TFR: ogni mese in busta paga il 50% al lavoratore » Ecco la nuova ipotesi del Governo

Subito metà Tfr in busta paga: nuovo piano del governo per risollevare i consumi. Ma quali possono essere le ricadute per le famiglie quando il lavoro termina?

Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto), detto anche liquidazione, viene di volta in volta chiamato in causa come la soluzione possibile di fronte alle difficoltà dei conti pubblici e i problemi delle singoli persone.

Il Tfr vale ogni anno per tutti i lavoratori dipendenti nel complesso tra i 25 e i 26 miliardi.

La novità che l'esecutivo vorrebbe portare a breve è quella di corrispondere ai lavoratori, ogni mese, il 50% del Tfr direttamente nelle loro buste paga.

L'altra metà sarà invece lasciata alle imprese come è avvenuto sino ad ora.

La misura, che dovrebbe durare due o tre anni, servirà a rilanciare i consumi e garantire agli italiani maggiore liquidità per spendere.

Quali sarebbero gli effetti sulle retribuzioni?

I potenziali aumenti dipendono da quanto guadagna il lavoratore, visto che il Tfr è proporzionale allo stipendio e ammonta a circa il 6,9% del salario annuo, esclusi i compensi occasionali e straordinari.

Per calcolare gli effetti del provvedimento studiato dal governo (almeno stando alle indiscrezioni di stampa) si possono fare a grandi linee alcuni esempi, che vanno presi però con il beneficio di inventario, poiché restano da chiarire diversi punti.

Primo, non è ancora chiaro se tutti i lavoratori potranno avere il Tfr in busta paga. Per adesso, si parla di una sperimentazione riservata ai dipendenti del settore privato e sembra quasi sicuro che si tratterà di un'opzione facoltativa.

Come accennato, infatti, spetterà allo stesso lavoratore la scelta se incassare le quote della liquidazione o tenersele da parte.

Inoltre, non è ancora ben chiaro come i potenziali aumenti di stipendio verranno tassati, cioè se saranno soggetti all'irpef (come gli stipendi) o, più probabilmente, a un'aliquota agevolata.

Infine, va ricordato che circola anche l'ipotesi che il trattamento di fine rapporto venga liquidato in un'unica soluzione, sotto forma di quattordicesima, anziché mensilmente come un aumento di stipendio.

Il mondo imprenditoriale comunque, si oppone alla misura: la stessa farebbe uscire dalle casse delle aziende un flusso di denaro da sempre utilizzato per evitare il ricorso al credito.

Altro tema delicato resta la copertura dell'intero intervento soprattutto sul fronte dell'accelerazione dell'esborso di cassa cui dovrebbe far fronte lo Stato con una ricaduta negativa sull'indebitamento.

Che dire, trasferire direttamente nelle tasche dei lavoratori il 50% della liquidazione nelle intenzioni dell'Esecutivo farebbe comunque aumentare il potere di acquisto delle famiglie.

Ma le conseguenze, per le stesse famiglie, al momento dello scioglimento del rapporto di lavoro, potrebbero essere nefaste.

26 settembre 2014 · Patrizio Oliva

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