Una vita a rate

Quanta strada dalla vecchia cambiale a oggi: il mondo dei debiti si è trasformato non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche da quello delle abitudini e dei comportamenti. «Vivere a rate» è in molti casi una necessità, ma può essere anche una scelta, addirittura uno stile di vita che convive con una buona disponibilità economica. Ciò si traduce in un incremento costante dell'indebitamento delle famiglie. I mutui per l'acquisto di immobili fanno la parte del leone, ma la componente del credito al consumo continua a correre con tassi di crescita a due cifre a differenza di quanto avviene nel resto di Eurolandia. Tuttavia, per quanto significativi, i numeri portano con sé un elemento di ambiguità da sciogliere.

La prima domanda che viene in mente, infatti, è: questa corsa rappresenta un segnale di povertà? O è un segno di modernità?

Per rispondere occorre avventurarsi in un terreno sociologico, con l'aiuto dell'«Osservatorio sui risparmi delle famiglie» Eurisko-Prometeia. Secondo l'ultimo rapporto, i nuclei familiari più propensi a utilizzare gli strumenti del credito al consumo si concentrano in due diverse categorie: gli «aspiranti» e gli «innovatori» .  «Gli aspiranti - spiegano i ricercatori - rappresentano il consumismo povero e sognante di quella parte della popolazione le cui uscite superano costantemente le entrate. Perciò è fortissimo il ricorso al credito al consumo o ai finanziamenti all'attività e ai prestiti personali».

Gli innovatori si collocano all'estremo opposto. «Costituiscono lo stile di punta della cultura finanziaria italiana - riprende l'analisiEurisko/Prometeia - e sono composti prevalentemente da giovani con una buona posizione professionale, concentrati nei grandi centri urbani e con un titolo di studio elevato». Si potrebbe pensare che in questo caso non ci sia la necessità di fare ricorso al credito al consumo e invece non è così. «Perché il denaro - continuano i ricercatori - circola con grande disinvoltura in questo stile. Si guadagna e si spende molto. Inoltre a questo punto della piramide sociale appare nettissima la distanza dalla cultura del contante, da una vecchia idea secondo la quale contrarre un debito rappresentava un'azione sconveniente e colpevole».

La congiuntura. Debiti come Giano bifronte, dunque. Ma intanto occorre fare i conti con una difficoltà economica che tocca nuove fasce di popolazione. Il fenomeno è ben noto: la sindrome della quarta settimana si fa sentire nelle vendite di negozi e ipermercati. L'esplosione delle carte di finanziamento nella grande distribuzione si spiega anche come forma di sostegno al fatturato. «Nonostante ciò - interviene Gabriella Calvi Parisetti, responsabile delle relazioni istituzionali di Eurisko Finance - non ci sembra il caso di lanciare allarmi. All'estero è previsto l'istituto del fallimento familiare, che da noi non esiste. Evidentemente il legislatore si rende conto che la prudenza è un valore radicato nelle famiglie italiane.

In effetti si rileva un certo equilibrio nella gestione delle forme di credito al consumo, con una tendenza a non moltiplicare il ricorso agli strumenti offerti dal mercato. Inoltre la quota di risparmio annuale tende a mantenersi costante. Si tratta insomma di un fenomeno per ora legato più alla modernizzazione delle forme di pagamento che al bisogno». Un elemento che permette di guardare con più serenità al futuro: secondo Eurisko, nei prossimi 12 mesi 6,8 milioni di famiglie hanno intenzione di acquistare beni e servizi. Più della metà (3,8 milioni) ha dichiarato che farà ricorso al credito al consumo. I bilanci di banche e finanziarie sentitamente ringraziano.

15 luglio 2008 · Antonio Scognamiglio

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