Il caso di usura bancaria di findomestic

Analizziamo nel dettaglio il caso di usura bancaria perpetrato da findomestic nei confronti dei consumatori.

La storia inizia nel 2007 con la concessione di un finanziamento di 25000 euro e una carta di credito revolving con un limite di fido di 1.500 euro.

Dopo aver regolarmente pagato le prime cinque rate del finanziamento sono sorti i primi problemi e Findomestic ha iniziato ad addebitare al cliente ulteriori oneri a titolo di indennità per il ritardato pagamento.

Nel 2009, a seguito di diverse rate e penali non pagate, Findomestic ha chiesto il rientro immediato, quantificando in poco più di 26.700 euro l'importo da pagare comprensivo di rate arretrate, debito residuo, indennità di ritardato pagamento e penali sul debito residuo.

Il debitore, trovandosi in grosse difficoltà economiche dovute anche –non era in condizioni di sottoporre a un'analisi tecnico-contabile il contratto di finanziamento e la somma omnicomprensiva richiesta da Findomestic per estinguere il debito. Lo farà nel 2015, quando il rischio di un'azione coattiva nei suoi confronti diverrà concreto.

Dall'analisi tecnica del rapporto con Findomestic emergono fatti gravi.

Innanzitutto, la banca non ha mai fornito il piano d'ammortamento, impedendo così al cliente di conoscere alle varie scadenze l'ammontare del debito residuo e quanta parte delle rate mensili è costituita da interessi e quanta da capitale.

Si tratta di una violazione del Testo unico bancario e della legge sulla trasparenza che si riscontra in molti casi di usura bancaria, ma non può non colpire il fatto che un operatore delle dimensioni di Findomestic all'atto della stipula del contratto di finanziamento non abbia fornito al cliente un piano d'ammortamento.

Dall'analisi emerge anche che è il contratto in sé, per via delle sue clausole, a risultare affetto da usura.

Considerando solo il costo del credito effettivamente sostenuto dal cliente dalla stipula del contratto alla dichiarazione di inadempienza, risulta essere pari al 17,384% su base annua, un valore ampiamente superiore alle soglie d'usura dell'epoca (15,7% nel trimestre di stipula del contratto, 14,895% quando la banca ha chiesto al cliente di rientrare).

A questo dato si aggiunge poi l'indennità dell'8% per i ritardati pagamenti che – secondo i calcoli effettuati dal consulente indipendente – si attesterebbe addirittura al 93,77% su base annua.

Per quanto riguarda la carta di credito revolving, anche questo pare un caso di usura contrattuale con tassi che in alcuni periodi avrebbero raggiunto il 34,7% e il 121,65% annuo per effetto anche della capitalizzazione degli interessi.

Se il giudice per le indagini preliminari accoglierà la richiesta del pm veronese e deciderà per il rinvio a giudizio degli imputati, per Findomestic potrebbe aprirsi un problema serio: anche altri clienti, infatti, potrebbero essere indotti a denunciare amplificando il danno reputazionale e i rischi di condanna con tutto ciò che ne consegue.

8 giugno 2017 · Andrea Ricciardi

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