cui tutti gli uomini hanno diritto». Un modo per contrastare anche la camorra, che – parole dell’arcivescovo – «tenta di strangolare ogni sussulto di coraggio e di sporcare di paura anche i giorni della speranza». Un’iniziativa che troverà il sostegno concreto anche degli enti locali. Ad iniziare dalla Regione Campania che, come ha assicurato il presidente della Giunta, Antonio Bassolino «ha tutta la volontà di collaborare».

    Anche il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, garantisce che la sua Giunta sarà vicina al progetto. Un’analoga iniziativa è stata adottata nei mesi scorsi dalla diocesi di Milano, in collaborazione cone la Caritas e con le Acli, che ha stanziato la somma di un milione di euro proprio per aiutare quanti hanno perso il lavoro o stanno per perderlo. Un intervento, è stato evidenziato, non assistenzialistico ma finalizzato a fare in modo che chi perde il posto «non perda anche la dignità».

  • lucia maresca 19 settembre 2009 at 13:10

    Il dato è sempre più allarmante. Secondo il Rapporto Italia 2009 dell’Eurispes, infatti, in Italia ci sono 1.433.000 famiglie a rischio usura.

    Con il loro sovra indebitamento che nel 2008 è cresciuto del 41,1% rispetto al 2007 e si prevede che, entro la fine del 2009, la propensione all’usura salirà del 25, 7%.

    Una fotografia sullo stato di disagio di molte famiglie che ha ispirato una concreta iniziativa da parte delle banche e delle associazioni impegnate su questo terreno.

    E’ stato costituito, infatti, un Tavolo permanente di dialogo per agevolare il confronto sulla gestione dei fondi antiusura.

    Tra i firmatari: l’Associazione bancaria italiana, l’Associazioni imprenditoriali e di categoria Confidi, la Consulta nazionale antiusura, le Fondazioni e le Associazioni antiusura.

    Entra, invece, già nel vivo il “prestito della speranza”, disegnato a maggio scorso dalla Cei, in collaborazione con l’Abi.

    Dal 1° settembre, infatti, sarà attivato questo apposito fondo straordinario di garanzia di 30 milioni di euro che potrà sviluppare finanziamenti fino a 180 milioni, con un programma nazionale di microcredito per le famiglie in difficoltà a seguito della crisi economica.

    Quindi,a breve, cominceranno ad essere elargiti prestiti fino a 6mila euro per aiutare le famiglie in difficoltà, quelle intese secondo la Costituzione italiana “fondate sul matrimonio”.

    Potranno beneficiare del fondo i nuclei più numerosi (almeno 3 figli a carico) o gravati da malattie o disabilità, che hanno perso il lavoro e, quindi, ogni fonte di reddito (cassa integrazione, esclusa).

    Non saranno richieste particolari garanzie reali: sarà, infatti, sufficiente che l’interessato abbia un progetto di reinserimento lavorativo o di microimprenditorialità.

    Il prestito verrà concesso a un tasso massimo previsto (Taeg 4,5%), che è la metà di quello vigente sul mercato per i prestiti personali, anche se ogni singola banca, aderente all’accordo Cei-Abi, sarà libera di praticare eventuali condizioni più favorevoli alle famiglie beneficiarie.

    Dopo di che, basterà recarsi alla banca per ottenere il prestito da versare in rate mensili di 500 euro.

  • marileva 15 luglio 2009 at 13:31

    il prestito della speranza ABI-CEI

    Un plafond da 100 milioni di euro per le famiglie bisognose. Intesa Sanpaolo è la prima della banche italiane a dare attuazione pratica all’accordo siglato in primavera tra la Conferenza episcopale italiana e l’Abi.

    Si chiama «prestito della speranza», partirà il primo settembre e verrà gestito con le caratteristiche del microcredito. Saranno oltre 15mila le famiglie italiane che beneficeranno dei prestiti in arrivo dal gruppo Intesa, attraverso Banca Prossima: le erogazioni avranno un importo massimo di 6mila euro, rimborsabili in cinque anni, con un tasso di interesse massimo del 4,5%.

    La Cei fa la sua parte con un fondo a servizio del sistema bancario: 30 milioni la cifra raccolta, che andrà a garantire i prestiti concessi. Il fondo di garanzia sarà suddiviso tra tutte le banche italiane in proporzione alla loro quota del mercato nazionale. L’accordo Cei-Abi prevede che gli sportelli concedano prestiti per almeno sei volte le garanzie messe a disposizione: significa non meno di 180 milioni che il sistema bancario progressivamente dedicherà a questo progetto.

    Ma già Intesa Sanpaolo, cui fa capo una quota di mercato del 20%, ha deciso di aumentare volontariamente la cifra messa a disposizione fino a 100 milioni di euro, come spiegato ieri dall’amministratore delegato Corrado Passera.
    Del tutto nuovo sarà il meccanismo di concessione dei prestiti.

    Saranno direttamente le parrocchie e le Caritas a segnalare i casi più bisognosi. I prestiti concessi verranno frazionati in tranche bimestrali da mille euro, con l’obiettivo di garantire un maggiore controllo sul proficuo utilizzo dei fondi. Ne potranno beneficiare le famiglie numerose, a basso reddito e che si trovino ad affrontare situazioni di malattia grave o di perdita del lavoro da parte del capofamiglia: un bacino potenziale di 30mila nuclei in Italia, la metà dei quali potrebbe, dunque, essere aiutata già con il solo intervento di Intesa Sanpaolo.

    L’iniziativa prevede anche lo studio di progetti di reinserimento al lavoro o di microimprenditorialità. Intesa Sanpaolo poi – e qui sta un altro elemento di novità – metterà a disposizione delle famiglie veri consulenti.

    Si tratta dei 200 volontari della Vobis (Volontari bancari per le iniziative nel sociale), ex dipendenti dell’istituto che aiuteranno le famiglie nella gestione del proprio bilancio e, quindi, nel rimborso del prestito.

  • mariano cutuli 15 luglio 2009 at 12:35

    Arriva all’attuazione per la prima volta con Intesa Sanpaolo l’accordo Cei-Abi per il credito alle famiglie in difficolta’: Banca Prossima (Gruppo Intesa Sanpaolo) prima banca europea esclusivamente dedicata all’Economia del Bene Comune e’ stata scelta dalla Cei come gestore presso il quale depositare il Fondo di Garanzia. La banca eroghera’ il Prestito Speranza, fino a seimila euro restituibili fino a cinque anni a partire da uno-due anni dopo l’erogazione e con un tasso massimo del 4,5%. A garanzia, appunto il Fondo alimentato dai 30 milioni raccolti dalla Cei, per i quali Intesa, ha spiegato l’Ad Corrado Passera, “anziche’ il moltiplicatore prudenziale di 6 introduce un moltiplicatore di dieci, portando fino a 100 milioni la sua partecipazione nel Fondo”.

    La caratteristica piu’ importante e’ nel modello nuovo di erogazione. Saranno le parrocchie e la Caritas a segnalare le famiglie bisognose, poi sara’ studiato un progetto di piano di reinserimento al lavoro o di microimprenditorialita’, infine entreranno in scena la vera’ novita’: i volontari di Vobis (Volontari Bancari per le Iniziative nel Sociale) che aiuteranno le famiglie a gestire il prestito.

    La somma, infatti, non sara’ erogata in un’unica soluzione, ma in tranche bimestrali da 1.000 euro. La destinazione principale e’ la soddisfazione dei bisogni dei piu’ deboli: bambini e ragazzi agli studi che possono aver necezxsita’ di apparecchi per i denti, occhiali o anche semplicemente le vacanze in colonia.

    “Il prestito – ha spiegato l’Ad di Banca Prossima Marco Morganti – puo’ intervenire, ad esempio, a sostenere l’ultimo tratto degli studi, per arrivare fino alla laurea. Caratteristica importante del prestito e’ il monitoraggio della spesa, attuato insieme ai volontari di Vobis. Costruiamo insieme un modello che puo’ essere usato anche da altre banche”. Il segretario generale della Cei Mariano Crociata ha citato l’intervento di Draghi all’Abi per la parte sulla valutazione del cliente cui concedere i prestiti. Draghi aveva invitato le banche a usare “tutte le informazioni disponibili” e non solo quelle fornite dall’analisi strumentale.

    “Ci sentiamo confortati – ha detto Crociata – da un cosi’ autorevole richiamo, perche’ e’ cio’ che il Prestito della Speranza chiede alle banche”. In pratica “un nuovo paradigma di aiuto alle famiglie, sulla base di una certificazione di reputazione individuale” che non si limiti alla valutazione ‘automatica’ del merito di credito.

  • giovanni zullo 15 luglio 2009 at 12:25

    Famiglia: “Prestito” Cei, primo piano con le banche

    Al via la collaborazione con Intesa Sanpaolo. Monsignor Crociata: «Dare sostegno alla speranza, creando nuove forme di prossimità e carità accanto a quelle già esistenti» di Daniele Piccini

    Conto alla rovescia per le prime erogazioni del “Prestito della speranza”, un’iniziativa nata dall’accordo tra l’Abi e la Conferenza episcopale italiana, che vede ora il primo esempio concreto di attuazione. È stato presentato ieri infatti un piano di collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Cei con la finalità di aiutare le famiglie italiane più duramente colpite dalla crisi finanziaria internazionale.

    Grazie ad una colletta organizzata in tutte le parrocchie italiane lo scorso 31 maggio, che ha raccolto un Fondo di garanzia di 30 milioni di euro, a partire dal 1° settembre circa 50mila famiglie con almeno tre figli a carico o con gravi problemi di malattia o disabilità potranno avere accesso a un microcredito di 6.000 euro per un anno, prolungabile a due, da restituire entro un tempo massimo di cinque, con un tasso di interesse Taeg del 4,5%, dimezzato rispetto al livello medio attuale. Qualora al termine dei cinque anni dovessero ancora mancare le condizioni per la restituzione del prestito, il debito verrà estinto attingendo al Fondo di Garanzia.

    «Quando un contratto di lavoro precario si interrompe – ha detto monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, durante la presentazione, svoltasi martedì 14 luglio presso la sede romana di Intesa Sanpaolo – le famiglie possono cadere in grave difficoltà. Come pastori siamo voluti andare incontro alle famiglie per dare sostegno alla speranza, creando nuove forme di prossimità e carità accanto a quelle già esistenti, come i centri d’ascolto e i fondi antiusura. Saranno la Caritas e le parrocchie a segnalare le famiglie più in difficoltà, con la speranza che il modello d’accordo Cei-Abi migliori e che altri istituti di credito si impegnino a sostenere il “Prestito della speranza”».

    «Una volta che la Caritas avrà segnalato situazioni di disagio – ha spiegato Marco Morganti, amministratore delegato di Banca Prossima – si vaglierà la progettualità degli investimenti della famiglia in attività di lavoro autonomo, contando sull’esperienza del Forum delle organizzazioni cattoliche del lavoro (Cisl, Confcooperative, Cdo, Confartigianato, Movimento Cristiano dei Lavoratori). Successivamente i 200 volontari del Vobis (Volontari bancari per le iniziative nel sociale) seguiranno le famiglie per verificare che il credito sia speso secondo criteri di qualità».

    La formula del Prestito prevede infatti l’accompagnamento della spesa delle famiglie da parte di circa 200 “credit angels”, consulenti bancari in pensione che ogni due mesi monitoreranno la qualità degli investimenti delle famiglie, accertandosi che il denaro sia stato speso soprattutto a favore dei figli (per libri di testo, dizionari, tasse scolastiche e universitarie, pc, corsi di lingua, soggiorni di studio all’estero), per priorità di natura sanitaria (ortodonzia, occhiali da vista, visite specialistiche), ma anche per il tempo libero.

    Ai microcrediti si potrà avere accesso attraverso le banche che hanno aderito al protocollo Cei-Abi, che prevede un moltiplicatore 6 del Fondo, tale da rendere disponibili all’erogazione in totale 180 milioni di euro. Ma sul coefficiente di moltiplicazione, Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, promette uno sforzo in più da parte del suo istituto: «Noi rappresentiamo il 20% del mercato bancario italiano, dunque faremo in modo che i 36 milioni di euro della nostra quota (il 20% di 180 milioni di euro, ndr) possano diventare 100». «L’obiettivo finale – ha concluso Franco Pao, presidente dell’associazione Vobis – è di riportare le famiglie al recupero delle loro possibilità reddituali, gerarchizzando i loro processi di spesa».

    Secondo gli ultimi dati Istat quasi un milione di famiglie in Italia si trovano in uno stato di “povertà assoluta”: non possono cioè mantenere uno standard di vita minimamente accettabile. Nel 2007 le famiglie in condizioni di povertà relativa, ovvero con problemi di risparmio e di spesa quotidiana, erano 2.653.000, pari all’11,1% del totale nazionale (nel 2003 erano il 10,7%). A giugno 2009 i lavoratori in cassa integrazione hanno superato il mezzo milione di unità e il totale delle ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps è risultato 2,8 volte superiore a quello del primo semestre 2008.

  • marina corradi 30 maggio 2009 at 23:30

    Domani la grande colletta – C’è bisogno di segni di speranza

    Il “nuovo” disoccupato, dice il Rap­porto Istat pubblicato pochi giorni fa, «è un uomo fra i 35 e i 54 anni, a­bita al Centro-Nord, è sposato e lavo­rava nell’industria». E il tasso di occu­pazione dei padri di famiglia è calato in un anno di 107 mila unità; che si­gnifica nuove centomila famiglie al­l’improvviso in difficoltà, coi mutui e le bollette addosso, a fine mese, come spade di Damocle.

    L’idea del Prestito della speranza, fon­dato sulla colletta che si terrà doma­ni in tutte le nostre chiese, è stata par­torita dai vescovi italiani ben prima che l’Istat scattasse questa istantanea della crisi. La Chiesa, con la sua ca­pillare rete di parrocchie e Caritas e associazioni, con il suo stare quoti­diano in mezzo alla gente, s’accorge per prima delle povertà nascenti. So­no le dotazioni delle Caritas locali che finiscono prima del tempo; sono fac­ce nuove, mai viste, un’ombra di ver­gogna addosso, nelle code delle men­se per i poveri; sono il bisogno nasco­sto con pudore dei pensionati, o dei padri di famiglia umiliati – le mani im­provvisamente inutili e vuote.

    Perché la crisi, se pure gli economisti e i gran­di del mondo annunciano di scorger­ne la fine, colpisce di coda. E sotto quel colpo finiscono accanto ai precari an­che quegli operai o colletti bianchi che fino ad ora avevano davanti a sé un futuro sicuro, e alle spalle una fami­glia. Privati terremoti in tante case in cui si viveva magari modestamente, ma senza ansie. E ora? I figli che van­no a scuola, e il mutuo? Attingere ai risparmi, fare la spesa con un altro sguardo – solo cose essenziali, e l’an­sia, alla cassa, che i soldi non bastino. Sognare magari un colpo di fortuna, giocare i pochi soldi rimasti in tasca al­l’Enalotto – l’unica, povera speranza rimasta.

    È per queste famiglie, anello debole che la crisi rischia di sgretolare, che domani si domanderà aiuto nelle chiese. Per costituire un Fondo di so­lidarietà di 30 milioni di euro, a ga­ranzia dei prestiti – fino a 180 milioni di euro in tre anni – che le banche a­derenti all’iniziativa erogheranno a fa­miglie che abbiano perso l’unico red­dito, con tre figli a carico oppure con un membro gravemente malato. 500 euro al mese, per due anni, da resti­tuire con calma. Una mano tesa nel momento più buio.

    Perché anche questo è la Chiesa. An­zi questa è la sua essenza: essere pros­sima a chi è stato abbandonato, affer­mare la speranza quando tutto attor­no sembra volerti spingere alla resa. Perché il mondo ignora e travolge quelli che non stanno al passo, che in­ciampano, che finiscono ai margini. La Chiesa, che è presenza di Cristo fra gli uomini, da sempre mostra ai ca­duti, agli ultimi, la sua tenerezza. Per­ché chi è spinto alle corde come un pugile sconfitto, è portato a dispera­re.

    E i cristiani non tollerano la dispe­razione. Non tollerano di sentire dire: è finita, non c’è più niente da fare. Ma contro la disperazione – quella pri­vata, quella dei pignoratori alla porta, e delle mattine improvvisamente vuo­te e inutili, senza una fabbrica in cui andare – non bastano le parole. Oc­corre farsi prossimi. Occorre dire: ci sono io, ti aiuto. La carità, è l’eterno mestiere dei cri­stiani.

    Lo fanno da duemila anni. Da quando Paolo organizzava la questua per i poveri di Gerusalemme, e usava indifferentemente per quel momento sia la parola ‘ colletta’ che ‘ benedi­zione’ e ‘ liturgia’. Come a dire che quel dare era anch’esso preghiera: la fede e le opere, indissolubilmente le­gate.

    È lo spirito della colletta di do­mani: famiglie benestanti o almeno tranquille, che guardino al bisogno di famiglie impoverite e spaventate. Per dare, in questa Italia chiassosa, vo­ciante e spesso distratta, un segno contrario: concreto e silenzioso. Un segno di speranza, di cui c’è bisogno.

  • salvatore mazza 30 maggio 2009 at 23:27

    LA COLLETTA – Il prestito della speranza Solidarietà contro la crisi

    Nonostante le «previsioni quasi rasserenanti, che tutti naturalmente vorrebbero vedere confermate», secondo i vescovi italiani «questo è il momento in cui la crisi tocca in modo più diretto, quasi cruento, la realtà ordinaria delle famiglie», per le quali serve «un fisco più equo». Ciò in quanto la crisi in corso «sta producendo i suoi effetti più deleteri sull’anello più debole della nostra popolazione», e da essa «dobbiamo uscire non con una svalutazione del lavoro, identificato come circostanza casuale e fortuita, ma con la riscoperta del legame imprescindibile dell’uomo con il lavoro».

    È in questa prospettiva che il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco, aprendo lunedì scorso i lavori della 59a Assemblea della Cei, ha collocato la Colletta nazionale che si svolgerà domani in tutte le parrocchie d’Italia. Una raccolta che servirà a dare consistenza a quel Fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà con il quale i vescovi italiani intendono dimostrare l’impegno concreto della Chiesa in questa situazione di emergenza economica.

    L’IDEA – Annunciato a gennaio e messo a punto sul piano operativo nei mesi successivi, insieme all’Associazione bancaria italiana, il Fondo è stato presentato ufficialmente dallo stesso Bagnasco lo scorso 6 maggio, quale «strumento che «si colloca all’interno della crisi economica che sta attraversando il nostro Paese, come effetto di una più ampia recessione a livello internazionale».

    Una congiuntura i cui effetti maggiori ricadono su «quella parte della popolazione che in realtà non ha mai scialacquato e che già prima era in sofferenza per una cronica ristrettezza economica», andando a toccare «singoli, famiglie, comunità». «Quel lavoro che già prima era precario – spiegò Bagnasco – ora lo è di più, e quando si interrompe lascia senza garanzie di affidabile sussistenza. E di fatto non poche famiglie sono già entrate in una fase critica con ripercussioni gravi sul fronte degli affitti, dei mutui, o dei debiti comunque contratti».

    Di fronte a questa realtà «come Pastori diamo voce alla gente e alle preoccupazioni generali che non sono poche né piccole, ma sarebbe un guaio ancora peggiore seminare panico e uccidere la speranza». Per questo «negli ultimi mesi abbiamo assistito nel nostro Paese ad un fiorire inarrestabile di iniziative e progetti che all’interno delle singole diocesi hanno cominciato a dare risposte concrete ai bisogni via via emergenti».

    “NUOVA SOLIDARIETÀ” – Queste forme innovative di «di prossimità e di solidarietà» si sono aggiunte, di fatto, «a una serie di servizi ormai stabili, come i centri di ascolto, i fondi antiusura, le iniziative per le emergenze familiari», come il microcredito. Con il Fondo, oggi, si vuole avviare «una iniziativa di respiro nazionale – la prima in assoluto nel suo genere – che intende dare una risposta concreta a quelle famiglie monoreddito che abbiano perso l’unico reddito, con tre figli a carico oppure segnate da situazioni di grave malattia o disabilità».

    Scelta questa certamente non casuale, che per il cardinale presidente della Cei «corrisponde a una convinzione profonda che vede nella famiglia non soltanto l’ammortizzatore sociale più efficiente, ma anche la trama relazionale più necessaria per un armonico sviluppo delle persone e della società».

    LA COLLETTA – È per poter essere davvero «un segno e insieme uno strumento di speranza – come spiegato da Bagnasco – per attraversare la crisi, e non soccombere a essa», che la proposta dei vescovi italiani ha scelto di passare attraverso la Colletta di domani. In questo modo il FONDO si presenta come frutto di un gesto di solidarietà condiviso da tutta la comunità cristiana, che per quanto può, attraverso quello strumento, si fa carico di chi si trova nelle maggiori difficoltà.

    Come ha detto Benedetto XVI, «un’eloquente testimonianza della condivisione dei pesi gli uni degli altri». Insieme a questo, per il segretario generale della Cei monsignor Mariano Crociata la Colletta è da inquadrare anche nella direzione di «incoraggiare a chi ha compiti in questo campo a fare sempre di più e meglio, in un momento difficile per tutti».

    COME FUNZIONA – Il meccanismo studiato prevede un contributo massimo di 500 euro mensili per un anno, per un totale di 6 mila euro. Il contributo potrà tuttavia essere rinnovato, per lo stesso importo, per ulteriori dodici mesi, a seconda delle situazioni. A individuare e selezionare le famiglie che potranno avere accesso al Fondo, in base ai criteri sopra indicati, saranno le parrocchie insieme alle Caritas. Dopo questa prima selezione, le famiglie saranno indirizzate alla Banca, che «in tempi brevi» concederà il prestito mensile. La restituzione avverrà quando ce ne saranno le condizioni e comunque non prima di uno o due anni, ed avrà la durata massima di 5 anni».

    Per tutto questo è previsto un investimento di 30 milioni di euro; in questa cifra non sono però conteggiate le libere offerte o le «possibili elargizioni e contributi da parte di fondazioni, aziende ed altri soggetti». «Non è escluso peraltro – ha sottolineato sempre il cardinale – che diocesi e istituti religiosi possano riversare proprie risorse nel Fondo», la cui “massa residua”, al momento della chiusura, sarà assegnata alla Caritas nazionale.

    IL DETTAGLIO TECNICO – Da un punto di vista tecnico-bancario, l’operazione messa a punto è analoga a un prestito al consumo ma “fuori mercato”, ossia caratterizzata da procedure estremamente semplici e rapide, con tassi massimi di interesse «molto convenienti», pari alla metà del tasso di riferimento fissato dalla Banca d’Italia per i finanziamenti finalizzati a prestiti personali.

    Corrado Faissola, presidente dell’Abi, ha spiegato che il programma di microcredito prevede finanziamenti ad un tasso effettivo globale (Taeg) pari al 4.50%, cioè non superiore al 50% del tasso effettivo globale medio (Tegm) sui prestiti personali, pubblicato dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Le banche che aderiranno all’iniziativa – il cui elenco non è ancora disponibile, anche se è probabile che l’adesione sarà totale o quali – saranno libere di farsi concorrenza anche in questo settore (per cui è possibile che in ultimo i tassi possano risultare ulteriormente ridotti), e ciò spiega perché si parla di «garanzia minima che Cei e banche mettono a disposizione di tutto il territorio nazionale». «Se ci sarà una concorrenza in positivo sui tassi di interesse – ha commentato Faissola – ben venga».

    OPERATIVITÀ – Il Fondo, sarà operativo a partire dal 1° settembre prossimo. A fare da tesoreria per il deposito sarà la “Banca prossima”, che tuttavia non avrà compiti di gestione, ma svolgerà unicamente un compito tecnico di servizio alle altre banche.

  • bartolazzi camillo 20 maggio 2009 at 13:56

    Un fondo di 200 mila euro e’ stato istituito dalla Diocesi di Treviso che con 9 Banche di credito cooperativo ha dato il via al microcredito per le famiglie in difficolta’. L’iniziativa e’ stata presentata dal vescovo mons.Andrea Bruno Mazzolato, che ha annunciato nei prossimi mesi l’attivazione di un fondo di solidarieta’ per le persone piu’ impoverite; fondo diocesano che si accompagnera’ a quello della Cei. ”Vogliamo dare un sostegno alle famiglie che a causa della crisi che stiamo vivendo si trovano in difficolta’, ma in prospettiva possono restituire gli aiuti finanziari di cui oggi hanno bisogno – spiega il vescovo all’Asca -. Offriamo la possibilita’ di un piccolo credito, con la possibilita’ appunto di una restituzione a lungo termine e con tassi di interessi molto agevola”.

    Mons.Mazzolato aggiunge che l’iniziativa ”ha anche uno scopo pedagogico: aiutare le famiglie ad impostare al meglio i loro bilanci e a prevenire le situazioni di disagio che possono determinarsi”. Secondo il vescovo, ”la crisi va affrontata a livelli piu’ alti che sono quelli del rilancio della produzione, ma anche a livello di tessuto sociale piu’ basso che e’ quello delle persone, delle famiglie, specie quelle che pagano sa. Un tessuto che deve essere necessariamente protetto”. Soffermandosi poi sulla crisi della finanza, il vescovo ha sottolineato che ”sono evidenti le carenze etiche” e che dimostrano come ”non e’ indolore disgiungere l’etica dalla finanza. L’etica non e’ contro la finanza, ma il contrario. Etica e finanza, insomma, debbono andare insieme”.

  • loretta malli 15 maggio 2009 at 18:09

    La trovo una iniziativa veramente encomiabile, considerando anche il fatto che i tassi di interesse sembrano essere al di sotto della soglia di usura …

  • andrea zorzi 15 maggio 2009 at 18:07

    Divertente! Ma come lo stabiliscono se darti i soldi o meno, quindi se sei fedele o no?




Cerca