Piano di rientro ed effetti novativi

In caso di formale transazione di una pendenza tra le parti, certamente l'espressa previsione della volontà di estinguere le preesistenti obbligazioni determina per il creditore l'impossibilità di richiedere la risoluzione per inadempimento dell'avvenuta transazione, al fine di far valere il rapporto originario.

Tuttavia il creditore potrebbe essere vincolato a determinati effetti novativi non solo in seguito ad una dichiarazione espressa, ma anche in caso di comportamenti concludenti, o di tacita accettazione di proposte formulate dal debitore, che non necessariamente debbono provenire dallo stesso creditore, ben potendo essere frutto dell'attività di quei collaboratori che abbiano ricevuto mandato di curare il recupero del credito e che si presentino come procuratori di quest’ultimo; ad esempio gli studi legali mandatari.

Le pronunce giurisprudenziali in tema di effetti novativi sono sostanzialmente conformi nel non riconoscere le possibilità di novazione in tutti i casi di modificazioni accessorie che non comportino il mutamento del titolo o dell'oggetto della prestazione (Cfr. per tutte Cass. Civ. 14/12/94 numero 10683), specie nel caso di accordi che modifichino soltanto le modalità di esecuzione delle obbligazioni (Cass. 12/02/82 numero 855).

Certamente occorre fare molta attenzione nella stesura dei patti transattivi al non formulare obbligazioni incompatibili con quelle originarie.

Quando la transazione sollecitata dal debitore e/o proposta dal creditore prevede non solo una dilazione temporale del piano di rientro, ma anche un accordo a saldo e stralcio dell'importo del capitale e/o degli interessi maturati (sul capitale e moratori) rispetto al contratto originario, siamo in presenza, senza alcun dubbio, di una nuova fattispecie contrattuale: il contratto di novazione, appunto.

Una volta stipulata una transazione novativa, non è più possibile, per il creditore, il ripristino della situazione giuridica preesistente alla transazione.

Anche in presenza, nell'accordo transattivo, di un esplicito riferimento all'articolo 1976 Cod. Civ., in cui il creditore si riserva la risoluzione del nuovo contratto in caso di ulteriore inadempienza da parte del debitore.

Nè vale, citare esplicitamente nella transazione a saldo e stralcio, che non si è in presenza di una novazione.

Resta il fatto che il contratto originario non può essere, in alcun modo, ripristinato quando nel nuovo accordo transattivo intervengano modifiche non accessorie rispetto al contratto originario.

La cosa non è di poco conto. Alcune società di recupero crediti propongono all'accettazione del debitore un piano di rientro che prevede anche una ipotesi a saldo e stralcio delle posizioni debitorie pregresse. Un abbattimento, cioè, degli importi di capitale e degli interessi previsti nel contratto originario. Non solo tempi di ammortamento del debito diversi da quelli previsti nel contratto originario. L'accettazione di entrambe le parti delle nuove condizioni equivale alla stipula di un contratto di novazione.

Ma, quando il debitore, per le più svariate ragioni, non è in grado di adempiere alla transazione a saldo e stralcio precedentemente sottoscritta, il creditore procede arbitrariamente al ripristino del contratto originario.

In pratica capitale, interessi sul capitale ed interessi di mora vengono ricalcolati in base agli importi ed alle scadenza previste nel contratto originario e non , come dovrebbe essere, rispetto agli importi ed alle scadenze concordate nel contratto “novato”. E questo accade anche con la eventuale cessione del credito.

Pertanto, se il debitore è in possesso dell'accordo di transazione a saldo e stralcio firmato per accettazione (proposta di abbattimento del capitale e degli interessi) le pretese della società di recupero crediti (quella che ha sottoscritto la novazione ovvero la società di recupero che eventualmente subentra con la cessione del credito) possono essere agevolmente contrastate in sede giudiziaria.

Rappresentando l'accordo a saldo e stralcio delle posizioni debitorie pregresse un contratto di novazione in piena regola, dal momento che, rispetto al contratto originario, non vengono effettuate solo modifiche accessorie (come potrebbero essere quelle riguardanti un piano di rateazione con tempi di rientro dal debito diversi dalle scadenze previste nel contratto originario).

Il ripristino surrettizio del contratto originario (anche in presenza di un esplicito riferimento all'eventuale inadempienza del debitore nell'accordo transattivo di rientro e di saldo e stralcio delle posizioni debitorie pregresse) è illegittimo, così come sancito da numerose pronunce in Cassazione (tra le altre vedasi: Cass. 23/02/2006 numero 4008 ? Cass. 13/12/2005 numero 27448 ? Cass. 29/04/2005 numero 8983 ? Cass. 19/05/2003 numero 7830).

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