Il debitore non rischia quasi nulla in ambito penale

Per prima cosa, è bene sapere che il debitore non rischia quasi nulla in ambito penale, ma solo dal punto di vista civilistico.

L'aspetto saliente del recupero credit è sicuramente il fatto che, anche nel mancato adempimento di un contratto o di qualsiasi altra obbligazione, si rimarrà sempre confinati nell'ambito civilistico e mai penale.

Praticamente, chi non paga i creditori non va in galera.

Naturalmente, esistono eccezioni a questa regola.

Ad esempio, l'ipotesi in cui il debitore sia un imprenditore commerciale e nei suoi confronti sopraggiunga una sentenza di fallimento: qualora il tribunale accerti che l'insolvenza sia stata volontaria, potrebbe subentrare il reato di bancarotta fraudolenta.

Una seconda eccezione interviene nel caso di chi emetta un assegno “a vuoto”, ossia senza la relativa copertura in banca, e ciò nonostante, mentendo al creditore, faccia invece intendere di avere la disponibilità economia per coprirlo.

In tali casi, la giurisprudenza ha ritenuto che possano ricorrere gli estremi della truffa o della insolvenza fraudolenta.

Comunque, a parte questi e rarissimi altri esempi, il codice civile si esprime in modo estremamente chiaro: chi contrae un debito ne risponde (solo) con il proprio patrimonio (presente e futuro) e giammai con la propria libertà personale.

Ciò vale anche se l'obbligazione discende da un precedente reato (si pensi al caso di chi commette lesioni nei confronti di un altro soggetto e sia poi tenuto a risarcirgli il danno subìto), da un illecito amministrativo (per esempio, il mancato pagamento di una multa) o fiscale

Da qui la fin ovvia conseguenza che chi non ha nulla da perdere, ossia non ha un “patrimonio presente”, non può subire ulteriori conseguenze giuridiche nel caso di mancato pagamento dei debiti.

Il cosiddetto nullatenente non ha “nulla” da temere proprio perché “nulla” ha.

Ovviamente, ed almeno in linea teorica, il creditore potrebbe rimanere sempre “in agguato”, in attesa che il debitore esca dalla propria condizione di povertà.

Infatti, basterebbe una lettera di intimazione al pagamento per interrompere, periodicamente, la prescrizione e farla ricominciare da capo.

In questo modo, sarebbe possibile minacciare l'esercizio del proprio diritto di credito (con l'esecuzione forzata) vita natural durante ed anche dopo la morte, sugli eredi del debitore, sempre che questi accettino l'eredità o l'accettino con beneficio di inventario.

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