Vendita giudiziaria con preavviso

Ennesimo preavviso di vendita giudiziaria

Mi è arrivata l'ennesima lettera di preavviso di vendita giudiziaria non a/r, le precedenti mi intimavano di pagare entro 5 giorni , questa mi dice:

Si avverte che ai sensi degli articolo 483 e 633 c.p.c e ss, si promuoverà procedimento monitorio e accolta domanda ex articolo 641 c.p.c pocedimento esecutivo contro :xxxxxx xxxxxx (mia moglie) sito nell'abitazione sopra riportato per la vendita forzata ai sensi degli articolo 517 e 513 c.p.c di denaro contante, oggetti preziosi, mobili e autoveicoli vs. proprietà rinvenuti nell'abitazione e nelle sue adiacenze.

Si comunica che previo ordine del tribunale si procederà all'asporto dei suddetti beni se necessario con l'intervento della forza pubblica e forzando la porta in caso di assenza.

E' consentito sospendere la procedura con versamenti entro 5 giorni di acconti sul vs. debito.

Telefonare urgentemente al xxxxxxx

Che cosa mi consigliate cofactor (agenzia di recupero crediti) mi invia spesso queste lettere non a/r possono procere al pignoramento? Dovrei telefonargli ? E ancora non so nemmeno quando verranno ? E loro mi minacciano che sfonderanno la porta se non trovano nessuno.

Che faccio?

Ennesimo tentativo scorretto di intimorire il debitore

Se il debitore fosse mio marito, io  toglierei i contanti dai cassetti e li metterei sul mio conto corrente, non cointestato.

I gioielli ed altri oggetti preziosi li venderei subito (specie se d'oro, valgono parecchio). Così come feci tanti anni fa con il Rolex, le penne stilografiche, i gemelli (chissà se qualcuno sa di cosa si tratta) ed altre cianfrusaglie di mio marito (forse, anche per questo, chiese ed ottenne la separazione). Tanto sono solo un pensiero in più, e, prima o poi qualche zingaro li porterà via comunque.

Prenderei poi l'abitudine di parcheggiare l'automobile un po' più lontano delle adiacenze di casa. Ad una certa età, il camminare a piedi fa più che bene alla salute.

Quindi chiamerei il fabbro, così giusto per vedere come la buttano giù, e farei installare un portoncino blindato a prova di sfondamento. Tanto a servire serve sempre, per evitare di trovarsi sconosciuti in casa.

Insomma, il tutto deve essere finalizzato a fare in modo che "da asporto", eventualmente, in casa resti solo la pizza margherita che sua moglie starà preparando per la cena, quella bruttissima sera in cui irromperanno in casa i funzionari della Cofactor, con al seguito polizia, carabinieri e guardia di finanza (forse pure la forestale) in tenuta antisommossa ed a sirene spiegate.

Per ora, può, se vuole, restare tranquillo. Prima dell'irruzione dovranno consegnarle uno straccio di precetto, notificato tramite ufficiale giudiziario, dopo aver pagato il servizio all'UNEP, il contributo unificato per decreto ingiuntivo, e qualche spicciolo ad un avvocato che presenti ricorso ai sensi degli articolo 483 e 633 codice di procedura civile. Sa, il problema è proprio quello.

E, quando pure tutto andasse male, può sempre ricorrere alla conversione del pignoramento (ai sensi degli articoli dal 1327 al 2551 codice di procedura civile - così anche noi ci mettiamo il carico da novanta). E, come cantava Roberto Murolo, pagherà il dovuto in cambio dei beni pignorati custoditi nella "casciaforte" che la Cofactor, assistita dai più esperti scassinatori ingaggiabili su piazza, avrà provveduto a forzare: tutte le lettere che le ha scritto Rosina sua, il ritratto formato visita della buonanima di zia Sofia, la ciocca di capelli, il corno in corallo ed il becco del pappagallo deceduto nel ’23 …

12 settembre 2012 · Andrea Ricciardi

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