Nessuno l'aiuta: la casalinga usurata ora si lascia morire - l'ultimo grido disperato di Claudia Canavesi

Alla fine è rimasta sola e ha deciso che l'unico modo di recuperare la dignità perduta è quello di lasciarsi morire lentamente. Inutile averci messo la faccia per spiegare al mondo che la casalinga eroina che ha denunciato un usuraio è arrivata al punto di prostituirsi per pochi spiccioli.

Claudia Canavesi ha deciso di non mangiare e non bere più. Ha deciso che rifiuterà le flebo quando sarà ricoverata. Non manca molto. Pesa 43 chili ed è una donna alta 1.73. Quando stava bene ne pesava 64. Il viso ormai scavato aveva fatto il giro delle telecamere e dei telegiornali nazionali, era apparso sui giornali di cronaca di Milano per un ultimo disperato appello: «Ho bisogno di un lavoro, devo curare i miei figli». Era l'inizio di giugno, è passato più di un mese e nessuno si è fatto avanti. Neppure gli appelli e i tentativi dell'associazione Sos Italia Libera hanno prodotto qualcosa. Le istituzioni sono rimaste al palo. Più che sorde, disorientate da quel caso limite.

VUOTO LEGISLATIVO
Claudia è una casalinga e per questo le manca un requisito fondamentale per avere accesso ai fondi della legge nazionale antiusura. La legge 108 del 1996, infatti, prevede per le vittime dell'usura che si rivolgono alla Prefettura, un finanziamento di aiuto senza interessi. Ma non si fa menzione del cittadino comune, del disoccupato, della casalinga, del pensionato. Tutte persone a rischio, vista la loro condizione, di essere ottimi “clienti” dello strozzino della porta accanto. Una legge che ha un buco ormai ingombrante e che il caso Canadesi, come altri, ha riproposto con forza. Ma il Paese è impegnato in altro. Nonostante l'usura sia un fenomeno in crescita ovunque. Soprattutto nel milanese e nella ricca Brianza. Da qui ogni giorno arrivano centinaia di segnalazioni. Nell'ultimo anno le associazioni antiracket hanno visto crescere il tasso di richieste di aiuto del 5% arrivando a quota 4.800 chiamate e secondo gli inquirenti ogni anno sono 20mila le vittime dei cravattai. Eppure le denunce sono poche.

VINCONO GLI USURAI
«Su 400 segnalazioni abbiamo avuto tre sole denunce, è una tragedia dalle dimensioni enormi, una piaga che le istituzioni non sanno affrontare», tuona il presidente dell'associazione Sos Usura Frediano Manzi. Non è da meno il collega dell'associazione Sos Italia Libera, Paolo Bocedi, cui Claudia si era rivolta chiamando il numero verde messo a disposizione dal Comune di Milano (800667733): «Abbiamo contatto tre banche, pagato la spesa, chiesto aiuto a Comune, prefetto, sindaco. Nulla si è mosso. Non sappiamo neppure noi a questo punto cosa fare. Di questo passo la gente capirà che denunciare è rischioso e gli usurai faranno festa».

E dal caso-bandiera di Claudia si capisce bene il perché. Dopo che la vittima ha denunciato, inizia un secondo calvario. Quello di riprendere le redini di una vita deprivata di risorse. Lo strozzino di Claudia, per fare un esempio, figura ancora come titolare della casa della sua vittima che s’è fatto intestare a garanzia del pagamento di cambiali. Il solito cavillo consente a lui stare agli arresti domiciliari e costringe lei a vivere con i figli nella casa del persecutore. Per forza poi le vittime si guardano bene dal denunciare. E Claudia, che è a un passo dal perdere la vita, non si può dire semplicemente che si lasci morire. Claudia sarà uccisa da questo sistema incompleto e dal silenzio della gente.

di Thomas MacKinson da CronacaQui.it

20 luglio 2008 · Patrizio Oliva

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  • Cesare Nistri 22 luglio 2008 at 14:52

    senza dimenticare la criminalità!!!!!!!!!!!!!! Ovviamente!

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