Torcia umana sulla Casilina - Forse assillato dai debiti e vittima di un gesto inconsulto

«E' tutto bruciato, tutto bruciato, papà è una vittima, non doveva succedergli questo...», urla al telefono, da Tor Bella Monaca, la figlia più grande. Il padre, Antonio Landolfi, 41 anni, l'operaio trovato mentre bruciava sulla Casilina, all'altezza del civico 170, ha il  novanta per cento del corpo ricoperto di ustioni: gambe, braccia, torace e mani divorati dalle fiamme. Hanno dovuto portarlo in elicottero all'ospedale Cardarelli di Napoli perché a Roma non c'era posto per ricoverarlo: è in grave pericolo di vita, secondo i medici. I carabinieri della Compagnia Casilina, guidati dal maggiore Paolo Unali, non hanno ancora certezze: l'ipotesi dell'aggressione resta in piedi, ma gli investigatori non escludono che l'uomo, assillato dai debiti, si sia dato fuoco da sé per uscire in qualche modo da una situazione difficile.

Alessandro Cesari, 26 anni, di Cinecittà, e Florido D’Antoni, 36, di Centocelle, due guardie della società “Città di Roma”, sono stati tra i primi ad aiutarlo. «Era tutto sciolto raccontano È stata una cosa tremenda. Non aveva più né scarpe né pantaloni: tutto bruciato. Stavamo finendo il turno di lavoro quando abbiamo visto questo signore a terra che bruciava. C’era già una persona che tentata di spegnerlo. Abbiamo fatto il possibile. Lui mormorava: “Mi hanno aggredito, derubato e bruciato...”. Non si capiva neppure bene cosa dicesse. Era sotto shock. Certo, abbiamo notato anche noi alcune stranezze: le bottiglie di benzina chiuse ordinatamente, il portafogli lasciato lì vicino...».

L'uomo si era trasferito a Roma quindici anni fa dopo aver sposato una romana. Va ad abitare a Tor Bella Monaca, lungo caseggiato di mattoni rossi, davanti alla fermata dello 057, ai balconi panni stesi e paraboliche. La moglie si occupa della casa, dei quattro figli e Antonio cerca di lavorare quanto più riesce. Il parroco della chiesa “Edith Stein” accoglie tante famiglie in difficoltà e negli ultimi tempi sono sempre di più quelle che hanno bisogno di aiuto. Per loro c'è il centro delle suore della carità, in via dell'Archeologia: lunedì e giovedì ce la mettono tutta per distribuire pacchi alimentari e consigli, ma spesso non basta.

Gli investigatori stanno indagando sul passato di Antonio, indebitato fino al collo, (sette anni fa fu denunciato per simulata rapina). Fuori del reparto grandi ustionati del Cardarelli di Napoli ci sono due carabinieri. «Noi siamo del quartiere Pianura - dice la sorella Maria - Ma Antonio per trovare lavoro e per stare con la sua nuova famiglia è andato a vivere a Roma. Ora siamo in attesa di sapere come sta. Siamo sicuri: era andato al cantiere a prendere la paga, lo hanno rapinato». Al terzo piano di casa Landolfi, a Tor Bella Monaca, la luce della tv si riflette nel salottino. Le figlie sono al telefono con la mamma per sapere quello che sta succedendo, per capire «se papà se la caverà». «Lui non c'entra niente ripetono è una vittima».

12 febbraio 2009 · Patrizio Oliva

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