Unioni civili e convivenze di fatto - Diritti e doveri in pillole [Commento 2]

  • Arduino Vacca 14 maggio 2016 at 05:48

    In base alla legge, la convivenza di fatto riguarda sia le coppie eterosessuali che coppie omosessuali. Sono considerati conviventi di fatto due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale e coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Ovviamente, avranno meno diritti e tutele rispetto a quelle previste per le unioni civili.

    I conviventi di fatto avranno alcune prerogative normalmente spettanti ai coniugi. Tra gli altri, i diritti di visita previsti dall'ordinamento penitenziario, il diritto di visita e di accesso ai dati personali in ambito sanitario, questione che fino ad oggi aveva dato il via a grandi polemiche; la facoltà di designare il partner come rappresentante per l'assunzione di decisioni in materia di salute e per le scelte sulla donazione di organi; di diritti inerenti la casa di abitazione; di facoltà riconosciute in materia di interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno; del diritto al risarcimento del danno da fatto illecito.

    I partner potranno stipulare un contratto di convivenza, attraverso il quale disciplinare i loro rapporti patrimoniali. La legge specifica i possibili contenuti del contratto, con il quale i conviventi possono fissare la comune residenza, indicare le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, scegliere il regime patrimoniale della comunione dei beni, cui si applicano le regole del codice civile.

    Il contratto di convivenza si risolve in caso di morte; di recesso unilaterale o di accordo tra le parti; in caso di matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente e un terzo.

    Alla cessazione della convivenza di fatto potrà conseguire il diritto agli alimenti in capo ad uno dei due partner. Tale diritto deve però essere affermato da un giudice, ove il convivente versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento (ex art. 438 c.c.). Spetta allo stesso giudice determinare la misura degli alimenti (quella prevista dal codice civile) nonché la durata dell'obbligo alimentare in proporzione alla durata della convivenza.

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