Il risarcimento danni da parte della banca per il cliente correntista vittima di phishing

La banca è tenuta al risarcimento del danno e al rimborso delle somme prelevate dal conto corrente del proprio cliente: questo principio, per quanto non scritto in modo esplicito nella legge, è argomentato da una serie di disposizioni.

Il codice della privacy ed il codice civile stabiliscono che la banca è tenuta a risarcire il danno qualora non dimostri di aver adottato misure di sicurezza idonee a evitare l'evento dannoso: ad esempio, la presenza di un token (la chiavetta che rilascia una nuova password al decorso di un certo numero di secondi) o di un SMS alert (che consente di individuare e bloccare immediatamente il pagamento sospetto).

Inoltre, il decreto legislativo sui servizi di pagamento nel mercato interno prevede che, qualora il correntista abbia disconosciuto il pagamento non autorizzato, dovrà essere l'istituto di credito a fornire la prova di aver adottato un sistema di pagamento adeguato, salvo dolo o colpa grave del correntista.

In questo senso si esprimono anche le norme del codice civile sul mandato che richiamano la diligenza del buon banchiere.

Anche più recente giurisprudenza è dello stesso avviso e si sta orientando verso una maggiore tutela del correntista.

Non in ultimo, anche l'ABF (Arbitro bancario finanziario), con il meccanismo conciliativo messo a punto dalle stesse banche, sta riconoscendo, in una serie di pronunce, tutela risarcitoria al correntista derubato.

7 agosto 2015 · Giovanni Napoletano

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