Viterbo: i carabinieri smantellano una banda per il recupero crediti - notificati tre avvisi di garanzia per estorsione

Estorsione, notificati dai carabinieri di Civitavecchia tre avvisi di garanzia ad altrettante persone di Civitavecchia e Tarquinia.

I militari hanno eseguito anche tre ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata all'estorsione, nei confronti di G.M. classe ‘51, L.B. classe ‘67 e C.S. classe ‘58.

Le ordinanze sono state emesse dal Gip presso il Tribunale di Civitavecchia, su richiesta della Procura della Repubblica, a seguito d'indagini condottea dal Nucleo Operativo della Compagnia di Civitavecchia.

Indagini che sono partite a novembre quando un commerciante civitavecchiese denunciò di essere stato minacciato telefonicamente da ignoti che pretendevano centocinquantamila euro.

Le indagini hanno portato all'identificazione di un gruppo di tre persone residenti in Tarquinia, che si dedicavano stabilmente all'attività illecita di recupero crediti, oggetto di contenziosi tra privati, generalmente non ricorribili attraverso le vie legali ordinarie.

Intercettazioni e di pedinamenti hanno consentito d'individuare altre vittime che minacciate e che hanno pagato per anni somme indebite di denaro agli arrestati (per una somma complessiva di circa ventimia euro.

Questi ultimi, assunti illegalmente da potenziali creditori (sebbene episodicamente), ripartivano equamente il provento illegittimamente estorto con il loro committente.

Attraverso l'attività di intercettazione telefonica i militari sono arrivati aun primo significativo risultato operativo a gennaio, quando due componenti dell'organizzazione, G.M. 57enne e L.B. 41enne, sono stati colti in flagranza di reato di estorsione mentre intascavano mille euro dal titolare di una sala giochi in un noto centro commerciale di Tarquinia.

Le perquisizioni successive all'arresto hanno consentito di sequestrare nelle abitazioni degli indagati documentazione attraverso la quale si è capito come la banda operava normalmente, come rilevato dall'elevato numero di vittime, dopo essere stata contattata da diversi committenti che all'occorrenza si rivolgevano alla banda per l'illecita riscossione di crediti vantati verso gli stessi imprenditori/commercianti.

Con tanto di tariffario che variava in base alla consistenza dell'illecito credito da riscuotere e dalla personalità del soggetto da colpire.

Le indagini hanno permesso d'individuare tra i committenti del gruppo di estorsori anche un avvocato di Civitavecchia che non potendo ricorrere al giudice per l'indebita pretesa che vantava nei confronti di terzi, ha pensato di assoldare la banda per la riscossione.

da Tuscia web

2 luglio 2008 · Patrizio Oliva

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  • Stefano Vladovich 3 luglio 2008 at 13:30

    Fra i loro clienti persino un principe del foro di Civitavecchia. Un noto avvocato che per convincere un assistito a pagargli una parcella al nero non si fa scrupolo di assoldare un gruppo di delinquenti.

    Picchiatori che per poche migliaia di euro entrano in contatto con il malcapitato di turno e, con le buone o le cattive, si fanno pagare il dovuto.

    Fino al novembre scorso quando un commerciante della cittadina portuale, stanco delle continue minacce, racconta tutto ai carabinieri.

    «Si sono presentati in negozio chiedendo una somma di 150mila euro - mette a verbale la vittima dell'estorsione -, ma io, quelli, nemmeno li conosco». «A quel punto dovevamo trovare riscontri - spiega il comandante della compagnia di Civitavecchia, capitano Mauro Izzo -, le prove per inchiodare i principali indiziati». Intercettazioni e pedinamenti portano i carabinieri all'ambiente criminoso di Tarquinia, ovvero a una gang dedita al recupero crediti.

    Somme maturate fra privati, contenziosi quasi mai risolvibili attraverso le normali vie legali, da dividere al 50% col mandante. A gennaio una conversazione telefonica fra 2 dei 3 arrestati mette gli inquirenti sulla pista giusta, ovvero alla riscossione di una tranche di 1000 euro dal titolare di una sala giochi di Tarquinia.

    Gli uomini del nucleo operativo, a quel punto, fanno irruzione in casa dei sospetti scoprendo non solo l'elenco dei vari committenti, ma un prontuario con vari costi a seconda delle prestazioni. Minacce verbali uguale una certa somma, pestaggi «lievi» un'altra, botte da orbi un'altra ancora. I militari di via Giuliano da Sangallo contano decine fra imprenditori, professionisti, artigiani costretti a pagare somme di denaro ai 3 banditi. L'altro giorno il mandato di cattura firmato dal gip per G.M., 57 anni, L.B., 41 anni e C.S. di 50 anni. Il reato? Associazione a delinquere finalizzata all'estorsione.

    Avvisi di garanzia ad altrettanti personaggi in qualità di mandanti del gruppo di picchiatori.

    • Anonimo 24 marzo 2010 at 19:14

      Quando si riprende un articolo da un quotidiano in rete è buona norma, oltre a citare il giornalista, menzionare la fonte. In questo caso il Giornale, che ne detiene i diritti. La faccina arrabbiata, poi, è stata inserita da voi ma non fa parte, ovviamente, del pezzo... Qualcuno direbbe, che c'azzecca?
      Infine, il pezzo in questione, pubblicato su il Giornale il 3 luglio 2008 in Cronaca, non è certo una risposta a quelo di Tuscia web, coe, invece, risulta dal vostro sito. Insomma, avete fatto un (bel) pò di confusione. Stefano Vladovich

    • cocco bill 24 marzo 2010 at 19:50

      Mi spiace gentile lettore.

      Sono mortificato. Mi rendo conto di quanto possa risultare fastidioso un simile scempio. Fra autori e commenti non ne abbiamo "azzeccata una".

      Le sarei grato se mi potesse almeno indicare come poter rimediare, anche se solo parzialmente. Qualsiasi indicazione di modifica (compresa la cancellazione) all'articolo e/o ai commenti sarà apportata.

      Intanto voglia accettare le mie scuse.

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