Mario Biondi and the High Five Quintet - Handful of Soul

mario biondi handful of soul

Ascolto spesso la radio mentre sono in auto: talvolta lo faccio distrattamente, ma a volte, inevitabilmente, vengo attratto dai motivi più accattivanti ed interessanti. Così mi capita più volte di ascoltare una voce un tantino roca e profonda che mi sembra famigliare. Mi scervello un po' e penso: "sarà qualcosa di Barry White ? Impossibile, il mostro sacro della musica disco e soul degli anni '80 è morto qualche tempo fa e non si è mai dilettato, che io sappia, di groove o acid jazz.

Sarà allora Chris Rea, ritornato sulle scene dopo tanti anni con qualcosa di insolito per il suo genere". Mi sbagliavo: non pensavo che This Is What You Are fosse il fortunato hit di un siciliano, tal Mario Biondi. Ho ascoltato Handful of Soul, il disco che il nostro Mario ha realizzato alla fine dell'anno appena trascorso in compagnia dell'High Five Quintet.

Si tratta di un lavoro di altissima levatura, anche perché le qualità tecniche della voce e degli altri musicisti sono decisamente di livello.

Il pezzo più noto è, come accennato, il singolo This Is What You Are, meravigliosamente scandito da una sezione ritmica corposa, con Pietro Ciancaglini al basso doppio, le percussioni di Sandro De Bellis e la batteria di Lorenzo Tucci.

Per non parlare del meraviglioso pianoforte ad accompagnare il ritmo, suonato da Luca Mannutza, e la sezione fiati (Fabrizio Basso, Daniele Sciannapeco e Gianluca Petrella). Si intrecciano la bossanova brasiliana e le note del miglior jazz. Anche negli altri pezzi, da No Mercy for Me a Rio de Janeiro Blue, non appare azzardato accostare le composizioni di questi musicisti alla migliore musica brasiliana come anche al jazz moderno ed elettrico (vedi Herbie Hancock, Eumir Deodato).

Come avrete forse capito, un disco come questo non potrà che conquistare gli ascoltatori affezionati a quel contesto musicale. Molto ritmato e ben eseguito, moderno ma allo stesso tempo classico, nel piano come anche nella tromba e nei fiati in generale. Domina ovviamente il jazz, con impliciti tributi addirittura a Frank Sinatra (come per esempio nella traccia 9, Gig). Ascoltate anche il bellissimo I Can't Keep from Cryin'Sometimes (numero 10), con una meravigliosa tromba ed un arrangiamento che ricorda molto - soprattutto nel pianoforte - la classica Take Five.

La voce di Mario Biondi è molto cool in questo brano. Dato ulteriore positivo è che il disco è interamente prodotto e realizzato in Italia dalla casa discografica milanese Ishtar, che ha prodotto personaggi come i disciolti Quintetto X e Nicola Conte, entrambi baresi. Conte si è fatto apprezzare per una maggiore contaminazione del jazz con il soul e la bossanova, i Quintetto X per un jazz più "acido".

1 ottobre 2008 · Patrizio Oliva

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  • augusto.brucato 21 ottobre 2008 at 17:56

    una musica splendida che si rafforza con la "splendida voce"
    Augusto

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