Un uomo superfluo

uomo-superfluoSi chiama Karl Lagerfeld questo "macchietta" di umano intento, nel modo di porsi e di vestire, in una vana sfida all'impietosa legge dell'età, con meno chances di quelle che avrebbe la mela newtoniana di staccarsi dall'albero e svolazzare nei cieli come l'uccellino di Twitter.

In tempi di crisi feroce, quali quelli che noi attraversiamo, dove non c'è giorno che trascorra senza lasciare un doloroso tributo di tragedie consumate nella solitudine e nella disperazione della povertà, quest'omuncolo  si diverte ad offenderci, cantando le lodi della frivolezza e del superfluo.

Natalia Aspesi che lo intervista per Repubblica.it scrive di un un'iconissima, anche solo a guardarlo: apparentemente incorporeo e scattante, senza età, eternizzato dal suo rifiuto del tempo, dalla trasfigurazione con ogni artificio, disciplina e sacrificio della sua immagine (nel 2001 riuscì a perdere una cinquantina di chili) e dalla sua smania di contemporaneità, giacca nera che svolazza sui jeans, camicia dall'alto collo (che dicono intercambiabile) che gli arriva al mento; i soliti occhiali neri da miope che però si toglie elegantemente per parlare, i capelli bianco luce a coda di cavallo, e gli eterni guantini a buchi che gli lasciano libere le falangi dalle unghie squadrate.

Io lo definirei solo un'iconissima del kitsch. Il Lagerfeld pensiero? Eccolo Benedico il fatto che esista ancora un mondo di grande opulenza, di grandi ricchi che vivono in Paesi emergenti e lontani, che sanno come il vero lusso sia quello europeo: perché solo nel nostro vecchio continente, in Francia, in Italia, esistono ancora i grandi artigiani, gli artisti del cuoio, del tessuto, del ricamo, i maestri della squisitezza formale, della grazia creativa. Sono quei nuovi ricchissimi a dare lavoro a questa meravigliosa industria della cultura manuale che se no sparirebbe. In Francia è già successo, quando Luigi XIV revocò l'editto di Nantes che permetteva la fede protestante. Pur di non essere costretti a convertirsi al cattolicesimo, più di 200mila francesi emigrarono, ed erano per la maggior parte magnifici artigiani. Fu la rovina per l'economia dell'epoca.

Nell'intervista rilasciata a Repubblica.it, bestemmia di Voltaire Karl Lagerfeld. Ma, evidentemente, quando il grande filosofo francese scriveva che gli uomini sono eguali - non la nascita, ma la virtù fa la differenza certamente non si riferiva a lui.

Ed ancora A parte i 300mila libri impilati un po' dovunque, ho solo mobili contemporanei dell'ultima ora, per esempio di Martin Szekely e di Marc Newson: sono anche un cliente di Cassina e per la prima volta mi sono divertito a creare un'istallazione fotografica con i loro pezzi, di Le Corbusier, di Albini, già esposta a Parigi. A Milano sarà nel negozio Cassina durante il Salone del Mobile. Ma io non mi affeziono per sempre, agli oggetti, e neppure alle persone.

E, dunque, ecco un'icona di una società dove l'uomo è considerato per quello che ha, e non per quello che è. Karl Lagerfeld, paradigma di un modo di vivere in cui l'eccesso di spesa, lo spreco, il superfluo, l'inutilità, persino la banalità, paradossalmente si tramutano nell'opposto, ovvero, nella formazione di valore. E lui, insieme alla sua interlocutrice, sì calano un mondo fatuo, fatto di di suppellettili, ninnoli, gadgets, oggetti di cattivo gusto, che esaltano i segni a detrimento del valore d'uso.

Per finire, a chi voglia adeguarsi con un ‘acquisto veramente "in", segnalo che Natalia Aspesi - nel suo articolo (a proposito, scriveva Voltaire Chiedete al rospo che cosa sia la bellezza e vi risponderà che è la femmina del rospo) - ci riferisce dell'Ipad e dell'Iphone di Karl Lagerfeld. D'oro massiccio tutti e due, sono un omaggio della Apple per una mia collaborazione. E io li ho ringraziati con questo". Tic. tac. tac sul cellulare, ed ecco il viso triste di Steve Jobs su fondo azzurro, datato novembre 2011, un mese dopo la morte: "L'ho disegnato a memoria, in un baleno".

Noi, preferiamo ricordare Epicuro, il quale sosteneva che il modo migliore per raggiungere la felicità fosse quello di semplificare bisogni e aspirazioni.

8 aprile 2013 · Annapaola Ferri

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