Uòlter ha lasciato Roma. Senza soldi! [Commento 1]

  • Sergio Rizzo 21 giugno 2008 at 11:35

    Zero virgola zero. Questo, secondo la Ragioneria generale dello Stato, aveva in cassa il comune di Roma il 28 maggio scorso. Zero euro virgola zero centesimi. Anzi, a sentire gli uomini del Ragioniere, Mario Canzio, il Campidoglio avrebbe addirittura utilizzato più soldi rispetto a quelli che in base alla legge la tesoreria dello Stato gli avrebbe potuto concedere. E non si tratta di pochi centesimi, bensì di 221.264.731 euro. Al punto che questo stato di cose, hanno scritto gli ispettori del Tesoro nel rapporto che gli aveva chiesto il nuovo sindaco della capitale, Gianni Alemanno, «impedirebbe qualunque pagamento». Non si allarmino i quasi 25 mila dipendenti del Comune: gli stipendi non sono in pericolo.

    Ma la situazione, per usare un eufemismo, non è rosea. Anche perché i debiti del Campidoglio, nel frattempo, compresi anche quelli (1,2 miliardi) contrattualizzati ma non ancora utilizzati per far fronte a investimenti come quelli nella nuova linea della metropolitana, sono arrivati a 8 miliardi 151.416.863 euro. Sarebbe questo il «buco pazzesco» che a sentire Alemanno gli avrebbe lasciato il centrosinistra: e senza considerare, sempre secondo il nuovo sindaco, un misterioso debito fuori bilancio che però la Ragioneria ha definito «presunto » e «non quantificabile». Normalmente, ogni confronto fra Roma e Milano non potrebbe che iniziare dai trasferimenti dello Stato centrale, che per la capitale (dice l'associazione Civicum) sono pari a 264 euro per abitante mentre a Milano sono meno di un terzo di quella cifra (82 euro).

    Invece oggi non si può che partire dai debiti. Sulla clamorosa esposizione del Campidoglio, l'ex assessore al Bilancio della giunta di Walter Veltroni, Marco Causi, ora parlamentare del Pd, fornisce nel suo sito http://www.marcocausi.it la seguente spiegazione. Nel 2001, quando è arrivato Veltroni, il Comune di Roma aveva 6 miliardi 21 milioni di debiti, fatti in larga misura per ripianare l'enorme deficit dei servizi di trasporto accumulati negli anni Ottanta e Novanta. Questa parte del debito la Ragioneria l'ha anche quantificato: 3 miliardi 108.541.919 euro, pari al 47,81% dell'indebitamento complessivo, sono serviti a coprire solo il buco dei trasporti. Si tratta di 1.150 euro per ogni residente. Dal 2002, sostiene Causi, il nuovo debito è servito esclusivamente per gli investimenti. Per non parlare dei soldi (1,7 miliardi) mai versati al Campidoglio dalla Regione Lazio e che sarebbero la vera ragione della crisi finanziaria del Campidoglio.

    Comunque sia, nel 2006 i debiti di Roma avevano toccato 6 miliardi 564 milioni, contro i 3 miliardi 627 milioni di Milano. Per arrivare a fine 2007, secondo la Ragioneria, a 6,9 miliardi in bilancio e schizzare a 8,1 miliardi considerando appunto tutti i contratti bancari in essere. Più consolante per i romani, tuttavia, secondo Causi, risulta la lettura di un recente rapporto della prestigiosa agenzia di rating Standard&Poor’s che ha raffrontato i dati del 2006 di alcune grandi città. Da questo rapporto risulta, per esempio, che il debito comunale pro capite che grava sulle spalle di ogni cittadino milanese era di 2.782 euro, contro i 2.426 euro caricati sulla schiena di ogni romano. Non soltanto: la spesa per gli interessi pagata dal Comune di Milano era pari al 15,5% del totale delle entrate municipali, contro il 13,9% del Campidoglio.

    Basta questo per affermare che se Roma piange nemmeno Milano ride? Forse. Anche se Milano non ha certamente la crisi di liquidità che affligge la capitale. E soprattutto, Milano è una città più ricca di Roma, come provano i dati sulla disoccupazione (7,2% a Roma, 3,9% a Milano) e sul prodotto interno lordo pro capite a parità di potere d'acquisto (30.557 euro Roma, 35.794 Milano). Ma è abbastanza per dimostrare che i grandi comuni italiani non nuotano nell'oro. Le spese, d'altra parte, corrono. E corrono più a Milano che non a Roma, almeno secondo lo studio realizzato qualche mese fa da Mediobanca per l'associazione Civicum presieduta da Federico Sassoli de Bianchi. Nel 2006 le spese correnti del Comune di Milano erano di 1.308 euro per abitante, contro 1.096 euro di Roma. Colpa dei dipendenti, senza dubbio: a Milano (dati 2006) sono 17.570 e a Roma 24.872.

    Ma siccome i romani sono circa il doppio dei milanesi, ecco che a Milano ci sono 1,35 dipendenti comunali ogni 100 abitanti, mentre a Roma sono «appena » 0,92. Il che starebbe a sfatare un sacco di luoghi comuni, se non fosse che la differenza dei servizi fra Milano e Roma è effettivamente palpabile. Anche se a Roma ci sono molti più bambini (97.323 contro 35.753) e il Comune ha una superficie territoriale sette volte maggiore. Vero è, come racconta la Ragioneria, che il Comune di Roma aveva varato qualche mese prima delle elezioni un piano straordinario di assunzioni (1.000-1.500 unità, di cui molti precari) che se fosse attuato costerebbe la bellezza di 57 milioni di euro nel prossimo anno. Ma anche così Milano resta in vantaggio.

    Una bella differenza c'è anche nelle società controllate. Quelle meneghine hanno 22.604 dipendenti, circa 5.500 in meno rispetto a quelle romane. A Milano ce n'è uno ogni 59 abitanti, a Roma uno ogni 98. Altro luogo comune sfatato? Sembrerebbe, se non fosse, pure qui, che ogni dipendente di una società municipale a Roma produce ricavi per 107.151 euro, e a Milano per 218.274 euro: più del doppio. E gli apparati di governo quanto costano? Le spese che Civicum classifica «per organi istituzionali, partecipazione e decentramento», sono di 19 euro pro capite a Milano e di ben 33 a Roma. Difficile dire cosa ci sia dentro questo aggregato. Ma che anche nei piani alti dei municipi le spese corrano, non c'è alcun dubbio.

    La consulenza di 165 mila euro che il sindaco di Milano Letizia Moratti ha dato a Paolo Glisenti per coordinare «i rapporti istituzionali del sindaco» è molto diversa da quelle di 138.166 euro ciascuna che Veltroni ha assegnato ai suoi collaboratori Walter Verini e Paolo Soldini? E che dire dei costi degli incarichi dirigenziali assegnati dal comune di Milano, già criticati dalla Corte dei conti e a proposito dei quali si deve ancora pronunciare la magistratura? Per avere un'idea dei costi delle strutture di governo, basta prendere una delibera dello scorso anno del comune di Roma, con la quale Lucia Di Cicco, dipendente di Zètema progetto cultura, è stata comandata al Comune di Roma per lo staff dell'ex assessore Silvio Di Francia, a un costo di circa 12 mila euro lordi al mese.

    Da tenere presente che in base a una ordinanza del 2001 ogni assessore avrebbe diritto a un gabinetto di 15 persone. E siccome gli assessori di Roma nella giunta Veltroni erano 15, si poteva arrivare a 225. Compresi sindaco e vice, la struttura di governo di una città come Roma non ha nulla da invidiare a quella di un ministero come quello dell'Economia. Secondo Civicum, anche gli investimenti sono superiori a Milano rispetto a Roma: 463 euro l'anno contro 363. La spesa per la polizia locale è invece pressoché identica. Mentre quella per gli asili nido e i minori è di 116 euro pro capite a Milano e di 79 a Roma. Il rapporto si potrà riequilibrare semplicemente tagliando alcune spese che il nuovo sindaco romano Alemanno giudica superflue, come quelle delle «Notti bianche», in realtà al solo scopo di porre fine politicamente, come sospettano i suoi avversari, a un modello di governo urbano del centrosinistra? Probabilmente non basterà. Tanto più se le tanto criticate «Notti bianche», come ha sempre sostenuto Causi, si sono rivelate anche un affare: un milione e mezzo spesi dal Comune e dieci milioni di incassi Iva in più per l'Erario. Fosse davvero così...

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